mercoledì 17 settembre 2025

I GIORNI BUI DELL’ AMERICA: TRUMP MINACCIA ANCHE LA STAMPA.




 "Affermare che non si deve criticare il Presidente, o che si debba stare dalla sua parte, nel bene o nel male, non è solo antipatriottico e servile, ma è moralmente un tradimento nei confronti del pubblico americano" diceva Theodore Roosevelt. 

Ma Trump, forse, nemmeno conosce il nome dei Presidenti che hanno servito e onorato gli Stati Uniti d’America. 

Al giornalista che gli chiede: “Cosa pensa del fatto che Bondi dica di voler combattere l'incitamento all'odio? Molti suoi alleati sostengono che l'incitamento all'odio sia libertà di parola”, 

Trump risponde: “Probabilmente se la prenderanno con persone come te, mi tratti ingiustamente, hai odio nel cuore”.

È così convinto che le critiche nei suoi confronti e del suo modo di gestione del potere siano ingiuste da aver intentato una causa per diffamazione da 15 miliardi di dollari (13,8 miliardi di euro) contro il New York  e di quattro suoi giornalisti. Trump accusa il giornale di “diffondere contenuti falsi e diffamatori” su di lui, la sua famiglia e le sue aziende. 

Le cause legali rappresentano per Trump una tattica intimidatoria. Perciò gli organi di stampa non dovrebbero optare per accordi transattivi.

La protervia di Trump esplode ancor più impressionante nello scambio verbale con il giornalista australiano 


-Reporter: “Un presidente dovrebbe impegnarsi in un'attività imprenditoriale così attiva?


-Trump: Da dove vieni?


-Reporter: Dall'Australia.


Trump: Stai facendo un sacco di danni all'Australia in questo momento. Lo dirò al tuo leader. Stai zitto.


Qualcuno lo ha definito "debole e disgustoso", Un’etichetta che ben si adatta allo schema: la spacconeria di Trump maschera l'insicurezza, evitando il dibattito. In linea con la sua storia di attacchi alla stampa, che definisce  "nemica del popolo", liquidando questioni difficili come "fake news". Una retorica che mina la libertà di parola e le norme democratiche, mirando a controllare le narrazioni piuttosto che a confrontarsi con esse.


Questo comportamento non è solo scandaloso, è una mossa calcolata per erodere la fiducia in istituzioni come la stampa, quando chiedono conto ai leader del loro operato. Minacciando una nazione attraverso un singolo giornalista, Trump fa capire che nessuno, individuo o Paese, è al sicuro dalla sua ira qualora egli si senta sfidato. Questa non è forza, è fragilità mascherata da dominio.




Nei giorni scorsi La Procuratrice generale USA Pam Bondi, ha scritto su X: "C'è la libertà di parola ('free speech') e poi c'è il discorso d'odio ('hate speech'). Vi prenderemo sicuramente di mira, vi daremo la caccia, se state prendendo di mira qualcuno con discorsi d'odio."





Ribandendo, poi, riferendosi all’uccisione Charlie Kirk, l’attivista di destra alleato di Donald Trump e "star" del movimento Maga tra i giovani: «I discorsi di odio che oltrepassano il limite e diventano minaccia di violenza non sono protetti dal primo emendamento. È un reato. Per troppo tempo abbiamo visto la sinistra radicale normalizzare le minacce, incitare all'assassinio e incitare alla violenza politica. Quell'era è finita»

Kirk è stato raggiunto da un proiettile mentre parlava agli studenti del campo della Utah Valley University. 

Residente con la famiglia in Arizona, aveva 31 anni. Era una delle giovani figure di destra più influenti del Paese, stretto alleato del presidente Trump, tanto che alla cerimonia di insediamento del tycoon era tra gli ospiti d'onore. Ha pubblicamente promosso cause conservatrici sulla teoria critica della razza, promosso il negazionismo sul cambiamento climatico, diffuso disinformazione sul Covid. 

Considerava un “grande errore” il Civil Rights Act del 1964, la legge federale che ha aperto la strada alla fine della segregazione razziale negli Stati Uniti nei luoghi pubblici e di lavoro e garantito il diritto di esercitare il voto. Diceva  che “Martir Luther King era terribile. Non era una brava persona”. 

