martedì 23 giugno 2026

Le dimissione di Starmer: L’eredità sanguinosa di Gaza e il Tradimento del Labour





Keir Starmer si è dimesso ieri, 22 giugno 2026, da leader del Labour e da Primo Ministro.

Ha ceduto alla rivolta interna del partito e alle pesanti sconfitte nelle elezioni locali e regionali di maggio, che hanno fatto crollare i sondaggi. Dopo quasi due anni dal trionfo elettorale del 2024, ha ammesso che il partito non lo considera più la persona giusta per guidare il Labour alle prossime elezioni. Rimarrà in carica fino alla conclusione della corsa per la successione, probabilmente fino a settembre.

Il front runner è Andy Burnham, l’ex sindaco di Greater Manchester, che ha appena vinto un seggio in Parlamento.

È il settimo Primo Ministro britannico in dieci anni, altro segno di instabilità politica a Londra.


I retroscena sono soprattutto politici e interni al Labour.

Dopo la vittoria schiacciante del 2024, Starmer ha visto i sondaggi crollare rapidamente. Le elezioni locali di maggio sono state un disastro: il Labour ha perso terreno a favore di Reform UK e dei Verdi, e questo ha scatenato una rivolta interna. Quasi 40 deputati hanno iniziato a chiedere apertamente un cambio di leadership.

Andy Burnham, molto popolare al Nord, è emerso come alternativa forte. La sua vittoria schiacciante in un’elezione suppletiva recente ha accelerato tutto: ha dimostrato che un altro laburista poteva vincere dove Starmer stava perdendo consensi.

Starmer ha resistito per settimane, ma alla fine ha dovuto ammettere che il partito non lo vedeva più come l’uomo giusto per le prossime elezioni. Nel discorso di ieri davanti a Downing Street, ha detto chiaramente che ascoltava la volontà del partito e si faceva da parte “con buona grazia”.

In sintesi: non c’è stato uno scandalo singolo, ma un accumulo di malcontento per risultati elettorali deludenti e una percezione di leadership debole.






I NEMICI GIURATI


Ha detto Jeremy  Corbin:  “Keir Starmer se n'è andato, ma non dimenticheremo mai il ruolo che il suo governo ha avuto nel più grande crimine del nostro tempo.

Oggi, ho ripresentato il mio disegno di legge per un'inchiesta indipendente sulla complicità del Regno Unito nel genocidio.”


Corbyn sta chiedendo un'inchiesta per scoprire la verità, ma ha già dichiarato la Gran Bretagna complice del "crimine più grande del nostro tempo" e tutto il suo lavoro è già costruito intorno a questa conclusione


 Il fronte Corbyn e la questione Gaza.


Corbyn ha da tempo accusato Starmer di aver tradito i principi del partito sulla politica estera, e in particolare su Gaza. Il suo intervento riprende un tema divisivo che ha segnato Starmer fin dal 2023. In un’intervista a Leading Britain's Conversation

(LBC, a Nick Ferrari ottobre 2023), alla domanda se in un assedio fosse appropriato tagliare elettricità, acqua, viveri, Starmer rispose: “Penso che Israele abbia quel diritto” Intendendo nel contesto del diritto all’autodifesa dopo gli attacchi di Hamas, precisando poi “entro il diritto internazionale”. La frase aveva provocato polemiche immediate, dimissioni di consiglieri locali e accuse di aver giustificato violazioni del diritto umanitario. Starmer ha in seguito chiarito e spostato la posizione verso appelli al cessate-il-fuoco, ma l’eredità è rimasta controversa tra l’ala sinistra del partito. 

Corbyn costruisce la sua critica su questa base, sostenendo che Starmer ha “tradito i membri del Partito Laburista” per consolidare il controllo, marginalizzando le voci pro-Palestina e sostenendo Israele in modo acritico. Il disegno di legge per l’inchiesta mira a esaminare armi, sorveglianza e basi RAF coinvolte.






Ben Gvir e il contesto più ampio. 


