giovedì 18 giugno 2026

Trump e Pezeshkian firmano l’intesa: Iran diluisce l’uranio, Usa revoca le sanzioni. Ma il nodo Libano resta aperto.

 


Donald Trump e Massoud Pezeshkian hanno firmato un memorandum d’intesa che dovrebbe porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran, riaprendo lo Stretto di Hormuz e avviando 60 giorni di negoziati per un accordo definitivo sul nucleare. Teheran si impegna a diluire il suo uranio arricchito sotto supervisione internazionale, Washington revoca immediatamente le sanzioni sul petrolio iraniano e promette di lavorare al completo sollevamento delle sanzioni e un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione.



L’accordo, mediato dal Pakistan e firmato in forma elettronica tra il 17 e il 18 giugno, rappresenta una svolta significativa dopo mesi di guerra che ha sconvolto il Medio Oriente a partire dal 28 febbraio. Tra le misure immediate c’è la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale senza pedaggi per 60 giorni, un sollievo per l’economia globale e per l’export iraniano.

La questione missilistica ha visto un intervento esplicito di Trump, che ha difeso il diritto dell’Iran a mantenere un certo arsenale balistico. “Devono averne alcuni, perché gli altri li hanno. Cosa devo fare, permettere all’Arabia Saudita di averli e loro no?” ha dichiarato il presidente americano, riconoscendo di fatto il principio di equilibrio difensivo nella regione.

Sul Libano il testo dell’intesa è meno chiaro. Il cessate il fuoco è incluso nell’accordo, ma sul terreno la distruzione non si è fermata del tutto. Trump ha pubblicamente richiamato Netanyahu: “Non devi abbattere un palazzo ogni volta che stai cercando qualcuno, perché in quei palazzi ci sono molte persone e non sono tutte Hezbollah”. Una frase che suona come un’ammissione esplicita del costo civile dell’operazione israeliana.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha invece rivendicato con orgoglio la linea dura: “Tutti i villaggi vicino al confine libanese vengono sistematicamente distrutti. Lo dichiaro con orgoglio. Questo si basa sui profeti, come nella Bibbia viene detto”. Dichiarazioni che hanno ulteriormente alimentato la polemica internazionale.

All’interno della stessa base repubblicana le voci critiche si moltiplicano. Thomas Massie, che ha pagato politicamente la sua battaglia per la pubblicazione dei file Epstein, attacca senza mezzi termini: “Se Israele insiste nel distruggere obiettivi civili in Libano, compri e costruisca le proprie armi. I contribuenti americani non dovrebbero finanziare le loro guerre”.

Molti sostenitori MAGA si spingono oltre e chiedono apertamente di interrompere l’aiuto militare e finanziario a Israele. Sui social la domanda ricorrente è diventata: “Trump si sta finalmente rendendo conto che Israele sta commettendo un genocidio?”.

L’intesa con Teheran segna un evidente cambio di rotta rispetto alla linea tradizionale della politica estera americana nella regione. Resta da vedere se questo nuovo pragmatismo trumpiano resisterà alle prevedibili pressioni interne e israeliane nelle prossime ore e nei 60 giorni di negoziati che si aprono ora.

sabato 13 giugno 2026

TRUMP SPENDE 32 MILIONI PER PUNIRE E DEMOLIRE THOMAS MASSIE.



“I repubblicani sono al comando perché abbiamo promesso di: rendere l’America di nuovo sana, non avviare nuove guerre, mettere le persone sopra le corporazioni, 

mettere l’America sopra i paesi stranieri, 

rilasciare i file di Epstein, non spiare i cittadini, eliminare le frodi. 

Che diavolo è successo?”


Con questo post su X, Thomas Massie ha lanciato l’ennesima frecciata al proprio partito e a Donald Trump, poche settimane dopo aver perso le primarie repubblicane nel Kentucky’s 4th District contro Ed Gallrein, ex Navy SEAL sostenuto dal presidente.






Le primarie si sono tenute il 19 maggio 2026; Gallrein ha vinto col 55% contro il 45% ottenuto dal rivale (circa 57.800 voti contro 47.500). 





