domenica 12 luglio 2026

Morto il senatore Lindsey Graham, il falco repubblicano amico di Israele

 



Il senatore Lindsey Olin Graham, nato il 9 luglio 1955 a Central, nella Carolina del Sud, è scomparso sabato sera, 11 luglio 2026. L’annuncio è stato diffuso dal suo staff sui canali ufficiali: nessuna ulteriore informazione medica è stata fornita al momento, e la famiglia ha chiesto riservatezza e preghiere. 

Graham, figlio di gestori di un piccolo ristorante-bar locale, si è formato all’Università della South Carolina (laurea in Legge) e ha servito come pilota nella riserva dell’Air Force. La sua carriera politica è iniziata alla Camera dei Rappresentanti nel 1995 per poi approdare al Senato nel 2003, dove ha servito ininterrottamente fino alla morte, ricoprendo ruoli chiave come presidente e membro di rango del Comitato Giudiziario e del Comitato Bilancio.

Repubblicano di lungo corso, Graham è stato per decenni un convinto sostenitore di una politica estera assertiva e interventista: forte alleato di Israele, critico implacabile dell’Iran, ha spinto ripetutamente per sanzioni e misure contro il programma nucleare di Teheran, è stato forte sostenitore dell’impegno americano nella “War on Terror”. Inizialmente tra i critici di Donald Trump, negli ultimi anni ne è diventato uno dei più stretti alleati, soprattutto su temi di sicurezza nazionale, Ucraina e Russia.

Non sposato, Graham viveva a Seneca, in Carolina del Sud. La sua scomparsa arriva mentre era in corsa per un quinto mandato senatoriale.

La notizia ha già suscitato reazioni contrastanti negli Stati Uniti e all’estero, riflettendo la polarizzazione che ha accompagnato gran parte della sua carriera politica.

Silenzio complice o coraggio? Mike Levin sfida i repubblicani mentre infuria il dibattito sui fondi per la guerra in Iran

 



Il deputato democratico Mike Levin ha lanciato un appello infuocato e senza sconti ai colleghi repubblicani del Congresso: «Ai miei colleghi repubblicani: “il Presidente degli Stati Uniti ha guadagnato 2,2 miliardi di dollari in un anno mentre sedeva nello Studio Ovale, la maggior parte provenienti da industrie che lui stesso regola. Gli esperti ora paragonano il suo arricchimento personale a Putin e ad altri autoritari, non a nessun leader di una democrazia. Sapete che si tratta di corruzione sfacciata. Lo dite in privato. Quindi, quando lo direte in pubblico?».



Pubblicato su X il 6 luglio 2026, il messaggio di Levin non lascia spazio a equivoci. «Tenere il vostro seggio vale davvero il vostro silenzio? […] Un giorno i vostri figli e nipoti vi chiederanno cosa avete fatto quando il Presidente degli Stati Uniti ha venduto l’ufficio per miliardi. Leggeranno i registri. Sapranno se vi siete alzati in piedi o siete rimasti in silenzio per proteggere un titolo». Un richiamo diretto alla coscienza e al giudizio della storia, in un momento in cui le accuse di conflitti di interesse e auto-arricchimento si fanno sempre più pesanti. 



L’appello arriva mentre il Congresso è attraversato da un altro fronte di scontro rovente: il finanziamento della guerra in Iran. L’amministrazione Trump ha chiesto un pacchetto supplementare da 87,6 miliardi di dollari, di cui circa 67 miliardi destinati al Pentagono per coprire i costi di Operation Epic Fury. La richiesta include il rifinanziamento di munizioni esaurite, operazioni e altri programmi, ma i Democratici non ci stanno. Accusano l’esecutivo di aver avviato una guerra senza autorizzazione congressuale e di pretendere ora che i contribuenti paghino il conto, mentre priorità interne – sanità, assistenza sociale, costi della vita – vengono sacrificate. 

