domenica 1 febbraio 2026

CHICAGO CONTRO ICE: NON SAREMO VITTIME DEL BULLISMO

 




Migliaia di persone hanno  marciato ieri nel centro di Chicago per protestare contro l'ICE.


"Siamo neri, marroni, bianchi, asiatici, insieme, difendiamo la nostra umanità."


Questa è l’immagine dell’America che il mondo civile e democratico preferisce. Solidarietà, coraggio, giustizia. 


La gente non marcia durante una tempesta di neve se non ha una causa giusta da difendere. Lo fa adesso perché pensa che rimanendo in silenzio a fronte della barbarie che di consuma sulle strade potrebbe far sembrare complice chi resta a casa. 




Quel coro: "Neri, Marroni, Bianchi, Asiatici, insieme difendiamo la nostra umanità", è una risposta diretta all'intero progetto di dividere le persone in vittime, bersagli o spettatori.


L'amministrazione Trump, seguita dai suoi  sostenitori, definisce questo un popolo di "agitatori pagati”, amanti dell’illegalità e  continua  a fare le stesse cose che hanno creato l'indignazione fin dall'inizio. Le incursioni, i pestaggi, le uccisioni in strada che terrorizzano intere comunità. Le politiche, che trattano il giusto processo come un ostacolo. Atteggiamenti e messa in atto della di forza senza spiegazioni.


I manifestanti americani si organizzano, chiedono supervisione, regole chiare, responsabilità e un’applicazione umana che non basi sulla paura lo stile di gestione.

Quando tante persone sono disposte a rischiare l’ipotermia per proteggere anche gli immigrati illegali a loro sconosciuti, il Paese non è distrutto, ha ancora speranze da realizzare. Intanto, rifiuta di essere vittima di bullismo. 

mercoledì 28 gennaio 2026

SULLE STRADE USA IN MIGLIAIA CONTRO LA CRUDELTÀ



L'infermiere Alex Pretti, ucciso giorni fa da un agente dell'ICE durante una manifestazione in Minnesota, aiutava i veterani disabili a rimettersi in piedi, insegnava loro a camminare sugli arti d’acciaio, quando carne ed ossa s’erano smembrate in guerra. 


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La sua morte, dopo quella della 37enne Renee Good, ha scatenato una rivolta civile che, partita del Minnesota, teatro delle repressioni più violente, si sta estendendo in altri Stati. 

Se i tribunali si riempiono di folla, non è più "caos", è un avvertimento.

Dal Minnesota alla Florida, fino a New York, Georgia, South Carolina, Michigan, Montana: città diverse, stesso messaggio.

Perché quando le leggi perdono legittimità, 

la gente si riprende le strade e il silenzio non è più un'opzione; puoi ostacolare per un po’ la giustizia, puoi sopprimere le voci, ma non puoi fermare la realtà. 

La storia lo dimostra chiaramente: riforma il sistema o il sistema crolla.


Sono tanti gli americani che in questi giorni stanno esercitando i propri diritti garantiti dal Primo Emendamento. 


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Ecco come si manifesta la democrazia in azione. Migliaia e migliaia di persone in difesa della compassione contro la crudeltà. Mai sottovalutare il potere delle folle che chiedono pacificamente il cambiamento.


Quando anche i cittadini che ammettono : "Ho votato per Trump" iniziano ad urlare contro l’ICE e urlano al sistema: "smettetela di difenderli", non si tratta più di un cambiamento d’ atmosfera, ma di un allarme.

Non discutono più di politica. Reagiscono al rumore dei proiettili e all'odore dell'impunità.


Quanti cadaveri vedremo ancora prima che si smetta di chiamarlo "legge e ordine"?


Trump aveva promesso  agli elettori tutto quello che voleva fare, ma qualcuno ha pensato che scherzasse.

Ha detto che avrebbe costruito campi di concentramento, ha detto che non voleva poveri in America  perché gravavano  sul bilancio, ha detto che avrebbe deportato  milioni di migranti. Aveva avvertito, insomma, che cosa avrebbe significato la sua elezione. 

Eppure, eccolo ancora lì, ancora e di nuovo alla guida della più grande potenza mondiale che si sgretola sotto i colpi della violenza, sull’orlo di una guerra civile.

lunedì 26 gennaio 2026

“TRUMP LASCI PACIFICAMENTE O SARÀ RIMOSSO CON LA FORZA”

 








“Se Trump non lascerà l’incarico pacificamente, verrà rimosso con la forza. Gli Stati Uniti, Le forze armate hanno una scelta: o sostenere il popolo americano e la costituzione — oppure un regime autoritario fascista che è una copia del Terzo Reich di Hitler.”

