Ieri sera, dal podio della Casa Bianca, Donald Trump,
ha rilanciato la retorica bellica chiudendo così il discorso alla nazione: “Nelle prossime due-tre settimane li colpiremo duramente, li riporteremo all’età della pietra. Siamo vicini a finire. Chi vuole il petrolio da Hormuz vada allo Stretto e se lo prenda”.
Lo Stretto di Hormuz , quel collo di bottiglia dal quale passa il 20% di tutto il petrolio, è chiuso da settimane. La resistenza iraniana sta strozzando l’economia globale:
tanker bloccati e prezzi alle stelle.
Trump scarica la responsabilità sugli alleati che rifiutano di aiutarlo in questa guerra d’aggressione che lo vede schierato al fianco di Israele.
REAZIONI IMMEDIATE:
Dall’Europa, freddezza totale. Macron, in visita in Giappone, parla di “prevedibilità europea” contro “paesi che possono farti male” con un chiaro riferimento a Trump. Regno Unito e Francia chiudono lo spazio aereo ai voli Usa, Spagna e Italia bloccano le basi militari.
Da Russia e Cina, un silenzio calcolato. Mosca e Pechino, alleati storici di Teheran, non intervengono militarmente ma sfruttano il guadagno: il petrolio russo è più richiesto e Pechino compra a sconto. In sostanza, Russia e Cina ne escono al momento come vincitori silenziosi, mentre l’Europa perde per le pressioni Nato.
Perché Trump ha rilanciato la bomba: “Sto considerando seriamente di tirare fuori gli Usa dalla Nato”. Lo ha detto in interviste a Telegraph e Reuters, dopo il rifiuto degli alleati europei sull’invio di navi nello Stretto di Hormuz. “È oltre ogni riconsiderazione”, ha scandito. “La Nato è una tigre di carta, Putin lo sa benissimo”.
Un altro pugno allo stomaco alla storia. La Nato non è un club per ricchi: è la garanzia che un attacco a uno è un attacco a tutti. Trump la riduce a “chi paga di più?”, come fosse un affare immobiliare. Minacciare l’uscita per punire gli alleati che non seguono la sua guerra unilaterale è egoismo travestito da realpolitik, tradisce i principi che l’America ha difeso dal 1949.
Legalmente non può farlo da solo, serve il Congresso, in base alla legge del 2023, ma il danno è fatto: la fiducia è stata azzerata mentre Putin giubila. È il crepuscolo di un ordine mondiale, o solo un bluff da campagna elettorale in vista delle Midterm Elections (elezioni di metà mandato) previste per il 4 novembre prossimo?
LA DICHIARAZIONE DA BRIVIDO
“Riporteremo l’Iran all’età della pietra” non è solo retorica da cowboy: significa bombardare reti elettriche, impianti idrici, civili inermi. Crimini di guerra potenziali, secondo il diritto internazionale. È l’ammissione che la forza bruta vale più del dialogo, che la vita di milioni di persone conta meno del petrolio.
Trump non minaccia solo Teheran: minaccia il mondo intero con un ultimatum da gangster. “Prendetelo voi” è cinico, disumano, scarica su Europa e Asia il caos che ha creato, insieme e per conto di Israele. Le reazioni a livello mondiale sono pressoché unanimi: “barbarie nucleare”, “imperialismo nudo”. Anche tra gli elettori Maga più fedeli comincia a serpeggiare lo scontento: una promessa di pace prevenne che si trasforma in guerra consegnata.
È il tramonto della diplomazia, l’alba di un’era dove il Presidente della più grande potenza del mondo parla come un predatore. Chi, davvero, è regredito all’età della pietra?