Lunedì a mezzogiorno, nella Rotonda del Cannon House Office Building, un gruppo di veterani ha formato un picchetto silenzioso. In mano stringevano tulipani rossi, simbolo dei civili iraniani uccisi dai bombardamenti statunitensi. Hanno svolto una cerimonia di piegatura della bandiera, come si fa per i caduti. Poi hanno chiesto di essere ricevuti dal terzo uomo nella linea di successione alla presidenza.
Non sono attivisti di professione. Sono uomini e donne che hanno combattuto davvero in Iraq e Afghanistan. Appartengono a organizzazioni come Veterans for Peace, About Face, Common Defense, Military Families Speak Out, Center on Conscience and War e 50501 Veterans.
Tra loro c’era Mike Prysner, veterano dell’invasione dell’Iraq e oggi direttore esecutivo del Center on Conscience and War. Le sue parole, pronunciate poco prima dell’arresto, pesano come poche altre pronunciate in questi ultimi anni:
«La guerra in cui fui mandato ha ucciso migliaia di americani e un milione di iracheni. Da vent’anni mi chiedo come sarebbe stato rifiutare di partire. I militari in servizio attivo hanno oggi quella possibilità. L’obiezione di coscienza è un loro diritto legale.»
Più di cento soldati hanno già presentato domanda d’ obiezione per non essere schierati in Iran. I veterani erano andati a Washington proprio per dire loro che quel diritto esiste e che qualcuno è pronto ad aiutarli a farlo valere.
Il presidente Trump, dopo aver escluso proroghe,
ha poi esteso il cessate il fuoco a tempo indeterminato, ma la situazione resta fragile e i negoziati proseguono con incertezza.
Ora, il presidente della Camera non ha voluto guardare negli occhi chi ha già pagato il prezzo delle guerre precedenti.
Sessantasei persone — tra veterani, anche disabili, e familiari — sono state arrestate per “affollamento e intralcio” in un edificio pubblico. Erano entrati regolarmente, dopo i controlli, e hanno semplicemente rifiutato di andarsene senza essere ascoltati.
Ma hanno pagato con le manette il diritto di ricordare a chi decide che il loro sacrificio di ieri non autorizza il silenzio di oggi.