La corsa per un seggio è stata la più costosa della storia alla Camera, con oltre 32 milioni spesi in pubblicità. Massie è stato punito soprattutto per aver votato contro il “Big Beautiful Bill” e per la sua crociata sui file Epstein.


Commenti ufficiali in rete:


Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha scritto: «Non dubitate mai del potere politico del presidente Trump. Chi gioca col fuoco, prima o poi si brucia».

Trump ha celebrato la vittoria su Truth Social pubblicando una foto con Ed Gallrein accompagnata dalla scritta: «Ed Gallrein vince! Sostenuto dal presidente Trump!».



Marjorie Taylor Greene: «Sono orgogliosa e grata di aver servito alla Camera con il mio amico Thomas Massie, un gigante tra uomini deboli e patetici. Pubblicare i file di Epstein è stata la nostra rovina. Ma è valsa ogni singolo istante perché ora tutti conoscono la verità. Siete governati dalla classe di Epstein, cui non importa niente di voi, e i vostri leader eletti sono comprati e controllati da una lobby straniera.

Stasera il futuro del Partito Repubblicano è stato distrutto. Con una passione inestinguibile, 

il vero movimento America First risorgerà guidato dalle nuove generazioni che odiano la vecchia guardia. Preghiamo che ci resti ancora un Paese quando queste creature se ne saranno andate.»



Marjorie Taylor Greene, conosciuta come MTG, è una politica repubblicana americana nata il 27 maggio 1974 in Georgia. Ha rappresentato il 14° distretto della Georgia alla Camera dei Rappresentanti dal gennaio 2021 fino alle sue dimissioni il 5 gennaio 2026.

È una figura molto controversa, sostenitrice accesa di Trump nella prima fase, nota per le sue posizioni estreme, il sostegno a varie teorie del complotto e uno stile aggressivo. Negli ultimi mesi si è scontrata duramente con Trump proprio sulla questione dei file Epstein, diventando una delle voci più forti per la loro divulgazione completa. Questa rottura l’ha portata a criticare apertamente l’amministrazione e a lasciare il Congresso. Oggi è fuori dalla politica istituzionale e sta lanciando contenuti sui media.

domenica 7 giugno 2026

ALBANIA, IL POPOLO FERMA I KUSHNER: SAZAN NON È IN VENDITA.


L’Albania sta vivendo una delle più grandi mobilitazioni popolari degli ultimi anni. Da giorni migliaia di persone protestano a Tirana e in altre città contro un controverso progetto turistico di lusso da circa 1,6 miliardi di euro che coinvolge l’isola di Sazan e le zone umide protette di Vjosa-Narta.

L’iniziativa è legata alla società di investimento di Jared Kushner, Affinity Partners, e ha visto la partecipazione diretta di Ivanka Trump, che ha visitato il sito e descritto Sazan come un’isola “scoperta” da lei e dal marito.

Cosa prevede il progetto

Sazan, unica isola dell’Albania, ex base militare segreta comunista e oggi riserva marina protetta? Dovrebbe trasformarsi in un resort esclusivo. Lo stesso vale per parte della costa di Zvernec, area di grande valore naturalistico, habitat di fenicotteri, tartarughe marine, foche monache e uccelli migratori.






I manifestanti, armati di fenicotteri gonfiabili rosa, ripetono uno slogan semplice e potente: “L’Albania non è in vendita”. Chiedono l’annullamento del progetto, la revoca delle norme approvate nel 2024 che hanno facilitato gli investimenti strategici e le dimissioni del premier Edi Rama.



La risposta del governo


Il primo ministro Rama ha difeso con forza l’iniziativa, sostenendo che porterebbe posti di lavoro e posizionerebbe l’Albania come destinazione turistica di alto livello nel Mediterraneo. Ha liquidato parte delle proteste come frutto di disinformazione esterna, arrivando a parlare di “guerra ibrida” e a citare l’Iran tra i possibili ispiratori — affermazione che ha sollevato aspre critiche.

Intanto l’autorità anticorruzione SPAK ha aperto un’indagine sulle modalità con cui sono state cambiate le norme sulle aree protette.