L’ultima dichiarazione del Generale Mark Milley, ex capo di Stato maggiore congiunto delle forze armate, ha sollevato il solito scontro tra chi lo condivide e chi lo considera un traditore. 

Milley è stato ed è tuttora al centro di varie controversie, in particolare per aver ricordato  alle truppe che avevano giurato fedeltà alla Costituzione e non a "un re, una regina, un tiranno o a un aspirante dittatore". 


Recentemente, il nuovo segretario alla difesa, Pete Hegseth, ha deciso di revocare l'autorizzazione di sicurezza all'ex capo di stato maggiore congiunto. Significa che a Milley è stato ritirato il permesso di accedere a informazioni riservate e di svolgere attività regolamentate. Il suo grado di pensionamento è sotto revisione, il suo ritratto ufficiale, appena installato al Pentagono, è stato rimosso.


Nel 2020, dopo l’uccisione di George Floyd, Milley declinò l’ordine di Trump che stabiliva l’invio dell’esercito a Minneapolis. Il Presidente non ha mai dimenticato l’affronto. 












E oggi, in Minnesota, invece dell’Esercito, è arrivata l’agenzia federale di polizia interna per l'immigrazione, l'ICE, considerata, di fatto, l’esercito privato di Trump. 

Minneapolis è diventata l’epicentro della protesta contro questa forza violenta e fortemente anticostituzionale . La città, sottoposta a feroci controlli, rastrellamenti, uccisioni insensate di civili inermi e innocenti, sta scrivendo con l’inchiostro del dolore la storia americana del Make America Great Again. (MAGA. )








Conosciamo i nomi dei due cittadini bianchi uccisi negli ultimi giorni dall'ICE. Quello di Alex Pretti, 37enne infermiere italo-americano,  morto sabato  scorso, crivellato da decina di proiettili sparati a bruciapelo da uno o più agenti, e quella di Renee Good, la trentasettenne cittadina americana colpita da tre colpi di pistola alla testa la mattina del 7 gennaio. 

Ma sono già 9 le persone brutalmente soppresse in questo appena iniziato 2026.

L'ICE ha ucciso anche un uomo di colore di nome Keith Porter, un cambogiano di nome Parady- La e cinque latini di nome Heber Sanchaz Domínguez, Victor Manuel Diaz, Luis Beltran Yanez-Cruz, Luis Gustavo Nunez Caceres e Geraldo Lunas Campos.


Ciò che sta accadendo in Minnesota e la pretesa di sovranità sulla Groenlandia stanno mettendo in seria difficoltà se non in ridicolo l’amministrazione americana. 


Il caso Groenlandia ha dimostrato senza ombra di dubbio che ormai, nell’America di Trump, il livello di insulto e insensibilità è nauseante. Pensare che si possa parlare di acquisizione di una nazione come se fosse un pezzo di terra desolata è davvero inquietante. Qualsiasi americano che sostenga questa rapina è un criminale.

La ritirata di Trump a Davos, dimostra altresì che i bulli bluffano alla grande, ma cedono rapidamente sotto la pressione unanime. 

L’ ammonimento 

del generale Milley, nonostante le polemiche sollevate dal contesto retrogrado del MAGA, è fortemente appoggiato e sentito nell’America democratica, istruita, costituzionale.

Trump se ne andrà, forse e anche pacificamente, se esercito, Congresso e tribunali rimarranno fermi sulla Costituzione. La pressione potrebbe avere la meglio sulla sua prepotenza. 


sabato 24 gennaio 2026

IL MINNESOTA CONTRO LA MILIZIA DI TRUMP: “ICE OUT”.

 



Dopo settimane di occupazione, il popolo del Minnesota ha detto NO alle violenze
  dell’ ICE, (Immigration and Customs Enforcement) l'agenzia federale Usa che individua, arresta ed espelle gli immigrati clandestini. 

Creata dopo l’11 settembre

da agenzia defilata, quasi invisibile, l’ ICE si è trasformata in una milizia paramilitare del presidente Trump per ristabilire legge e ordine nelle città governate dai suoi avversari politici.

Irrompere, intimidire, arrestare, picchiare i civili: su tutta Minneapolis si è abbattuta una campagna di paura volta a reprimere proteste e dissenso.

Ieri, il popolo ha dimostrato che non si arrenderà.













Immagini eccezionali, emozionanti arrivano da Minneapolis. Nonostante la minaccia di nuovi raid repressivi, il freddo polare, che con il vento ha toccato i meno trenta gradi, la gente si è presentata in massa per dire: “Non ci lasceremo intimidire.” 

In migliaia hanno marciato urlando:  “ICE OUT”. Hanno chiesto che l’agenzia lasci lo Stato e giustizia per Renee Good, la donna 37enne uccisa da un agente con tre colpi di pistola alla testa. In segno di solidarietà e adesione, mentre all’aeroporto un centinaio di leader religiosi venuvano arrestati e poi rilasciati,  i negozi sono rimasti chiusi. 