Tra le tante discutibili affermazioni di Kirk alcune hanno suscitato più clamore di altre . Eccone alcune:

-«L’aborto va vietato»

-«Michelle Obama, donna nera, ha un cervello più piccolo di una qualsiasi donna bianca»

-«Il prezzo che paghiamo per la libertà di possedere armi è che qualcuno talvolta sarà ucciso»

-«Un uomo che si identifica come trans sta indossando una maschera da donna esattamente come io potrei vestire una maschera da nero. E sta facendo qualcosa di malvagio, non importa che nella sua testa lui pensi di star facendo una cosa buona: anche i nazisti lo pensavano»

-«Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato»

—«Importare milioni di musulmani è un suicidio per la nostra civiltà. L’Europa deve fermarsi o morirà. L’islam non è compatibile con la civiltà occidentale»

-«Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di “Black Lives Matter” in pubblico»

-«Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione»


martedì 16 settembre 2025

NAZIONI UNITE: A GAZA È GENOCIDIO.

 



A #Gaza è in corso la distruzione sistematica di un popolo”, avverte Medici
Senza Frontiere

Mentre Navi Pillay, presidente della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, dichiara: “La guerra di Israele contro Gaza è un genocidio”.

Israele risponde accusando gli autori del rapporto di antisemitismo, ma il termine non ferisce chi lotta per diritti dei civili palestinesi. Non ha senso. 


“Gaza brucia”, è il lancio che parte da tutte le emittenti del mondo quando Israele da inizio all'invasione di terra della più grande città della Striscia. Li ci sono ancora circa 800.000 palestinesi. Israele ha dichiarato un'area di 40 km² nel sud di Gaza come "zona sicura", ma continua a bombardare indiscriminatamente e ovunque. Prevede che 1,5, forse 2 milioni di palestinesi saranno confinati in questo spazio, ma pare impossibile, poiché significherebbe stipare circa 70.000 persone in ogni chilometro quadrato, una densità invivibile. (Fonte: corrispondenti di Al Jazeera)


Mentre i carri armati avanzano e dal cielo piovono bombe, arriva la notizia di altri 60 morti e di 386 feriti ricoverati negli ospedali, solo nelle ultime 24 ore 


Ciò porta il bilancio delle vittime del genocidio israeliano a Gaza a 64.964 e dei feriti a 165.312. 


In queste ore, migliaia di famiglie fuggono sotto i bombardamenti, percorrendo lunghe distanze in auto, su carri trainati da animali e a piedi verso la Striscia di Gaza meridionale, in quello che potrebbe trasformarsi in un esodo mortale. 





Ma il massacro dei bambini e dei civili palestinesi comincia a pesare anche sulle coscienze dei soldati israeliani. Nel corso di un incontro alcuni partecipanti hanno lanciato e svuotato sul tavolo della Commissione sacchetti contenenti i farmaci che sono costretti ad assumere perché affetti da disturbo post-traumatico da stress.  (PTSD).





Non solo farmaci psichiatrici, ma anche antidolorifici, come il fentanil. Denunciano inoltre un alto numero di suicidi tra gli ex combattenti dell’ IDF (Forze di difesa israeliane). "Siamo malati di mente e i nostri amici si stanno suicidando”.

Secondo il quotidiano Haaretz, il numero dei soldati che soffrono di malattie psichiche si aggirerebbe tra i 17e i 20mila. 


Alcuni cecchini israeliani hanno ammesso pubblicamente di aver sparato intenzionalmente a un gran numero di bambini raccolti attorno ai centri per la distribuzione del cibo. 

Un tiratore della Brigata Nahal ha dichiarato: “Ogni giorno abbiamo la stessa missione: garantire gli aiuti umanitari nel nord della Striscia.” 

Le persone in cerca di aiuti e cibo cercano di avanzare per raggiungere posti tra le prime file, ma c'è un confine davanti a loro che non riescono a vedere.