Un precedente che fa riflettere




Non è la prima volta che un grande progetto legato a investitori stranieri provoca reazioni forti nei Balcani. L’anno scorso un hotel di lusso a Belgrado, sempre nell’orbita della stessa cerchia, è stato bloccato dalle proteste.

Se questa volta il popolo albanese riuscirà davvero a fermare il progetto su Sazan lo diranno i prossimi giorni. Per ora ha già ottenuto una cosa importante: ha riportato al centro del dibattito pubblico il valore di un patrimonio naturale che non ha prezzo.


giovedì 4 giugno 2026

CAMERA USA BOCCIA TRUMP SULLA GUERRA IN IRAN: PRIME CREPE TRA I REPUBBLICANI.

 



Mercoledì 3 giugno la Camera dei Rappresentanti ha inflitto a Donald Trump una rara sconfitta parlamentare. Con 215 voti favorevoli e 208 contrari, è passata una risoluzione che invoca il War Powers Resolution del 1973 e impone al presidente di terminare l’uso della forza contro l’Iran a meno di una esplicita autorizzazione del Congresso.

Il voto è bipartisan: tutti i Democratici hanno sostenuto il provvedimento, ma a rendere possibile il risultato sono state le defezioni di quattro deputati repubblicani: Thomas Massie (Kentucky), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Tom Barrett (Michigan) e Warren Davidson (Ohio).

Dal punto di vista pratico l’impatto è quasi nullo. La risoluzione deve ora passare al Senato, dove è probabile che venga approvata, ma Trump porrà sicuramente il veto. Superare il veto presidenziale richiede i due terzi in entrambe le Camere, maggioranza che al momento non esiste. Inoltre, il carattere vincolante di queste risoluzioni è da decenni oggetto di disputa costituzionale: gli esecutivi, di entrambi i partiti, le considerano spesso non obbligatorie.

Il significato politico è però rilevante. Si tratta del primo voto della Camera che riesce a passare su questo tema, dopo diversi tentativi falliti o rinviati dalla leadership repubblicana. Segnala stanchezza crescente per una guerra iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti Usa-Israele, ormai al quarto mese, costata agli Stati Uniti decine di miliardi di dollari, con ripercussioni economiche visibili (prezzi del carburante in rialzo) e un’opinione pubblica americana sempre più scettica.



Cosa può fare Trump adesso? 


Praticamente tutto quello che vuole sul piano militare, almeno nel breve termine. Può ignorare la risoluzione, considerandola non vincolante, continuare le operazioni difensive o offensive che ritiene necessarie e portare avanti la trattativa con Teheran da una posizione di forza. Il vero vincolo per lui non è giuridico, ma politico: ogni settimana di guerra in più erode il consenso nel suo stesso partito e complica la campagna per le midterm di novembre. I quattro repubblicani che hanno votato contro di lui non sono un caso isolato: rappresentano una miscela di isolazionismo libertario e preoccupazione per i distretti elettorali sensibili ai costi della guerra.

In sintesi, Trump mantiene il pieno controllo operativo, ma ha ricevuto un segnale chiaro dal Congresso: una parte crescente del Paese e persino del suo partito non è più disposta a concedergli un assegno in bianco per questo conflitto.

giovedì 21 maggio 2026

“BENVENUTI ALL’INFERNO”: BEN-GVIR UMILIA GLI ATTIVISTI DELLA FLOTTILLA E SCATENA BUFERA INTERNAZIONALE

 



18 maggio 2026 — Le forze israeliane intercettano in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalle coste di Gaza, tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla (o Freedom Flotilla), una missione umanitaria composta da decine di navi civili con oltre 400 attivisti provenienti da decine di paesi.

L’obiettivo dichiarato della flottiglia era consegnare medicinali e aiuti a Gaza, dove Medici Senza Frontiere denuncia da mesi una privazione sistematica di cibo e acqua.

Gli attivisti — tra cui molti cittadini italiani — vengono prelevati, portati in Israele e detenuti. I video che emergono mostrano uomini e donne legati con fascette di plastica, costretti in ginocchio ad ascoltare l’inno nazionale israeliano.