I sospetti  che possa trattarsi di agitatori pagati, vengono fugati dall'enorme numero dei partecipanti. La costante, massiccia presenza di persone per diversi giorni fa pensare che si tratti piuttosto di una protesta civile spontanea.





Trump è ossessionato dalle "dimensioni della folla" perché sa, in fondo, di essere fortemente impopolare. E questa è una folla di cui non potrà vantarsi. È solo l'inizio della fine? Vedremo. Ma la fragilità e il timore, dopo la ridicola performance a Davos, forse stanno avendo il sopravvento. I veri leader collaborano, si uniscono nella realizzazione di scopi comuni, adeguati e giusti. I narcisisti come Trump governano con la violenza perché non possono guadagnarsi il rispetto in nessun altro modo.

Un governo che teme i propri cittadini non risponde alle domande: invade le strade di uomini in tenuta militare, ricorre alla repressione con misure poliziesche estreme, che violano lo Stato di Diritto. 

Con l’intervento violento dell’ICE, Minneapolis non viene "messa in sicurezza", viene dominata, avvilita per insegnare a tutti cosa succede quando il potere non riesce sopprimere o limitare le voci contrarie.

Volevano stancare, spaventare, isolare. 

Invece, si ritrovano a fare i conti con una città che rifiuta di scomparire sotto l’oppressione. 

Il messaggio è chiaro: intimidazioni e incursioni non spezzeranno una comunità determinata a resistere alla ferocia.

Il lavaggio del cervello non è uno scherzo. L’avvento di  Trump in politica, più di 10 anni fa, ha lanciato sui social una propaganda molto estesa;  il pubblico è stato costantemente pervaso da immagini di un  Trump muscoloso, giovane e attraente. E gli stupidi sono facili da plagiare. 

mercoledì 21 gennaio 2026

IL DISCORSO DI TRUMP A DAVOS: UN PASTICCIO SCONCLUSIONATO E INCOERENTE

 




Per gli Stati Uniti la scelta è tra l'impeachment e la conseguente rimozione o l’incapacità, in base al 25emendamento.

Chiunque abbia ascoltato il discorso di Trump a Davos non può arrivare ad altre conclusioni.

L’argomentazione era un pasticcio sconclusionato e incoerente, pronunciato da un uomo il cui declino cognitivo è ormai impossibile da ignorare, anche per chi ha passato anni a fingere il contrario. È inadatto, pericolosamente inadatto, e gli Stati Uniti non possono permettersi di aspettare la prossima crisi che lui stesso scatenerà.


L'impeachment e la rimozione non sono solo opzioni, sono un imperativo costituzionale. Eppure, i codardi del suo partito sembrano intenzionati ad accompagnarlo fino all'orlo del baratro.


Nel discorso, della durata di 72 minuti, il Presidente degli Stati Uniti ha più volte confuso la Groenlandia con l’Islanda. E lo ha fatto mentre tentava di spiegare perché vuole impossessarsene.


Al contempo, ha minacciato un alleato della NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.

Ha definito la Groenlandia “un bel pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.

Ha sostenuto di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. In parole pazze: un sangue misto al 200%.


Non soddisfatto, ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Bella mossa, non fosse che gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese; durante la guerra, ottennero solo basi militari temporanee. Provarono a comprarla nel 1946, 

offrendo 100 milioni di dollari, ma la Danimarca disse “no”. Quindi, non v’è mai stata alcuna  “restituzione”. 


Ha detto che  la Cina, primo produttore mondiale di energia eolica, che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta, “non ha pale eoliche”.

Serafico, infilando una bugia dietro l’altra, 

 ha affermato: “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. 

Omettendo vergognosamente di ammettere che le azioni della  Exxon Mobil hanno aperto in calo le contrattazioni di lunedì dopo che lui stesso 

aveva espresso disappunto nei confronti  dell’amministratore delegato della società. Colpevole, il menager, di aver definito il Venezuela  “non investibile”. 


Ignorando che l’inflazione americana è al 2,7%, (dato superiore all’obiettivo della Fed e in aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi), ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. 


Ha tirato bordate dure anche al presidente della Federal Reserve appellandolo come  “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. Così, sfrontatamente, irrispettosamente, in diretta mondiale e davanti ai più autorevoli leader economici .


Si è vantato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.

Delirio puro che prosegue 

così: “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. Intendendo che un Paese con 380.000 abitanti avrebbe fatto crollare Wall Street.

Assurdo, così come la sfrontata bugia secondo la quale gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”, quando realtà la quota americana del budget NATO è circa il 16%. 

