venerdì 27 marzo 2026

“GIUBBOTTI NUCLEARI” E MENZOGNE CORAZZATE: VANCE RILANCIA LA PROPAGANDA STILE POWELL

 


JD Vance, vice presidente degli Stati Uniti sotto Trump, ieri, 26 marzo 2026, ha buttato lì una perla durante una riunione di gabinetto: “L’Iran intendeva utilizzare giubbotti esplosivi nucleari per uccidere decine di migliaia di persone. Ecco perché dovevamo attaccare.”

Già, “giubbotti nucleari”. Roba da film di fantascienza, perché una bomba atomica vera non si miniaturizza in un giubbotto da suicida – al massimo un dirty bomb sporco di radioattività, ma non massacra “decine di migliaia” di persone in un supermercato. 

È propaganda pura, per tenere viva la guerra USA-Israele contro l’Iran iniziata a febbraio.

Non è la prima volta che Washington tira fuori mostri inesistenti per giustificare invasioni. Si potrà mai dimenticare Colin Powell quando nel 2003, al Consiglio di Sicurezza ONU, agitava una fialetta di “antrace” giurando che Saddam aveva armi di distruzione di massa?


Ecco una foto di quel momento:


Tutto falso, solo una bugia che ha aperto le porte all’invasione dell’Iraq, centinaia di migliaia di morti, caos infinito. Powell stesso l’ha chiamato poi “una macchia” sulla sua carriera.

E c’è il Giappone, 1945, quando la guerra era praticamente finita, i giapponesi erano in ginocchio, l’Unione Sovietica stava entrando in gioco. Eppure gli USA sganciarono due bombe atomiche: Hiroshima il 6 agosto, Nagasaki il 9.

Ecco la nube a fungo su Hiroshima




Decine di migliaia di innocenti carbonizzati in un lampo con la scusa di porre un termine veloce  alla guerra”. O per mostrare i muscoli. 




Oggi il mondo non crede a più queste storie: quando l’America dice “minaccia nucleare imminente”,  di solito è solo la scusa per un’altra orrenda avventura.

giovedì 26 marzo 2026

Attacchi Usa/Israele/Iran: Hormuz sotto minaccia. Le due facce di Trump

 



Quella tra il 25 e il 26 marzo è stata una notte di fuoco nel Medio Oriente. Israele ha lanciato attacchi su larga scala contro l’Iran: obiettivi militari, infrastrutture energetiche, quartieri est ed ovest di Teheran. Le difese aeree iraniane hanno intercettato gran parte dei missili, ma le immagini che circolano – esplosioni luminose  contro il cielo buio, fumo nero che sale dai palazzi – parlano chiaro. Non ci sono ancora cifre ufficiali di vittime, ma la tensione è altissima.



Ma l’Iran non è stata a guardare: ha risposto con missili balistici, tra cui una bomba a grappolo che ha ferito cinque civili israeliani a Kafr Qasim. Hezbollah, dal Libano, ha sparato razzi verso il centro del paese. Sirene ovunque: Gerusalemme, Tel Aviv, Cisgiordania. Mentre Teheran alza ulteriormente il tiro piazzando mine e trappole intorno all’isola di Kharg, hub petrolifero chiave, e il parlamento discute un “pedaggio di sicurezza” sullo Stretto di Hormuz. Tradotto: se volete passare, pagate – o rischiate.

La mappa aiuta a capire perché Hormuz è il nervo scoperto del mondo




Donald Trump, dal canto suo, gioca a due facce. Da un lato dice: «L’Iran vuole un accordo, ma ha paura di dirlo; temono di essere uccisi da noi o da loro stessi». Dall’altro, respinge il piano di Teheran in 15 punti definendolo «un bluff». Colloqui segreti sarebbero in corso in Pakistan, con mediazione turca. L’ Iran risponde con cinque condizioni durissime: stop immediato a raid e assassinii, risarcimenti, garanzie che non vi sarà un’ aggressione futura. Difficile immaginare che Washington accetti.




Trump, oggi in conferenza stampa, sventola spavaldamente il pugno. E il mondo trattiene il fiato.

