Nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2026 la Russia ha lanciato uno dei più massicci attacchi aerei dall’inizio dell’invasione: oltre 1.567 droni e decine di missili in due giorni, di cui più di 670 droni e 56 missili nella sola notte principale.
Kyiv è stata il bersaglio principale. Il bilancio nella capitale è salito a 24 morti, tra cui 3 bambini, con decine di feriti e operazioni di soccorso ancora in corso sotto le macerie di un palazzo residenziale nel distretto di Darnytskyi. Il sindaco Vitali Klitschko ha dichiarato il 15 maggio giorno di lutto cittadino: bandiere a mezz’asta, divieto di eventi di intrattenimento.
Zelensky ha commentato duramente: «Queste non sono certo le azioni di chi pensa che la guerra stia finendo». Ha sottolineato che un missile Kh-101 di recente produzione ha colpito un edificio civile e ha aggiunto che «il mondo non deve rimanere in silenzio» di fronte alla violenza sui civili ucraini.
Gli attacchi hanno colpito anche Odesa (inclusa l’area di Tatarbunary e Prymorske con missili anti-radar Kh-31P), Kherson e Kharkiv. A Kherson un veicolo dell’ONU impegnato in una missione umanitaria è stato attaccato da droni, per fortuna senza vittime tra il personale.
Il timing è particolarmente significativo: l’attacco arriva mentre circolano voci di possibili colloqui di pace, rafforzando l’impressione che Mosca stia usando la forza sul campo per migliorare la propria posizione negoziale.
Focus sulle implicazioni per i negoziati di pace.
L’attacco arriva in un momento delicatissimo. Pochi giorni prima (9-11 maggio) era in vigore una breve tregua mediata a livello internazionale (con coinvolgimento USA), coincisa con la parata della Vittoria russa e accompagnata da speranze di scambio di prigionieri e di un possibile disgelo. La tregua è stata fragile e non ha portato a progressi concreti sul fronte dei negoziati.
Questo massiccio bombardamento, il più pesante degli ultimi tempi proprio sulla capitale, viene interpretato da Kyiv e da molti osservatori come una mossa di leva negoziale da parte di Mosca: colpire duramente per rafforzare la propria posizione al tavolo, dimostrare che la Russia mantiene l’iniziativa militare per scoraggiare eventuali concessioni ucraine o occidentali. È un classico schema già visto in passato: escalation sul campo mentre si parla di diplomazia.
Le conseguenze immediate sui negoziati sono negative:
• Erosione della fiducia: Kiev vede confermati i propri dubbi sulla sincerità russa. Zelensky e il suo entourage sottolineano che attacchi di questa portata non sono compatibili con una reale volontà di pace.
• Indurimento delle posizioni ucraine: L’ordine di preparare risposte (anche asimmetriche e a lungo raggio) rischia di alzare ulteriormente il livello dello scontro, rendendo più difficile una de-escalation
• Pressione sugli attori esterni: Gli Stati Uniti (sotto l’amministrazione Trump) e l’Europa si trovano di fronte a un test. Se la risposta sarà debole, Mosca potrebbe sentirsi incoraggiata a continuare con la tattica “bombardamenti + negoziati”. Se sarà forte (sanzioni aggiuntive, più armi), i colloqui potrebbero congelarsi ulteriormente
• Tempistica: L’attacco arriva mentre circolavano voci di nuovi round di trattative. Questo rende più complicato qualsiasi compromesso su temi chiave (territori, neutralità, garanzie di sicurezza), perché rafforza nell’opinione pubblica ucraina la percezione che la pace negoziata sia possibile solo da una posizione di forza militare.
In sintesi, l’attacco non solo causa dolore e distruzione, ma complica pesantemente il sentiero diplomatico già stretto e accidentato. Mosca guadagna forse leva tattica nel breve termine, ma rischia di allontanare ulteriormente una soluzione negoziata sostenibile, alimentando un ciclo di violenza che rende ogni tregua più fragile.