Le dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir (ministro israeliano di estrema destra) tipo:  “Per ogni madre israeliana che piange il proprio figlio, devono piangere mille madri libanesi. Il Libano deve bruciare” si inseriscono nelle tensioni del 2026 con Hezbollah e il Libano. Sono frasi incendiarie che molti critici (anche in Occidente) vedono come retorica estremista che equipara collettivamente i civili a obiettivi, alimentando dibattiti su proporzionalità, uso della fame come arma e valori occidentali. L’UE non lo ha sanzionato pienamente, e questo silenzio è visto con disprezzo da più parti. 


In sintesi sull’eredità di Starmer: 

-le dimissioni sono principalmente dovute a fallimenti domestici e perdita di fiducia interna, non a un singolo scandalo. Tuttavia, la questione Gaza ha profondamente diviso il Labour e rimane un punto dolente per l’ala sinistra. Corbyn usa la partenza di Starmer per rilanciare la sua narrazione su “complicità” e responsabilità. Burnham, favorito, ha posizioni più sfumate sul conflitto (ha rotto con Starmer sul cessate-il-fuoco), ma il partito resta spaccato.


Per i più critici, questa è l'eredità di Starmer, e per questo sarà ricordato. Un sostenitore del genocidio sionista, che ha tradito i membri del Partito Laburista per ottenere il controllo dello schieramento .


Ma è l’inquietudine che provocano le  dichiarazioni  di Ben Gvir a scuotere mezzo mondo. 

Se la morte di civili innocenti diventa un programma politico e la fame un'arma accettabile, non siamo davanti alla difesa dell'Occidente ma al fallimento dei valori che l'Occidente dice di difendere. E il silenzio di chi continua a trovare giustificazioni è parte del problema, non della soluzione.





lunedì 22 giugno 2026

Smotrich: “Gaza è distrutta… e il mondo non ci ha fermati”.

 


Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha rilasciato dichiarazioni esplosive: “Abbiamo combattuto per due anni e mezzo nella Striscia di Gaza, guarda solo quanto è distrutta… e il mondo non ci ha fermato. Per questo credo che dobbiamo occupare tutta Gaza e imporre un regime militare. Gaza deve essere colonizzata perché senza coloni non c’è esercito”.



Le parole di Bezalel Smotrich, pronunciate di recente e rilanciate in un video virale sui social, rappresentano un’ammissione esplicita della logica che lega insediamenti e controllo militare nei territori palestinesi. Il ministro di estrema destra non si limita a chiedere l’occupazione di Gaza, ma sottolinea che senza una presenza di coloni israeliani non è possibile mantenere un’effettiva presa militare sul territorio.



Reazioni ufficiali e sui social. 


In Israele, il leader dell’opposizione Yair Lapid ha definito “delirante” e “fantasiosa” la proposta di Smotrich, accusandolo di vivere scollegato dalla realtà sul campo — in particolare dalla presenza di migliaia di combattenti di Hamas ancora attivi.

Sui social, il video ha generato forte indignazione, soprattutto negli account pro-Palestina. Molti commentatori sottolineano come Smotrich sveli il vero ruolo dei coloni: non semplici civili, ma strumento funzionale all’occupazione militare. Il post ha ottenuto migliaia di visualizzazioni e condivisioni in poche ore, con commenti che lo definiscono “la prova che i coloni sono parte integrante del progetto militare”.

A livello internazionale le reazioni restano limitate, in linea con il “silenzio” che lo stesso Smotrich sembra interpretare come via libera. Nessuna condanna ufficiale di peso è emersa nelle ultime ore, mentre organizzazioni palestinesi e attivisti accusano il ministro di incitare apertamente alla colonizzazione di un territorio sotto assedio.

Queste dichiarazioni arrivano mentre il dibattito sul “giorno dopo” a Gaza rimane bloccato, con Smotrich che continua a premere per una soluzione basata su controllo militare e insediamenti ebrei. Le sue parole, per quanto estreme, riflettono una linea politica che da anni caratterizza l’ala più radicale della coalizione israeliana.

giovedì 18 giugno 2026

JD Vance attacca Israele: “Non potete uccidere per risolvere ogni problema”. Ancora morti nei bombardamenti di stanotte nel sud del Libano

 


WASHINGTON – Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha usato toni insolitamente duri contro il governo israeliano, criticando gli attacchi nel Libano e ricordando a Tel Aviv quanto sia dipendente dal sostegno militare americano.