Perché stavolta non è solo un’escalation: è il primo vero test del nuovo ordine post-2025.

Se Hormuz chiude – anche solo per un giorno – il prezzo del barile schizza a centocinquanta, l’Europa va in blackout, la Cina s’arrabbia davvero.

Teheran lo sa. Israele lo sa. Trump lo sa.

Ma nessuno vuole essere il primo a mollare la presa.

Quindi sì: la notte tra il 25 e il 26 marzo è stata di fuoco.

La prossima potrebbe essere peggio. 




L’agenzia di stampa Tasnim cita una fonte militare iraniana: «Più di un milione di combattenti iraniani sono pronti per uno scontro terrestre con gli americani». Parla di una mobilitazione rapida, con un’ondata di volontari – soprattutto giovani – che si sono iscritti in massa a Basij, Guardia Rivoluzionaria ed esercito regolare. Il tono è minaccioso: se gli USA provano uno sbarco tentando di riaprire lo Stretto di Hormuz, per loro sarà «un suicidio». Teheran è pronta a trasformarlo in una trappola storica.

Il Basij ha da sempre stime intorno al milione-tra attivi, riserva e mobilitabili-ma è una milizia leggera, più adatta al controllo interno e guerra asimmetrica che per battaglie convenzionali. Non è un esercito da invasione, ma perfetto per guerriglia, mine, imboscate. L’Iran usa queste dichiarazioni per scoraggiare un’invasione terrestre. Che Trump ha sempre detto di voler evitare, ma il Pentagono sta mandando in zona paracadutisti (82ª Airborne) e 2.500-5.000

marines

giovedì 19 marzo 2026

L’OMAN COME KENT : IRAN NON ERA UNA MINACCIA.





 Il direttore del Centro nazionale antiterrorismo, Joseph Kent, si è dimesso a seguito degli attacchi di Trump all'Iran, e la sua lettera al Presidente è devastante:


Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.” 




Gli fa eco il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaudi, portavoce del Sultanato il quale rivela che sul tavolo c’era un accordo aderente alle richieste di Trump, ma lui ha scelto la guerra.  Badr ha detto senza mezzi termini che la guerra USA -Israele contro l’Iran è “immorale e illegale”che non è la guerra dell’America, che non c’era uno scenario realistico per vincere, e che l’obbiettivo di rovesciare il regime iraniano avrebbe portato solo ad una guerra infinita, quel tipo di colflitto che Trump aveva promesso di evitare? 


Si scopre che anche il consigliere britannico per la sicurezza nazionale ha preso parte ai colloqui, e anch’egli attesta che:

A) non c’era alcuna minaccia imminente da parte dell’Iran. 

B) Trump avrebbe potuto ottenere un accordo sorprendentemente buono se si fosse attenuto alla diplomazia.

Ma la citazione più schiacciante viene attribuita ad un diplomatico presente alle trattative di cui ancora non esce il nome:

“Consideravamo Witkoff e Kushner come risorse israeliane che hanno trascinato un presidente in una guerra da cui vuole uscire.”



Steven Witkoff, imprenditore, funzionario e diplomatico, è l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente per le missioni di pace.



Jared Kushner, genero di Trump, è l’ideatore del progetto che dovrebbe trasformare la striscia di Gaza in una “miniera immobiliare”; ha gestito gli accordi di Abramo, ovvero l’intesa tra Israele e le monarchie del Golfo con l’emarginazione dell’Iran e dei palestinesi; è fondatore della società finanziaria Affinity Partners, il cui maggior azionista è il Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia Saudita che gli ha  appena consegnato due miliardi di dollari. Kushner, sta lavorando alla raccolta 5 miliardi. 

Appare chiaro che i negoziati non avevano lo scopo di arrivare ad un accordo, ma solo di distrarre e creare una falsa narrazione secondo cui la guerra sarebbe stata lanciata “dopo aver esaurito  ogni tentativo con la diplomazia”.



Il noto miliardario degli Emirati Arabi Uniti, Khalaf Ahmad Al Habtoor, ha appena pubblicato una lettera aperta a Trump, chiara e brutale: 

"Chi ti ha dato l'autorità di trascinare la nostra regione in una guerra con l'Iran? Chi ti ha dato il permesso di trasformare la nostra regione in un campo di battaglia?"