20 maggio 2026 — Il ministro Itamar Ben-Gvir, esponente di estrema destra, pubblica personalmente un video in cui si presenta tra i detenuti. Si rivolge in particolare a un’attivista donna, la strattona e le dice: «Benvenuti all’inferno. Il campo estivo è finito». Le immagini fanno rapidamente il giro del mondo.



La reazione non si fa attendere. Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri israeliano, attacca duramente il collega di governo: «Hai volontariamente causato danno al nostro Stato in questa vergognosa messinscena - e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi tremendi compiuti da soldati dell’IDF, personale del Ministero degli Esteri e molti altri. No, tu non sei il volto di Israele».

Anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni interviene con parole durissime: «Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta compiendo tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei nostri cittadini e pretende le scuse per il trattamento riservato e per il disprezzo dimostrato verso le richieste italiane». Roma convoca immediatamente l’ambasciatore israeliano.

La domanda scomoda che aleggia ora in molti ambienti internazionali è la stessa che molti attivisti hanno lanciato: se questo è il trattamento riservato a cittadini stranieri, europei e nordamericani, davanti alle telecamere e sotto gli occhi del mondo, cosa accade ai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, lontano da ogni sguardo?




Dall’epoca del movimento per i diritti civili americani e della lotta contro l’apartheid sudafricana, pochi gesti di disobbedienza civile avevano avuto un impatto comunicativo così potente. Uomini e donne occidentali hanno letteralmente offerto i loro corpi per documentare quella che definiscono «la brutalità di un regime che agisce con impunità».

Da Gaza arrivano messaggi chiari: «Intercettare una nave pacifica nel Mediterraneo è pirateria, non autodifesa. Noi vi stiamo guardando. Non abbandonateci».Per ora gli attivisti vengono rilasciati gradualmente, ma l’episodio ha già incrinato il silenzio complice di molti governi occidentali. Il mondo ha visto. Resta da capire se avrà il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.





21 maggio 2026 — Dopo l’ondata di indignazione internazionale, il governo israeliano inizia a rilasciare gradualmente gli attivisti detenuti. Ma le testimonianze che emergono sono pesanti: detenzione arbitraria, perquisizioni umilianti, mancanza di contatto con i consolati, e in diversi casi trattamenti definiti “disumani e degradanti” da avvocati e osservatori.

Molti attivisti denunciano di essere stati tenuti per ore legati con fascette di plastica talmente strette da tagliare la pelle, senza cibo né acqua, e obbligati ad ascoltare ripetutamente l’inno israeliano come forma di umiliazione psicologica


Commentatori chiave:


-Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale, non solo non si scusa ma continua a postare sui social vantandosi dell’operazione e definendo gli attivisti “terroristi”.

-Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri, tenta di contenere il danno diplomatico attaccando proprio Ben-Gvir, segno evidente di una frattura interna al governo Netanyahu.

-Giorgia Meloni, per la prima volta dal 7 ottobre 2023, usa toni così duri contro un membro del governo israeliano, dimostrando che l’aver coinvolto cittadini italiani ha cambiato le carte in tavola.

-Fonti palestinesi e attivisti sostengono che l’obiettivo principale della flottiglia fosse proprio questo: costringere il mondo a guardare. Se Israele tratta così degli stranieri bianchi davanti alle telecamere, dicono, è lecito immaginare cosa succede nei sotterranei delle carceri israeliane e nei campi di detenzione a Gaza, dove non ci sono telecamere né testimoni occidentali.

-Medici Senza Frontiere ha ribadito in queste ore che le autorità israeliane stanno applicando una strategia deliberata di privazione di cibo, acqua e medicinali nella Striscia, definendo il blocco non più una misura di sicurezza ma «un’arma contro un’intera popolazione».

Intanto, sul fronte militare, mentre la tensione con l’Iran resta altissima — siamo al giorno 82 della guerra — le forze israeliane hanno continuato gli attacchi in Libano, uccidendo almeno nove persone e ferendone decine, secondo fonti locali.

I prezzi del petrolio sono calati dopo che Donald Trump ha annunciato la sospensione di un attacco pianificato contro l’Iran, mostrando come la situazione regionale resti estremamente instabile.