 “Una linea che se attraversata ci impone di sparare, ” spiega Beni. “È come un gioco del gatto e del topo. Cercano di arrivare ogni volta da un percorso diverso, e io sono lì con il fucile da cecchino, e gli agenti mi urlano, ‘Abbattili, abbattili.’ Sparo 50–60 proiettili ogni giorno. Ho smesso di contare. Non ho idea di quanti ne ho uccisi, molti. Bambini.”

Questo s’intende per “difesa”? Difendersi sparando ai bambini affamati?

giovedì 11 settembre 2025

IL GENOCIDIO E “LA BANALITÀ DEL MALE”.






Un cronista di Declassified UK ha chiesto al presidente israeliano se si considerasse un criminale di guerra. La domanda è stata posta mentre Isaac Herzog percorreva Downing Street per un incontro con il Primo Ministro del Regno Unito, Keir Starmer. 




L’appuntamento è iniziato  con una calorosa stretta di mano che ha suscitato indignazione sui social britannici. Del tipo:

“a un assassino di massa non dovrebbe essere permesso di entrare nel Regno Unito, figuriamoci di visitare il numero 10 di Downing Street”.


“Il regime di Starmer è complice dei crimini dei colonizzatori della Palestina”.


“Grazie infinite per aver affrontato a gran voce funzionari così disgustosi. Lasciate che sentano la pressione. Lasciate che ascoltino la voce di chi prima o poi li estrometterà. Il genocidio è solo una parte della storia”.


“@Keir_Starmer Sei una persona davvero sfacciata che accoglie questo criminale assassino di bambini.”


“Riuscite a immaginare se Hamas mandasse un drone a eliminarlo mentre è a Londra? Cosa farebbe la NATO?”


Questo il tenore dei commenti, che ho scelto tra i tanti e meno feroci. Ma prima dei social, altri hanno illustrato quel che comunemente viene ormai definito “banalità del male”. 


Un concetto che meglio di tutti ha spiegato Hannah Arendt, coniandolo 

nel suo libro del 1963 

“La banalità del male"

Eichmann a Gerusalemme”, che descrive come individui comuni possano diventare complici di atti orribili semplicemente eseguendo ordini, dimostrando mancanza di riflessione o mancanza di empatia per le esperienze altrui. Suggerisce che il male può sorgere non solo da figure mostruose, ma da comportamenti banali, irriflessivi e burocratici, una consapevolezza che Arendt trasse osservando Adolf Eichmann, un funzionario nazista tra i principali organizzatori dell'Olocausto.


Arendt osservò il processo del 1961, quando Eichmann si presentò come un semplice burocrate che eseguiva gli ordini e faceva carriera, piuttosto che come una persona profondamente malvagia o piena di odio.

Rimase colpita dall'aspetto "terribilmente normale" di Eichmann e dalla sua apparente mancanza di pensiero critico, concludendo che la sua malvagità non era radicata in una profonda malizia, ma in un impegno "sconsiderato" nei confronti dei suoi doveri.


Il concetto sfidava l'idea che solo i criminali straordinari commettessero atrocità, sostenendo che anche le persone comuni, in determinate condizioni, fossero capaci di partecipare a grandi malvagità.


La "banalità del male" sottolinea il ruolo del conformismo irriflessivo, dei processi burocratici e del distacco dei compiti quotidiani dalle loro orribili conseguenze.


MANCANZA DI EMPATIA.

Arendt ha individuato nella "riluttanza a immaginare cosa stia provando l'altra persona" un elemento fondamentale della banalità del male e

trovava più spaventoso che un simile male potesse essere compiuto da individui apparentemente comuni e sconsiderati, piuttosto che da sadici o ideologi.

Il concetto di responsabilità “sottolinea l'importanza del pensiero critico individuale, del giudizio indipendente e della consapevolezza delle proprie azioni per prevenire la complicità in danni sistemici".

mercoledì 10 settembre 2025

DRONI RUSSI ABBATTUTI IN POLONIA. CHIUSI 4 AEROPORTI.

 

Per la prima volta dall'invasione in Ucraina, un paese membro della NATO è stato direttamente attaccato dalla Russia. Nella notte, numerosi droni russi hanno varcato lo spazio aereo della Polonia dove hanno trovato, pronte ad agire, le difese aeree polacche e della NATO

I droni, si parla di una decina, sono stati abbattuti. 

