giovedì 19 marzo 2026

L’OMAN COME KENT : IRAN NON ERA UNA MINACCIA.





 Il direttore del Centro nazionale antiterrorismo, Joseph Kent, si è dimesso a seguito degli attacchi di Trump all'Iran, e la sua lettera al Presidente è devastante:


Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.” 




Gli fa eco il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaudi, portavoce del Sultanato il quale rivela che sul tavolo c’era un accordo aderente alle richieste di Trump, ma lui ha scelto la guerra.  Badr ha detto senza mezzi termini che la guerra USA -Israele contro l’Iran è “immorale e illegale”che non è la guerra dell’America, che non c’era uno scenario realistico per vincere, e che l’obbiettivo di rovesciare il regime iraniano avrebbe portato solo ad una guerra infinita, quel tipo di colflitto che Trump aveva promesso di evitare? 


Si scopre che anche il consigliere britannico per la sicurezza nazionale ha preso parte ai colloqui, e anch’egli attesta che:

A) non c’era alcuna minaccia imminente da parte dell’Iran. 

B) Trump avrebbe potuto ottenere un accordo sorprendentemente buono se si fosse attenuto alla diplomazia.

Ma la citazione più schiacciante viene attribuita ad un diplomatico presente alle trattative di cui ancora non esce il nome:

“Consideravamo Witkoff e Kushner come risorse israeliane che hanno trascinato un presidente in una guerra da cui vuole uscire.”



Steven Witkoff, imprenditore, funzionario e diplomatico, è l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente per le missioni di pace.



Jared Kushner, genero di Trump, è l’ideatore del progetto che dovrebbe trasformare la striscia di Gaza in una “miniera immobiliare”; ha gestito gli accordi di Abramo, ovvero l’intesa tra Israele e le monarchie del Golfo con l’emarginazione dell’Iran e dei palestinesi; è fondatore della società finanziaria Affinity Partners, il cui maggior azionista è il Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia Saudita che gli ha  appena consegnato due miliardi di dollari. Kushner, sta lavorando alla raccolta 5 miliardi. 

Appare chiaro che i negoziati non avevano lo scopo di arrivare ad un accordo, ma solo di distrarre e creare una falsa narrazione secondo cui la guerra sarebbe stata lanciata “dopo aver esaurito  ogni tentativo con la diplomazia”.



Il noto miliardario degli Emirati Arabi Uniti, Khalaf Ahmad Al Habtoor, ha appena pubblicato una lettera aperta a Trump, chiara e brutale: 

"Chi ti ha dato l'autorità di trascinare la nostra regione in una guerra con l'Iran? Chi ti ha dato il permesso di trasformare la nostra regione in un campo di battaglia?"

Al Habtoor è una figura di spicco nel Golfo: miliardario, ex diplomatico, voce politica schietta. Quando parla, la leadership degli Emirati Arabi Uniti lo ascolta.



Pete Hegseth, Segretario della difesa USA (o segretario della Guerra, come ed preferisce Trump) dice:

 "La guerra in Iran è protetta da Dio".

Papa Leone XIV controbatte : "Non implicate il nome di Dio nelle scelte di morte. Dio non può essere arruolato nelle tenebre."


Lo scontro diplomatico è durissimo: la Svezia dichiara coraggiosamente che Israele deve essere isolato ed espulso dalle istituzioni internazionali come l'ONU e l'UE a causa dell'escalation della crisi di Gaza e delle annessioni della Cisgiordania! I leader svedesi definiscono "catastrofici" la violenza negli insediamenti, i divieti imposti alle ONG e i blocchi degli aiuti, sollecitando

il congelamento degli scambi commerciali e sanzioni per 

i ministri estremisti. 

A Stoccolma infuriano le proteste, il primo ministro Kristersson chiede all'UE di intervenire ora, in aiuto  all'indignazione globale. È questo il punto di svolta per la posizione di Israele? 

mercoledì 18 marzo 2026

ISRAELE/USA MARTELLANO IRAN E LIBANO: FOSFORO, BOMBE E SFOLLATI.

 


IRAN

Si stima che nelle prime due settimane di guerra contro l'Iran, le forze statunitensi e israeliane abbiano bombardato 43.000 località non militari.

36.500 erano edifici residenziali e 120 erano scuole. 

Dal 28 febbraio almeno 3,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Lo riporta l’UNHCR precisando che la stima si basa sulle prime valutazioni delle famiglie sfollate in tutto il Paese.