Nel corso di un briefing alla Casa Bianca, Vance ha rivolto un chiaro messaggio ai ministri israeliani:


«Se facessi parte del governo israeliano, non attaccherei l’unico alleato potente che mi rimane in tutto il mondo.»


E ancora:


«Negli ultimi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto la vostra patria sono state costruite da mani americane e pagate con i dollari dei contribuenti americani.»



Vance ha definito “inaccettabili” i pesanti bombardamenti che hanno provocato vittime civili e ha aggiunto: «Non potete semplicemente uccidere per risolvere ogni singolo problema di sicurezza nazionale che avete. Siete un Paese di nove milioni di persone».

Proprio questa notte, nuovi raid aerei e bombardamenti israeliani hanno colpito duramente il sud del Libano, in particolare il distretto di Nabatieh.


Il “Cessate il Fuoco” viene così ignorato e crolla per l’ennesima volta. 

L’ attacco ha ucciso un numero non ancora precisato di persone. 

Il giornalista libanese Hadi Hoteit, che riporta dalla regione di Nabatieh, parla di 18 morti nelle zone di Nabatieh, Harouf, Sharaiyeh, Kgarsir e dintorni.


Almeno 20 raid aerei hanno centrato e distrutto  edifici residenziali nel più violento assalto avvenuto finora dal più recente cessate il fuoco. 


•  Le agenzie libanesi ufficiali (NNA e Ministero della Salute) e i media internazionali parlano di numeri più bassi — tra i 8 e i 15 morti.


Il bilancio è provvisorio, con i soccorritori ancora alla ricerca di persone intrappolate sotto le macerie. Molte vittime sono state uccise in attacchi con droni su auto e motociclette poco prima dell’alba. Tra i morti vi sarebbero intere famiglie. 

I residenti che erano tornati a casa durante la tregua sono stati di nuovo costretti a fuggire. Il bombardamento è continuato nonostante il memorandum USA-Iran che chiede la fine degli attacchi israeliani in Libano.

con i soccorritori ancora alla ricerca di persone intrappolate sotto le macerie. Molte vittime sono state uccise in attacchi con droni su auto e motociclette poco prima dell’alba. Tra i morti vi sarebbero intere famiglie. 

I residenti che erano tornati a casa durante la tregua sono stati di nuovo costretti a fuggire. Il bombardamento è continuato nonostante il memorandum USA-Iran che chiede la fine degli attacchi israeliani in Libano.



La posizione di Vance segna una delle prese di distanza più nette tra Washington e Gerusalemme degli ultimi anni. Mentre l’amministrazione Trump punta a stabilizzare la regione attraverso l’intesa con Teheran, gli attacchi continui in Libano vengono visti come un ostacolo concreto al percorso.


VOICE OF RABBIS rincara così su X: 

“E il nostro messaggio a Israele è questo:

smettete di parlare a nome di tutti gli ebrei. State mettendo in pericolo le comunità ebraiche in tutto il mondo.

Israele pretende di rappresentare tutti gli ebrei, le azioni di Israele vengono attribuite ingiustamente agli ebrei di tutto il mondo che non hanno mai eletto il suo governo e non ne sostengono l'esistenza.

L'ebraismo è una religione. Israele è uno stato.

Non parlate a nostro nome”.

Trump e Pezeshkian firmano l’intesa: Iran diluisce l’uranio, Usa revoca le sanzioni. Ma il nodo Libano resta aperto.

 


Donald Trump e Massoud Pezeshkian hanno firmato un memorandum d’intesa che dovrebbe porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran, riaprendo lo Stretto di Hormuz e avviando 60 giorni di negoziati per un accordo definitivo sul nucleare. Teheran si impegna a diluire il suo uranio arricchito sotto supervisione internazionale, Washington revoca immediatamente le sanzioni sul petrolio iraniano e promette di lavorare al completo sollevamento delle sanzioni e un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione.