Mark Rutter (@SecGenNATO) sta valutando la situazione 

in costante contatto con la Polonia e gli altri alleati. “Non abbiamo registrato vittime. La ricerca dei resti dei droni abbattuti è in corso, ma già stiamo riaprendo gli aeroporti”, ha detto il primo ministro polacco Donald Tusk nel corso della riunione di emergenza del governo a Varsavia.




L'attacco -ha aggiunto- è "molto probabilmente una provocazione su larga scala". 

LE REAZIONI 


Voldymyr Zelensky su Telegram: “Mosca mette sempre alla prova i limiti del possibile e, se non incontra una forte reazione, passa a un nuovo livello di escalation. Oggi c’è stato un altro passo di escalation: gli shahed’ russo-iraniani hanno operato nello spazio aereo della Polonia, nello spazio aereo della Nato. Non un solo ‘shahed’, ma almeno 8 droni d’attacco diretti verso la Polonia. Un precedente estremamente pericoloso per l’Europa. Se ci saranno ulteriori passi dipenderà completamente dalla coordinazione e dalla forza delle azioni di risposta. I russi devono sentire le conseguenze”,


Marko Mihkelson, Presidente della Commissione Affari Esteri del parlamento estone:

“La Russia sta mettendo alla prova la NATO con un passo che rasenta l'aggressione. Abbattere i droni è stata la decisione giusta dei nostri alleati polacchi. 

Ma cosa verrà dopo? Abbiamo bisogno di consultazioni tra gli alleati per garantire di agire rapidamente e con chiarezza. 

Il passo successivo migliore è rafforzare le difese aeree dell'Ucraina con l'aiuto di una coalizione di volenterosi, per poi passare alla pianificazione pratica di una NO-FLY zone su almeno una parte dell'Ucraina”. 



Kestutis Budrys, ministro degli Esteri lituano: “Le ripetute, sconsiderate violazioni dello spazio aereo della Nato da parte della Russia rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza delle persone e delle infrastrutture critiche. La difesa aerea lungo la frontiera della Nato deve essere rafforzata senza indugio. L’Alleanza deve rispondere dimostrando le proprie capacità, non solo con preoccupazioni. La situazione è chiara: finché a Putin sarà permesso di continuare a combattere la sua guerra sanguinosa contro l’Ucraina, nessun paese, nemmeno all’interno della Nato, potrà essere al sicuro

lunedì 8 settembre 2025

7.000 BAMBINI NEL PROGRAMMA UNICEF PER MALNUTRIZIONE ACUTA

 



In sole due settimane 7.000 bambini sotto i cinque anni sono stati inseriti nei programmi di recupero dell'UNICEF per malnutrizione acuta. Si prevede che il totale, in pochi giorni, supererà i 15.000 nuovi pazienti, oltre 7 volte il totale di febbraio.


È, quella in atto, una carestia deliberata, non un danno collaterale. Le politiche del governo israeliano colpiscono i più vulnerabili, i bambini, mentre il mondo guarda tanta sofferenza senza mostrare nemmeno pietà. Non si tratta "solo" del genocidio di Netanyahu. È il genocidio di tutti i Paesi del mondo, con la sola eccezioni dell'Irlanda, che inizialmente ha inviato forze di pace. 


Perché gli israeliani riducono alla fame i palestinesi? “ Per renderli permanentemente inabili, fisicamente e mentalmente. I bambini in crescita rimarranno per sempre rachitici. Questo è sempre stato uno degli obiettivi principali di Netanyahu, Ben Gvir e degli altri esponenti del governo israeliano. È mostruoso ma efficace”, scrivono sui social i commentatori 


Il Washington Post ha già riportato la notizia di un documento di 38 pagine che descrive nei dettagli il piano "Gaza Riviera". È quello stilato dell'amministrazione Trump per il trasferimento forzato di 2 milioni di palestinesi e la sottomissione del territorio di Gaza ad amministrazione fiduciaria statunitense per oltre un decennio. Il piano propone di offrire ai cittadini di Gaza un "pacchetto di ricollocazione" di 5.000 dollari, insieme a sussidi limitati per cibo e affitto, purché "lascino volontariamente" la propria terra. 