LIBANO

Israele sta martellando pesantemente il sud del Libano con raid aerei quotidiani ed operazioni di terra, sia pur limitate. Il fronte è caldo da febbraio, ma ora è escalation continua contro Hezbollah. Il panorama è impressionante: villaggi vuoti e strade bloccate. Israele parla di “difesa”, ma sulle vere intenzioni i dubbi sono legittimi.




Human Right Watch ha appurato che il 3 marzo scorso l’esercito israeliano ha sparato munizioni al fosforo bianco su zone abitate, come Yohmor. Operazione illegale, secondo il diritto internazionale, perché il fosforo bianco brucia e provoca necrosi ossee. Dense nuvole bianche sono state geolocalizzate sopra quartieri residenziali.

A Beirut c’è il caos: edifici sventrati, gente che fugge. 



Secondo il Ministero degli Affari Sociali libanese gli sfollati sarebbero oltre un milione, un centinaio le case distrutte, i rifugi sono stracolmi. 

Anche l’ONU esprime preoccupazione per la situazione umanitaria che peggiora di giorno in giorno. 




GAZA

Sono circa due milioni le persone che si spostano internamente, mentre UNRWA stima movimenti intorno ai nove milioni.  La violazione del cessare il fuoco continua ad accrescere il numero delle vittime mentre chi sopravvive dimora in tendopoli, senza acqua e scarso cibo 






lunedì 16 marzo 2026

KUSHNER: PACE CON I SAUDITI, BOMBE SULL’IRAN, MILIARDI IN TASCA.

 



Jared Kushner, uno dei principali negoziatori  in Medio Oriente per conto di Trump - di cui è genero attraverso il matrimonio con la figlia Ivanka- è impegnato nella raccolta 5 miliardi di dollari per la sua società di private equity.  La notizia è stata diffusa dal New York Time. Il suo team ha incontrato il Fondo pubblico di investimento dell’Arabia Saudita, che già in precedenza aveva investito 2 miliardi di dollari nell'azienda. Kushner, il genero che Trump chiama “genio”, incassa cinque miliardi da chi dovrebbe pacificare. È lui l’ideatore del mega piano per Gaza: “New Gaza”, con grattacieli di lusso, turismo, sulla costa, porti, aeroporti. L’ha presentato a Davis a gennaio. 


E intanto l’Iran è un cratere. Cinque miliardi. Mentre l’Iran brucia, lui firma contratti per costruire Resist. Chi paga? I civili innocenti decimati dalle bombe 

Guerra, diplomazia, “servizio pubblico”: per la famiglia Trump

tutto si conclude e si risolve alla cassa.



Non è politica estera, è una macchina per fare soldi, ma la chiamano leadership. E non sbaglia chi dice che quella di Trump sia l’ amministrazione più corrotta della storia americana.

Perché non c'è paragone tra Trump da una parte, e Grant, Harding o Nixon dall'altra. Il peggior giorno di Nixon da Presidente è stato 100 volte migliore del miglior giorno di Trump. La portata degli intrallazzi e delle tangenti perpetrati da Trump non è mai stata minimamente paragonabile a quella di nessun altro Paese democratico.

Trump trasforma il caos in un'arma. Non si tratta di corruzione in stile Watergate, ma di destabilizzazione autoritaria. I presidenti del passato hanno abusato delle istituzioni. Lui le degrada.

Nixon ha infranto le regole; Trump infrange la realtà. 

Le trasgressioni degli altri presidenti sono state esempi di sfruttamento marginale. L'intero programma di questo presidente è basato sullo sfruttamento della carica. Non ha mai voluto governare il Paese, ha solo e sempre puntato sul potere assoluto per assicurarsi la ricchezza.

Ecco come appare una democrazia quando viene derubata in bella vista e a tutti viene detto di applaudire.

La corruzione dell'amministrazione Trump non ha eguali nella storia politica occidentale.

Per trovare un equivalente bisogna scavare a fondo nelle più disastrose repubbliche delle banane.


In questo momento il mondo è governato da uomini violenti, persone che a ragione e facilmente si possono definire mostri.

Ovunque ti giri trovi crudeltà e abusi:

-Gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, al contempo, stanno infliggendo un colpo mortale a Cuba mentre nelle loro città l'ICE uccide le persone anche in strada. 

-Israele continua a massacrare i civili a Gaza e nel sud del Libano

-L'Australia, nonostante le proteste, ospita il presidente israeliano Isaac Herzog

per una visita prolungata.

-l’ Agenzia di stampa Reuters conferma che i funzionari di Biden avevano  attivamente ostacolato la circolazione di rapporti interni dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) secondo cui Gaza si stava trasformando in un incubo all'inizio del 2024. 