Al Habtoor è una figura di spicco nel Golfo: miliardario, ex diplomatico, voce politica schietta. Quando parla, la leadership degli Emirati Arabi Uniti lo ascolta.



Pete Hegseth, Segretario della difesa USA (o segretario della Guerra, come ed preferisce Trump) dice:

 "La guerra in Iran è protetta da Dio".

Papa Leone XIV controbatte : "Non implicate il nome di Dio nelle scelte di morte. Dio non può essere arruolato nelle tenebre."


Lo scontro diplomatico è durissimo: la Svezia dichiara coraggiosamente che Israele deve essere isolato ed espulso dalle istituzioni internazionali come l'ONU e l'UE a causa dell'escalation della crisi di Gaza e delle annessioni della Cisgiordania! I leader svedesi definiscono "catastrofici" la violenza negli insediamenti, i divieti imposti alle ONG e i blocchi degli aiuti, sollecitando

il congelamento degli scambi commerciali e sanzioni per 

i ministri estremisti. 

A Stoccolma infuriano le proteste, il primo ministro Kristersson chiede all'UE di intervenire ora, in aiuto  all'indignazione globale. È questo il punto di svolta per la posizione di Israele? 

mercoledì 18 marzo 2026

ISRAELE/USA MARTELLANO IRAN E LIBANO: FOSFORO, BOMBE E SFOLLATI.

 


IRAN

Si stima che nelle prime due settimane di guerra contro l'Iran, le forze statunitensi e israeliane abbiano bombardato 43.000 località non militari.

36.500 erano edifici residenziali e 120 erano scuole. 

Dal 28 febbraio almeno 3,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Lo riporta l’UNHCR precisando che la stima si basa sulle prime valutazioni delle famiglie sfollate in tutto il Paese.



LIBANO

Israele sta martellando pesantemente il sud del Libano con raid aerei quotidiani ed operazioni di terra, sia pur limitate. Il fronte è caldo da febbraio, ma ora è escalation continua contro Hezbollah. Il panorama è impressionante: villaggi vuoti e strade bloccate. Israele parla di “difesa”, ma sulle vere intenzioni i dubbi sono legittimi.




Human Right Watch ha appurato che il 3 marzo scorso l’esercito israeliano ha sparato munizioni al fosforo bianco su zone abitate, come Yohmor. Operazione illegale, secondo il diritto internazionale, perché il fosforo bianco brucia e provoca necrosi ossee. Dense nuvole bianche sono state geolocalizzate sopra quartieri residenziali.

A Beirut c’è il caos: edifici sventrati, gente che fugge. 



Secondo il Ministero degli Affari Sociali libanese gli sfollati sarebbero oltre un milione, un centinaio le case distrutte, i rifugi sono stracolmi. 

Anche l’ONU esprime preoccupazione per la situazione umanitaria che peggiora di giorno in giorno. 




GAZA

Sono circa due milioni le persone che si spostano internamente, mentre UNRWA stima movimenti intorno ai nove milioni.  La violazione del cessare il fuoco continua ad accrescere il numero delle vittime mentre chi sopravvive dimora in tendopoli, senza acqua e scarso cibo 






lunedì 16 marzo 2026

KUSHNER: PACE CON I SAUDITI, BOMBE SULL’IRAN, MILIARDI IN TASCA.

 



Jared Kushner, uno dei principali negoziatori  in Medio Oriente per conto di Trump - di cui è genero attraverso il matrimonio con la figlia Ivanka- è impegnato nella raccolta 5 miliardi di dollari per la sua società di private equity.  La notizia è stata diffusa dal New York Time. Il suo team ha incontrato il Fondo pubblico di investimento dell’Arabia Saudita, che già in precedenza aveva investito 2 miliardi di dollari nell'azienda. Kushner, il genero che Trump chiama “genio”, incassa cinque miliardi da chi dovrebbe pacificare. È lui l’ideatore del mega piano per Gaza: “New Gaza”, con grattacieli di lusso, turismo, sulla costa, porti, aeroporti. L’ha presentato a Davis a gennaio. 