L’accordo, mediato dal Pakistan e firmato in forma elettronica tra il 17 e il 18 giugno, rappresenta una svolta significativa dopo mesi di guerra che ha sconvolto il Medio Oriente a partire dal 28 febbraio. Tra le misure immediate c’è la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale senza pedaggi per 60 giorni, un sollievo per l’economia globale e per l’export iraniano.

La questione missilistica ha visto un intervento esplicito di Trump, che ha difeso il diritto dell’Iran a mantenere un certo arsenale balistico. “Devono averne alcuni, perché gli altri li hanno. Cosa devo fare, permettere all’Arabia Saudita di averli e loro no?” ha dichiarato il presidente americano, riconoscendo di fatto il principio di equilibrio difensivo nella regione.

Sul Libano il testo dell’intesa è meno chiaro. Il cessate il fuoco è incluso nell’accordo, ma sul terreno la distruzione non si è fermata del tutto. Trump ha pubblicamente richiamato Netanyahu: “Non devi abbattere un palazzo ogni volta che stai cercando qualcuno, perché in quei palazzi ci sono molte persone e non sono tutte Hezbollah”. Una frase che suona come un’ammissione esplicita del costo civile dell’operazione israeliana.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha invece rivendicato con orgoglio la linea dura: “Tutti i villaggi vicino al confine libanese vengono sistematicamente distrutti. Lo dichiaro con orgoglio. Questo si basa sui profeti, come nella Bibbia viene detto”. Dichiarazioni che hanno ulteriormente alimentato la polemica internazionale.

All’interno della stessa base repubblicana le voci critiche si moltiplicano. Thomas Massie, che ha pagato politicamente la sua battaglia per la pubblicazione dei file Epstein, attacca senza mezzi termini: “Se Israele insiste nel distruggere obiettivi civili in Libano, compri e costruisca le proprie armi. I contribuenti americani non dovrebbero finanziare le loro guerre”.

Molti sostenitori MAGA si spingono oltre e chiedono apertamente di interrompere l’aiuto militare e finanziario a Israele. Sui social la domanda ricorrente è diventata: “Trump si sta finalmente rendendo conto che Israele sta commettendo un genocidio?”.

L’intesa con Teheran segna un evidente cambio di rotta rispetto alla linea tradizionale della politica estera americana nella regione. Resta da vedere se questo nuovo pragmatismo trumpiano resisterà alle prevedibili pressioni interne e israeliane nelle prossime ore e nei 60 giorni di negoziati che si aprono ora.

sabato 13 giugno 2026

TRUMP SPENDE 32 MILIONI PER PUNIRE E DEMOLIRE THOMAS MASSIE.



“I repubblicani sono al comando perché abbiamo promesso di: rendere l’America di nuovo sana, non avviare nuove guerre, mettere le persone sopra le corporazioni, 

mettere l’America sopra i paesi stranieri, 

rilasciare i file di Epstein, non spiare i cittadini, eliminare le frodi. 

Che diavolo è successo?”


Con questo post su X, Thomas Massie ha lanciato l’ennesima frecciata al proprio partito e a Donald Trump, poche settimane dopo aver perso le primarie repubblicane nel Kentucky’s 4th District contro Ed Gallrein, ex Navy SEAL sostenuto dal presidente.






Le primarie si sono tenute il 19 maggio 2026; Gallrein ha vinto col 55% contro il 45% ottenuto dal rivale (circa 57.800 voti contro 47.500). 





La corsa per un seggio è stata la più costosa della storia alla Camera, con oltre 32 milioni spesi in pubblicità. Massie è stato punito soprattutto per aver votato contro il “Big Beautiful Bill” e per la sua crociata sui file Epstein.


Commenti ufficiali in rete:


Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha scritto: «Non dubitate mai del potere politico del presidente Trump. Chi gioca col fuoco, prima o poi si brucia».

Trump ha celebrato la vittoria su Truth Social pubblicando una foto con Ed Gallrein accompagnata dalla scritta: «Ed Gallrein vince! Sostenuto dal presidente Trump!».