-L 'ultima serie di email nel caso Epstein sembra terrificante.

 “Democrazia” è il nuovo nome della schiavitù moderna, che serve a riempire la società di criminali appartenenti all'élite.

I crimini possono essere commessi in pieno giorno, alla luce del sole, eppure la gente comune resta a guardare. Uno resta a guardare appoggiando

ciecamente il crimine, l'altro resta a guardare urlando "è un crimine". Ma nessuno si ribella davvero. 


Tutte le circostanze a sostegno del fatto che siamo governati da psicopatici squilibrati dovrebbero unirci in una lotta comune contro di loro. Invece, non è così. La popolazione è più arrabbiata ma anche più divisa che mai.

Il dibattito politico è diventato tagliente, velenoso, sarcastico e offensivo, capace di ferire profondamente. I sostenitori di Trump si schierano al suo fianco difendendo con tutte le proprie forze lo status quo. Vale a dire: bellicismo e tirannia. 

Dibattere di politica sui social è come tuffarsi in una fornace emotiva dove rabbia, passione, stress turbano e devastano gli equilibri. 

DIVIDE ET IMPERA. 

Conquistare la fiducia del popolo e poi dividerlo: il compito è stato eseguito in modo straordinario, con facilità e precisione. Impressionante dal punto di vista della bravura se non fosse tutto così malvagio e distruttivo.

 Kushner non è il problema. È il sintomo. Il sintomo di un sistema dove il potere compra il silenzio , dove il sangue si lava con i soldi e dove la gente come noi, cittadini, semplici spettatori, paga il conto.

sabato 7 marzo 2026

IL FUTURO ORWELLIANO E LA STRATEGIA DI TRUMP







«Gli esseri umani non compiono mai il male in modo così completo e allegro come quando lo fanno per convinzione religiosa.» diceva Blaise Pascal. 



Mai stato vero come oggi. 

Un gruppo di leader evangelici si è riunito nello Studio Ovale per pregare con Donald Trump. Durante l’incontro, i pastori hanno invocato saggezza e protezione divina per il Presidente così duramente messo alla prova nella guida del Paese in un  momento di forti tensioni.

Posizionati in semicerchio, hanno teso e posato le mani sulle spalle di un Trump apparentemente raccolto in meditazione, seduto a testa alla  Resolute Desk, l’imponente scrivania dello Studio Ovale, stanza ufficiale del presidente degli Stati Uniti d'America al primo piano della Casa Bianca, sulla Pennsylvania Avenue, a Washington.


Tra le figure religiose presenti alla preghiera c’era anche Greg Laurie, il pastore principale della Harvest Christian Fellowship, una delle chiese più grandi degli Stati Uniti, con sede a Riverside, in California.


L’incontro è stato organizzato da Paula White Cain, consulente spirituale di Trump e pastore evangelico della Casa Bianca. È anche un'imprenditrice che ha fatto della religione il mezzo per ottenere ricchezza e visibilità. Dallo scorso 31 ottobre è entrata ufficialmente a far parte dello staff della Casa Bianca, incaricata del coordinamento della Faith and Opportunity Initiative, il dipartimento che si occupa di iniziative benefiche tramite la collaborazione con istituzioni religiose.




La Resolute Desk, attorno alla quale si è svolto il rito di preghiera, è un’imponente 

scrivania in legno di quercia, oggetto d'antiquariato risalente al XIX secolo e donata nel 1880 al presidente americano Rutherford B. Hayes dalla regina Vittoria.  Il nome del prezioso pezzo, “Resolute”, è sintomatico : significa risoluto, deciso, determinato, fermo nella propria volontà o intenzione.



La comunità evangelica rappresenta la base elettorale di Donald Trump. 


Gli evangelici credono nei valori famigliari tradizionali , condannano i vizi come il gioco d’azzardo, la promiscuità sessuale e la scorrettezza finanziaria.


Ma, allora, che cosa hanno in comune un movimento religioso al limite del fanatismo e un miliardario pluridivorziato, su cui pendono accuse di molestie, primo presidente nella storia americana ad entrare alla Casa Bianca da 'felon', criminale condannato?


Una delle spiegazioni più credibili del sostegno a Trump da parte degli evangelici è che, nonostante il suo stile di vita, e perché unica alternativa (impensabile votare una donna), erano certi che avrebbe dato loro il controllo della Corte Suprema e l’inversione del diritto d’aborto. Come poi 

 poi accaduto con l’elezione di Amy Conte Barrett alla Corte Suprema e la sentenza Dobbs contro Jackson Women's Health Organization che ha annullato il diritto costituzionale all'aborto. 