E intanto l’Iran è un cratere. Cinque miliardi. Mentre l’Iran brucia, lui firma contratti per costruire Resist. Chi paga? I civili innocenti decimati dalle bombe 

Guerra, diplomazia, “servizio pubblico”: per la famiglia Trump

tutto si conclude e si risolve alla cassa.



Non è politica estera, è una macchina per fare soldi, ma la chiamano leadership. E non sbaglia chi dice che quella di Trump sia l’ amministrazione più corrotta della storia americana.

Perché non c'è paragone tra Trump da una parte, e Grant, Harding o Nixon dall'altra. Il peggior giorno di Nixon da Presidente è stato 100 volte migliore del miglior giorno di Trump. La portata degli intrallazzi e delle tangenti perpetrati da Trump non è mai stata minimamente paragonabile a quella di nessun altro Paese democratico.

Trump trasforma il caos in un'arma. Non si tratta di corruzione in stile Watergate, ma di destabilizzazione autoritaria. I presidenti del passato hanno abusato delle istituzioni. Lui le degrada.

Nixon ha infranto le regole; Trump infrange la realtà. 

Le trasgressioni degli altri presidenti sono state esempi di sfruttamento marginale. L'intero programma di questo presidente è basato sullo sfruttamento della carica. Non ha mai voluto governare il Paese, ha solo e sempre puntato sul potere assoluto per assicurarsi la ricchezza.

Ecco come appare una democrazia quando viene derubata in bella vista e a tutti viene detto di applaudire.

La corruzione dell'amministrazione Trump non ha eguali nella storia politica occidentale.

Per trovare un equivalente bisogna scavare a fondo nelle più disastrose repubbliche delle banane.


In questo momento il mondo è governato da uomini violenti, persone che a ragione e facilmente si possono definire mostri.

Ovunque ti giri trovi crudeltà e abusi:

-Gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, al contempo, stanno infliggendo un colpo mortale a Cuba mentre nelle loro città l'ICE uccide le persone anche in strada. 

-Israele continua a massacrare i civili a Gaza e nel sud del Libano

-L'Australia, nonostante le proteste, ospita il presidente israeliano Isaac Herzog

per una visita prolungata.

-l’ Agenzia di stampa Reuters conferma che i funzionari di Biden avevano  attivamente ostacolato la circolazione di rapporti interni dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) secondo cui Gaza si stava trasformando in un incubo all'inizio del 2024. 

-L 'ultima serie di email nel caso Epstein sembra terrificante.

 “Democrazia” è il nuovo nome della schiavitù moderna, che serve a riempire la società di criminali appartenenti all'élite.

I crimini possono essere commessi in pieno giorno, alla luce del sole, eppure la gente comune resta a guardare. Uno resta a guardare appoggiando

ciecamente il crimine, l'altro resta a guardare urlando "è un crimine". Ma nessuno si ribella davvero. 


Tutte le circostanze a sostegno del fatto che siamo governati da psicopatici squilibrati dovrebbero unirci in una lotta comune contro di loro. Invece, non è così. La popolazione è più arrabbiata ma anche più divisa che mai.

Il dibattito politico è diventato tagliente, velenoso, sarcastico e offensivo, capace di ferire profondamente. I sostenitori di Trump si schierano al suo fianco difendendo con tutte le proprie forze lo status quo. Vale a dire: bellicismo e tirannia. 

Dibattere di politica sui social è come tuffarsi in una fornace emotiva dove rabbia, passione, stress turbano e devastano gli equilibri. 

DIVIDE ET IMPERA. 

Conquistare la fiducia del popolo e poi dividerlo: il compito è stato eseguito in modo straordinario, con facilità e precisione. Impressionante dal punto di vista della bravura se non fosse tutto così malvagio e distruttivo.

 Kushner non è il problema. È il sintomo. Il sintomo di un sistema dove il potere compra il silenzio , dove il sangue si lava con i soldi e dove la gente come noi, cittadini, semplici spettatori, paga il conto.