Yanis Varoufakis: una voce libera e indipendente in un mondo politico fatto di schiavi degli Stati Uniti e di Israele. Varoufakis, ex Ministro dell'Economia e delle Finanze greco, scrive una nota:
"In lode, sostegno e sì, celebrazione di Francesca Albanese.
Mentre Francesca si prepara a presentare all'ONU il suo ottavo rapporto sul trattamento dei palestinesi nei Territori Occupati, la sua demonizzazione segue uno schema familiare:
Alcune false ONG diffondono bugie su di lei, poi viene orchestrata l'indignazione e, infine, vengono lanciate richieste di dimissioni da Relatrice speciale delle Nazioni Unite da parte dei governi di Germania, Francia, Repubblica Ceca; da parte di politici che per anni hanno fatto del loro meglio per armare e fornire copertura diplomatica al governo genocida di Israele.
Perché? Per una semplice ragione: affinché tu ed io, noi, non parliamo dei fatti orribili che Francesca sta esponendo con così brillante chiarezza e precisione giuridica: il genocidio dei palestinesi, le motivazioni economiche di un mondo aziendale che trae profitto dall'occupazione, dalla tortura dei prigionieri palestinesi di Israele, dalle infinite violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.
Oggi, i detrattori di Francesca Albanese - coloro che cercano di proteggere Israele dalle sue critiche ben documentate, fattuali e legittime facendola licenziare o costringendola alle dimissioni dal suo incarico di Relatrice speciale delle Nazioni Unite - non capiscono una cosa:
Francesca non si fermerà MAI! Continuerà a denunciare i crimini di Israele, indipendentemente dal fatto che sia o meno relatrice speciale delle Nazioni Unite. Il mio messaggio per loro è semplice: Francesca Albanese potrebbe avere ancora più successo nel far luce sul genocidio di Israele se la si privasse del suo ruolo alle Nazioni Unite. Attenzione a ciò che desideri!”
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha affermato che le prospettive di Albanese su Gaza e sui palestinesi non riflettono quelle del governo italiano. Da quando un relatore delle Nazioni Unite deve rappresentare le prospettive di uno Stato?
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, all'inizio di questa settimana, ha chiesto le dimissioni di Albanese sulla base di una versione errata del suo discorso a Doha del 7 febbraio.
Ma lo sforzo organizzato per metterla a tacere, torvo e artificioso, non ha fatto altro che aumentare il consenso nei suoi confronti.
Le sanzioni a cui l'hanno sottoposta per isolarla economicamente privandola dei diritti finanziari fondamentali, sono tipicamente riservate ai peggiori terroristi.
Francesca Albanese non può aprire un conto corrente: effetto delle sanzioni statunitensi. Non può farlo nemmeno in Italia, perché le decisioni di Washington hanno effetto sull'intero sistema finanziario globale.
La risposta al suo operato
è così sproporzionata così indiscriminata e crudele, che molti si dicono persino “ammirati” dalla sua resilienza e dalla sua “chiarezza morale”.
Ciò che inquieta i suoi critici è la documentazione. Albanese non opera per slogan, ma per note a piè di pagina, quadri normativi e modelli documentati. Questo è difficile da ignorare.
Il ciclo è prevedibile: delegittimarla per evitare il confronto. Quando sono gli stessi governi fornitori di armi ad Israele a chiederne le dimissioni, inevitabilmente sorgono interrogativi sul movente. L’'intensità della reazione negativa ha un impatto, i tentativi di mettere a tacere spesso amplificano. Storicamente, privare qualcuno di un titolo ufficiale può liberarne la voce.
Gabrielle Cathala, deputata deputata della France Insoumise e membro della Commissione Affari Legali ha dichiarato:
“A seguito delle dichiarazioni calunniose e delle pubblicazioni mendaci diffuse, tra gli altri, dalla signora Caroline Yadan nei confronti della signora Francesca Albanese, denuncio la procura della Repubblica di Parigi sulla base dell'articolo 40 del codice di procedura penale per diffusione di falsificazioni e diffusione di notizie false. Manipolare consapevolmente la verità per danneggiare una relatrice delle Nazioni Unite è un fatto grave che giustifica l'azione penale”.