«Il 14 giugno del 1946, Dio guardò dall’alto in basso verso il paradiso da lui progettato, e disse: ‘Ho bisogno di un custode’. Quindi Dio ci diede Trump»

Inizia con queste parole il video che introduce l’arrivo di Trump ad ogni comizio elettorale.



DISTOPIA TEOCRATICA. 

In politica si crea spesso una "distopia teocratica" in cui lo Stato usa la fede per ottenere ciò che Orwell e Huxley hanno descritto: una popolazione troppo terrorizzata per ribellarsi o troppo condizionata per volerlo fare.


La distopia teocratica è una forma di narrazione oppressiva in cui una società immaginaria è governata da un regime totalitario che impone i propri dogmi religiosi attraverso la legge, il terrore e il controllo assoluto sulla vita pubblica e privata. In questo scenario, il potere religioso e quello politico coincidono, creando una dittatura che spesso giustifica la violenza e la soppressione delle libertà fondamentali in nome di una presunta volontà divina.

È questa la realtà in cui vive l'Iran, Paese dove la "paura”, (punizione fisica secondo Orwell) e la seduzione, (il conforto di una narrazione divina secondo Huxley) lavorano insieme.


L'Iran è governato da teocrati fanatici che credono devotamente nel loro Dio, mentre l'America ha un uomo nello Studio Ovale circondato da adulatori nazionalisti cristiani che lo trattano come tale. Mente lui se ne frega di tutti quanti. Li comanda e li usa a propria necessità e piacimento. 



 

mercoledì 4 marzo 2026

IRAN, CUBA, GAZA: LA POLITICA PREPOTENTE E SPIETATA CHE DESTABILIZZA IL MONDO

 



Jason Hickel, Antropologo economico e docente all’Università Autonoma di Barcellona ha detto: 

“Bombardare l'Iran nel bel mezzo dei negoziati, far morire di fame Cuba, commettere un genocidio contro i palestinesi, minacciare di invadere la Groenlandia.

Gli Stati Uniti e Israele rappresentano la più grande minaccia per l’umanità. Siamo tutti costretti a vivere nell'incubo che hanno creato.”


Di fatto, nelle ore in cui si cercava di raggiungere un’intesa per arrivare ad una svolta nei negoziati sul nucleare, gli Stati Uniti e Israele hanno invaso il Paese, assassinato l'ayatollah Khamenei e altri membri della leadership iraniana, bombardato una scuola, massacrando decine di bambine


L'Iran afferma che "il presidente Trump è caduto nella trappola israeliana" e che "Israele è diventato la sua priorità, al posto dell'America."


E mentre il Paese degli  ayatollah definisce gli attacchi una trappola, altri leader mondiali reagiscono: alcuni condannano gli attacchi e chiedono colloqui, altri avvertono che i combattimenti potrebbero avere gravi conseguenze. Qualunque cosa accada, è certo che a subirne le conseguenze peggiori saranno le persone comuni, i civili. 

Ma quando un governo straniero inizia a dire pubblicamente all'America che Israele domina, gestisce, controlla il suo Presidente, non si può ignorare la notizia. La geopolitica cambia.


Trump, intanto, prosegue imperterrito nella sua ostinata follia e scrive su Truth Social:


"Se non avessi rescisso l'orrendo accordo nucleare iraniano (JCPOA) di Obama, l'Iran avrebbe avuto un'arma nucleare tre anni fa. È stata la transazione più pericolosa che abbiamo mai concluso e, se fosse rimasta in piedi, il mondo sarebbe un posto completamente diverso adesso. Potete dare la colpa a Barack Hussein Obama e al sonnolento Joe Biden. GRAZIE PRESIDENTE TRUMP!"


Era certo che avrebbe dato la colpa a Obama e a Biden, così come è certo che questa appena scoppiata è una guerra contro Trump. 


Ma quante volte ha  intenzione di "cancellare l'Iran”? Perché 

questa è la seconda in pochi mesi. 


L'analisi della Defense intelligence agency (Dia), l'agenzia di intelligence del dipartimento della Difesa americana, già smentiva le affermazioni del Presidente sulla distruzione del programma nucleare iraniano. Gli attacchi americani del 21 giugno hanno ritardato ma non eliminato le capacità atomiche di Teheran. 