domenica 7 settembre 2025

“UNITING FOR PEACE”. UNA GIORNATA MONDIALE D’AZIONE PER FERMARE ISRAELE





Craig Mokhiber, avvocato per i diritti umani ed ex membro delle Nazioni Unite, insieme alla società civile palestinese e a gruppi di tutto il mondo lancia un appello chiedendo  una Giornata mondiale di azione. L’appuntamento, fissato al 18 settembre, mira a definire le responsabilità di Israele, aggirando il veto degli Stati Uniti. 


L'80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si aprirà martedì potrebbe agire immediatamente per porre fine al genocidio e all'apartheid nell'ambito dell'iniziativa "Uniting for Peace" :

(1) negando le credenziali di Israele;

 (2) chiedendo sanzioni e un embargo militare;

(3) istituendo un tribunale penale;

(4) riattivando i meccanismi anti-apartheid;

 (5) istituendo una forza di protezione delle Nazioni Unite per la Palestina per proteggere i civili, facilitare gli aiuti umanitari, preservare le prove dei crimini israeliani e contribuire alla ricostruzione. 

Con un voto a maggioranza di 2/3, né gli Stati Uniti, né Israele, né alcun funzionario delle Nazioni Unite potrebbero fermarlo. 

“Scrivete, parlate e manifestate per chiedere alle delegazioni di agire ora affinché ciò accada” raccomanda Mokhiber. 

Le Nazioni Unite stesse sono sotto processo. Agiranno finalmente per salvare vite umane e preservare la propria legittimità?


La Palestinian ONG Network (PNGO) (tra le promotrici della Giornata Mondiale di Azione)

denuncia il mancato rispetto da parte di Israele di una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottata il 18 settembre 2024, che chiedeva a Israele di porre fine alla sua presenza illegale nei Territori Palestinesi Occupati entro 12 mesi e di aderire alle misure provvisorie richieste in un caso di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia.


Nonostante la risoluzione ONU, Israele ha continuato e intensificato l'occupazione e gli attacchi contro Gaza, provocando la dichiarazione di carestia da parte delle Nazioni Unite. La PNGO e i suoi alleati sostengono che gli Stati membri delle Nazioni Unite debbano agire subito , soprattutto considerando che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è stato in grado di farlo a causa del veto degli Stati Uniti.


I gruppi umanitari chiedono agli Stati membri delle Nazioni Unite di:


- “aggirare la situazione di stallo del Consiglio di sicurezza, consentendo potenzialmente di agire entro un mese;


- dispiegare una forza di protezione multinazionale delle Nazioni Unite a Gaza e in Cisgiordania su richiesta dello Stato di Palestina per:

-- proteggere i civili

-- aprire punti di ingresso via terra e via mare

-- facilitare gli aiuti umanitari

-- preservare le prove dei crimini israeliani

-- sostenere la ripresa e la ricostruzione;

- mettere in discussione la posizione di Israele all'interno delle Nazioni Unite facendo sì che gli stati membri si oppongano alle credenziali di Israele, portando a una relazione formale da parte del comitato per le credenziali e infine a un voto dell'Assemblea generale sull'opportunità di sospendere il riconoscimento di Israele."


Nell’ambito dei suoi continui attacchi ai difensori dei diritti umani e agendo per conto del regime israeliano, l'amministrazione Trump ha aggiunto alla sua lista di sanzionati le tre principali organizzazioni palestinesi per i diritti umani: Al Haq, Al Mezan e PCHR. Si tratta di sanzioni "specialmente designate" e riservate a una lista di terroristi e narcotrafficanti. 

I gruppi colpiti dal provvedimento sono però riconosciuti in tutto il mondo per la professionalità, l’umanità e il coraggio. “Dobbiamo essere solidali con loro, così come con la relatrice delle Nazioni Unite sui diritti umani Francesca Albanese e con la Corte penale internazionale” dice Mokhiber.