La Global Sumud Flotilla ha dimostrato una cosa: anche in un mondo anestetizzato dalle immagini, certi gesti di disobbedienza civile possono ancora spezzare il muro del silenzio. Resta da vedere se questa crepa si allargherà o verrà rapidamente richiusa.

mercoledì 20 maggio 2026

TRUMP SCATENA L’INFERNO SU T. MASSIE “PEGGIOR DEPUTATO DELLA STORIA”. LA FAIDA CHE SPACCA IL GOP.

 




Il post di Trump contro Thomas Massie:


“Il deputato Thomas Massie ha ripubblicato un vecchio endorsement che gli avevo dato anni fa, molto prima di scoprire che è il peggior deputato nella storia del nostro Paese. Ho invece sostenuto Ed Gallrein, un vero patriota americano, cosa che Massie sa benissimo. Quindi quella dichiarazione è fraudolenta, proprio come lui. Ritira subito la tua dichiarazione falsa, Massie!”

Presidente Donald J. Trump


Questo è il testo che Trump ha pubblicato ieri su X. Un attacco personale durissimo, che arriva dopo mesi di scontro aperto.


Le reazioni e le accuse rimosse o silenziate. 


Dietro questo post c’è una faida lunga. Massie ha più volte votato contro i bilanci di spesa voluti da Trump, si è opposto ad aiuti militari incondizionati a Israele, ha sostenuto fortemente con un democratico la pubblicazione completa dei file Epstein (una mossa che ha messo in imbarazzo la Casa Bianca) e si è rifiutato di sostenere certe risoluzioni simboliche sul conflitto in Medio Oriente.

Molte delle critiche più pesanti rivolte a Trump in questi mesi — vendetta personaleintolleranza verso ogni dissenso internouso del partito come arma contro chi non si inginocchia — sono state in gran parte cancellate o sommerse dal rumore della campagna. Anche le accuse di antisemitismo rivolte a Massie da parte di gruppi pro-Israele e sostenitori di Trump sono circolate intensamente, ma sono state spesso rimosse o oscurate nei thread principali.


Sotto il post le risposte contrarie sono state immediate e durissime. 


Molti accusano Trump di aver attaccato Massie solo dopo che questi ha spinto per la pubblicazione completa dei file Epstein.


Commenti ricorrenti: 


“Massie voleva giustizia per le vittime di Epstein, Trump no. È per questo che deve sparire.”

Altri scrivono: “Trump è chiaramente ‘Israel First’ e non ‘America First’.”

C’è chi arriva a definirlo “ipocrita” per aver chiamato fraudolento un endorsement che lui stesso aveva dato nel 2022.

Frasi tipo: “Sei tornato su X solo per far fuori un deputato che non si piega” e “Hai speso milioni per eliminare l’unico che difende davvero la Costituzione”.





I commenti più duri:


@Antunes1 (oltre 24mila like): “Il tuo ultimo post qui era di due mesi fa. Sei tornato solo per far fuori un deputato del Kentucky rurale. Perché ha spinto per la pubblicazione dei file Epstein, si è opposto alla guerra con l’Iran e ha votato contro l’invio di miliardi a Israele. Massie vincerà. Tu sei un TRADITORE!

@goddek (oltre 500 like): “Massie ha il punteggio di libertà più alto del Congresso. Ovvio che Trump voglia eliminarlo. Non si possono avere veri costituzionalisti quando si è impegnati a proteggere gli amici di Epstein e a prendere ordini da Tel Aviv. È il peggior presidente della storia americana.” @LibertyLockPod (oltre 8mila like): “Sei un truffatore incredibile. Mi fa schifo aver mai detto una sola cosa positiva su di te.”

@TheMaineWonk (oltre 6mila like): “Interessante come Massie sia diventato ‘il peggior deputato della storia’ proprio dopo aver voluto giustizia per le vittime di Epstein e responsabilità per la classe pedofila di Epstein.”


Molti altri accusano Trump di essere “Israel First” invece che “America First”, di attaccare Massie solo per aver preteso la pubblicazione dei file Epstein.