Quindi le dichiarazioni del Presidente secondo cui 

l'operazione "Martello di Mezzanotte" aveva "completamente e totalmente annientato" i siti nucleari iraniani erano false. Secondo l'intelligence, i bombardamenti contro Fordow, Natanz e Isfahan avevano danneggiato principalmente le infrastrutture di accesso e le strutture superficie ma le centrifughe e l’uranio arricchito sarebbero rimasti intatti. 


Trump ha stracciato l'accordo di Obama, 

La difficile intesa per il nucleare iraniano, firmata nel 2015 con grandi difficoltà grazie agli sforzi diplomatici di Iran, Unione Europea e il cosiddetto P5+1, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, con l’aggiunta della Germania, è stata rinnegata da Trump nel 2018.

Non gli andava bene, voleva ottenerne uno che portasse la sua firma.

Quando si è reso conto di non poter negoziare un nuovo accordo, ha deciso di bombardare l'Iran. Se questa guerra  non porterà a un cambio di regime, si torna al punto di partenza con vite iraniane e americane inutilmente sacrificate. 


Le politiche di Donald Trump, in particolare durante questo secondo mandato iniziato nel 2025, sono descritte da diversi osservatori come altamente distruttive, con impatti significativi su ambiente, economia globale e relazioni internazionali. 

La politica "America First" ha portato al ritiro degli USA da importanti accordi internazionali (come l'Accordo di Parigi sul clima e l'accordo nucleare iraniano) e a tensioni con alleati storici della NATO. 

Mosse interpretate da molti analisti come un indebolimento della cooperazione internazionale e 

dell'ordine globale basato su regole. 


AMBIENTE E CLIMA: 

Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi sul clima e ha deregolamentato molte norme ambientali interne per favorire l'industria dei combustibili fossili. Scienziati e ambientalisti sostengono che queste azioni accelerino il cambiamento climatico, con conseguenze potenzialmente catastrofiche a livello globale. 


ECONOMIA E COMMERCIO: Trump ha avviato guerre commerciali, imponendo dazi su beni importati da alleati e concorrenti, in particolare la Cina. Sebbene sostenute per proteggere la produzione interna, queste misure hanno causato instabilità nei mercati globali e interruzioni nelle catene di approvvigionamento.


STABILITÀ GEOPOLITICA: 

Dopo aver rivendicato il controllo del Venezuela e delle sue risorse petrolifere per un tempo indeterminato, e aver minacciato di attaccare la Colombia, si assiste alla messa in pratica della “dottrina Monroe”: il presidente degli Stati Uniti usa la forza per “riaffermare la potenza americana nell’emisfero occidentale” e rafforza la presenza statunitense nello sfruttamento delle risorse della regione latino-americana

Questa operazione non solo ridefinisce il concetto di sovranità nazionale, ma apre la porta a una nuova epoca in cui l’uso della forza non è più l’extrema ratio in risposta a una minaccia reale e imminente, ma uno strumento di pressione politica, economica e strategica.


L’ AGONIA DI CUBA

Trump ha intensificato drasticamente la pressione su Cuba, puntando al collasso del governo comunista attraverso una strategia di "massima pressione" economico-energetica. Le azioni intraprese sono state descritte da alcuni analisti come un tentativo di "strangolamento" economico con l'obiettivo di provocare un cambio di regime. Le misure hanno portato a una grave crisi umanitaria, con carenze di cibo, medicine e servizi essenziali. L’isola caraibica è in ginocchio, 

muore lentamente stretta nella morsa dell’insufficienza  alimentare. La "libreta" (il libretto delle razioni) non garantisce più la sussistenza. Da maggio 2024, la distribuzione di uova è quasi azzerata, mentre prodotti base come olio, riso e carne sono diventati rarissimi. Le code davanti ai negozi statali sono infinite e i prezzi al mercato nero sono inaccessibili per la maggior parte della popolazione.

Blackout e Carburante: l'isola è colpita da frequenti e prolungati blackout dovuti alla mancanza di combustibile per le centrali elettriche. Questo non influisce solo sull'elettricità domestica, ma blocca anche la catena del freddo per gli alimenti e l'approvvigionamento idrico.

Emergenza sanitaria: la carenza di farmaci (antibiotici, analgesici) e di materiale medico è tale che le famiglie spesso devono procurarsi da sole i medicinali sul mercato nero per i parenti ricoverati in  ospedale.

Emigrazione di massa: A causa della situazione insostenibile, tra il 2021 e il 2025, oltre un milione di cubani ha lasciato l'isola, provocando un massiccio spopolamento, in particolare tra i giovani.