Ha poi trasformato  l’Azerbaigian in “Aber-bajian”, proseguendo con bugie facilmente smascherabili, numeri inventati, minacce agli alleati, insulti a funzionari, gaffe geografiche.

I presenti, sbalorditi e sconcertati, ma nessuno ha avuto il coraggio di alzarsi ed andarsene. 

“CARA EUROPA, NON CEDERE AL BULLO”. L’AMERICA ANTI TRUMP DIFENDE I DIRITTI DELLA GROENLANDIA.

 



“Vendere petrolio rubato e depositare miliardi di dollari in una banca in Qatar per spenderli senza l'approvazione del Congresso non è costituzionale.

Solo il Congresso può stanziare fondi.

Il Presidente non può legalmente creare un secondo Tesoro all'estero per il suo salvadanaio.


Che il Congresso si svegli!”


Con questa esortazione, il repubblicano Thomas Massie, deputato del quarto distretto del Kentucky, già promotore del voto sulla pubblicazione dei  fascicoli di Epstein, lancia a Trump una nuova sfida che, insieme ai sussulti per la questione Groenlandia, spacca il partito conservatore. 


L’America anti-Trump, sempre più numerosa, esulta e rincara. 

E accusa il Presidente di non preoccuparsi minimamente del popolo americano. “Ha arricchito se stesso, la sua cerchia ristretta e i suoi interessi stranieri, mentre noi americani paghiamo il conto e soffriamo. 

Siamo grati a chi denuncia queste assurdità.”



Dall’Europa, sempre in riferimento alle pretese di acquisizione o controllo della Groenlandia, ecco le parole forti e incisive del primo ministro polacco, Donald Tusk:

“La pacificazione è sempre un segno di debolezza. L’Europa non può permettersi di essere debole, né contro i suoi nemici, né contro i suoi alleati. La pacificazione non significa risultati, solo umiliazione. La risolutezza e la fiducia in se stessi, per gli europei, sono diventate la necessità del momento.”

Tusk ha ragione, il fragile ego di Trump prospera con l’accondiscendenza, 

costringe gli alleati alla sottomissione. La risolutezza  dell'Europa è l'unico antidoto alla sua spavalderia narcisistica.



Partecipando al World Economic Forum, anche 

il primo ministro canadese, Mark Carney, ha appena rilasciato una dichiarazione contro l'imperialismo di Donald Trump:

“Per quanto riguarda la sovranità artica, siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto a determinare il proprio futuro. Il nostro impegno nei confronti dell'articolo 5 della NATO è incrollabile, quindi stiamo lavorando con i nostri alleati per proteggere ulteriormente i fianchi settentrionali e occidentali delle alleanze, anche attraverso gli investimenti senza precedenti del Canada negli over-the-horizon radar, nei sottomarini, negli aerei e nelle truppe di terra. Il Canada si oppone fermamente ai dazi sulla Groenlandia”.



Dagli Stati Uniti, fanno eco a 

Carney alcune esortazioni anti Maga affidate ai social:


“Caro Primo Ministro, sono un cittadino statunitense da oltre 60 anni. Applaudo la sua posizione contro il nostro sciocco presidente! È un nemico della libertà, della democrazia e dello stato di diritto. La prego di resistere e di non compiacerlo!”


“CARA EUROPA, NON CEDERE AL BULLO”.

SE RESTI FORTE E GLI DAI UN BEL COLPO LUI CEDERÀ. 

PENSA DI ESSERE UN DURO, MA IN REALTÀ È SOLO INSICURO.”


“Vi prego, continuate a essere un'Europa forte e unita. Trump risponde solo alla forza e, da orgoglioso americano, mi vergogno profondamente di ciò che sta facendo ai nostri alleati. Questo è il momento per un'Europa decisa e unita. L'America deve rendersi conto che non ha tutte le carte in regola.”


“EUROPA: siate forti. 

- smettetela di avere paura di Putin

- smettetela di tollerare l'atteggiamento aggressivo di Trump.”


“Scendere a compromessi con un predatore non ne placa l'appetito, gli insegna solo che la preda è gustosa e facile da divorare”.


“Gli americani devono iniziare a mettere in discussione le intenzioni di Trump. Potrebbe schierarsi con la NATO e dire a Putin di tornare in Russia, ma è sempre stato allineato con Putin e questo rappresenta una minaccia per tutti. Gli americani sostengono l'Ucraina e la democrazia. La Russia non ha bisogno di "accordi" o concessioni, deve solo uscire dall'Ucraina. Invece vediamo Trump schierarsi più apertamente con Putin, anche in questa guerra. La retorica di Trump/Vance e soci sembra pronta a tagliare i ponti con la NATO e la UE. L'alleanza di Trump con Putin è un male per tutti.”