Marjorie Taylor Greene: «Sono orgogliosa e grata di aver servito alla Camera con il mio amico Thomas Massie, un gigante tra uomini deboli e patetici. Pubblicare i file di Epstein è stata la nostra rovina. Ma è valsa ogni singolo istante perché ora tutti conoscono la verità. Siete governati dalla classe di Epstein, cui non importa niente di voi, e i vostri leader eletti sono comprati e controllati da una lobby straniera.

Stasera il futuro del Partito Repubblicano è stato distrutto. Con una passione inestinguibile, 

il vero movimento America First risorgerà guidato dalle nuove generazioni che odiano la vecchia guardia. Preghiamo che ci resti ancora un Paese quando queste creature se ne saranno andate.»



Marjorie Taylor Greene, conosciuta come MTG, è una politica repubblicana americana nata il 27 maggio 1974 in Georgia. Ha rappresentato il 14° distretto della Georgia alla Camera dei Rappresentanti dal gennaio 2021 fino alle sue dimissioni il 5 gennaio 2026.

È una figura molto controversa, sostenitrice accesa di Trump nella prima fase, nota per le sue posizioni estreme, il sostegno a varie teorie del complotto e uno stile aggressivo. Negli ultimi mesi si è scontrata duramente con Trump proprio sulla questione dei file Epstein, diventando una delle voci più forti per la loro divulgazione completa. Questa rottura l’ha portata a criticare apertamente l’amministrazione e a lasciare il Congresso. Oggi è fuori dalla politica istituzionale e sta lanciando contenuti sui media.

domenica 7 giugno 2026

ALBANIA, IL POPOLO FERMA I KUSHNER: SAZAN NON È IN VENDITA.


L’Albania sta vivendo una delle più grandi mobilitazioni popolari degli ultimi anni. Da giorni migliaia di persone protestano a Tirana e in altre città contro un controverso progetto turistico di lusso da circa 1,6 miliardi di euro che coinvolge l’isola di Sazan e le zone umide protette di Vjosa-Narta.

L’iniziativa è legata alla società di investimento di Jared Kushner, Affinity Partners, e ha visto la partecipazione diretta di Ivanka Trump, che ha visitato il sito e descritto Sazan come un’isola “scoperta” da lei e dal marito.

Cosa prevede il progetto

Sazan, unica isola dell’Albania, ex base militare segreta comunista e oggi riserva marina protetta? Dovrebbe trasformarsi in un resort esclusivo. Lo stesso vale per parte della costa di Zvernec, area di grande valore naturalistico, habitat di fenicotteri, tartarughe marine, foche monache e uccelli migratori.






I manifestanti, armati di fenicotteri gonfiabili rosa, ripetono uno slogan semplice e potente: “L’Albania non è in vendita”. Chiedono l’annullamento del progetto, la revoca delle norme approvate nel 2024 che hanno facilitato gli investimenti strategici e le dimissioni del premier Edi Rama.



La risposta del governo


Il primo ministro Rama ha difeso con forza l’iniziativa, sostenendo che porterebbe posti di lavoro e posizionerebbe l’Albania come destinazione turistica di alto livello nel Mediterraneo. Ha liquidato parte delle proteste come frutto di disinformazione esterna, arrivando a parlare di “guerra ibrida” e a citare l’Iran tra i possibili ispiratori — affermazione che ha sollevato aspre critiche.

Intanto l’autorità anticorruzione SPAK ha aperto un’indagine sulle modalità con cui sono state cambiate le norme sulle aree protette.

Un precedente che fa riflettere




Non è la prima volta che un grande progetto legato a investitori stranieri provoca reazioni forti nei Balcani. L’anno scorso un hotel di lusso a Belgrado, sempre nell’orbita della stessa cerchia, è stato bloccato dalle proteste.

Se questa volta il popolo albanese riuscirà davvero a fermare il progetto su Sazan lo diranno i prossimi giorni. Per ora ha già ottenuto una cosa importante: ha riportato al centro del dibattito pubblico il valore di un patrimonio naturale che non ha prezzo.