Account democratici come Democrats Deliver (@DemzDeliver) martellano sul tema: il Pentagono sarebbe vicino al limite dopo aver sostenuto spese elevate per il conflitto, e i Democratici si rifiutano di concedere ulteriori risorse senza un serio confronto. Senatori come Patty Murray e Chuck Schumer parlano apertamente di «guerra di scelta» e di richiesta che sembra «progettata per respingere i voti democratici». La tensione è palpabile: senza approvazione del supplemental, fonti militari paventano limitazioni operative già nell’estate.

Levin, da tempo in prima linea contro quella che definisce «corruzione sistemica», collega i due fronti. Non si tratta solo di soldi o di guerra: è una questione di principio democratico. Da un lato, l’arricchimento personale di chi detiene il potere; dall’altro, l’uso di risorse pubbliche per avventure militari contestate, mentre il silenzio repubblicano appare assordante.

Fino a oggi i repubblicani hanno mantenuto una linea cauta, tra fedeltà al presidente e timori di divisioni interne. Ma l’appello di Levin pone una domanda scomoda che rischia di riecheggiare ben oltre questa legislatura: quanto vale un seggio se il prezzo è il silenzio di fronte a scelte che molti, in privato, giudicano sbagliate?

La storia, come ricorda il deputato californiano, non dimentica. E i registri pubblici sono lì, pronti a essere letti.

martedì 7 luglio 2026

Trump, la carta rossa e l’umiliazione: la telefonata presidenziale non salva il calcio americano.

 






Gli Stati Uniti sono stati eliminati agli ottavi di finale della Coppa del Mondo 2026 dal Belgio, che li ha battuti con un netto 4-1. Una prestazione dominante dei Diavoli Rossi, con un gol particolarmente bello di Romelu Lukaku che ha allargato il divario. Nonostante il ritorno in campo di Folarin Balogun – la stella americana – gli USA non sono riusciti a reggere il ritmo di una delle nazionali più forti d’Europa.



Tutto era iniziato con una polemica già esplosiva. Nella partita del turno precedente contro la Bosnia-Erzegovina (vinta 2-0 dagli americani), Folarin Balogun aveva ricevuto un cartellino rosso diretto per un intervento giudicato pericoloso su un difensore avversario: un fallo di caviglia che, secondo regolamento FIFA, comportava una squalifica automatica di una partita.

Donald Trump, grande appassionato di sport (e poco esperto di calcio), non ci ha visto chiaro. Ha ammesso pubblicamente di non sapere «che diavolo fosse una carta rossa» fino a quel momento, ma ha comunque telefonato personalmente al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per chiedere una revisione della decisione. Secondo Trump, non si trattava di un fallo grave ma di «due grandi atleti che si sono scontrati». Ha paragonato la situazione a quella di Messi, Ronaldo o Harry Kane: «Non puoi togliere i migliori giocatori».

Miracolosamente (o prevedibilmente, per i critici), la FIFA ha revocato la squalifica di Balogun, sospendendola con la formula della “probation” di un anno. Una decisione senza precedenti, che ha scatenato indignazione internazionale, proteste dal Belgio e accuse di interferenza politica. Balogun ha giocato contro il Belgio, ma non è bastato: gli americani sono stati dominati e umiliati sul campo con un 4-1 che lascia poco spazio alle scuse. 



Trump aveva dichiarato: «Se vinciamo o perdiamo, è giusto… Dobbiamo avere i nostri migliori giocatori». Il problema è che, una volta persa, la vittoria sarebbe stata comunque macchiata agli occhi del mondo.




L’intervento di Trump è stato un affronto non solo per i giocatori americani, ma per l’intero mondo del calcio, per gli arbitri e per chiunque creda nella spontaneità e nella purezza dello sport. È corruzione, ignoranza e imbroglio mescolati insieme: un presidente che ammette di non conoscere le regole base eppure pretende di influenzare le decisioni della FIFA.

Che cosa farà adesso Trump? Chiamerà di nuovo Infantino sostenendo che il 4-1 «non ha senso» e chiederà di invertire il risultato? O ammetterà che il calcio, semplicemente, non è (ancora) lo sport degli Stati Uniti?

Eloquente il commentato di un sostenitore MAGA: «Niente di più americano che perdere uno sport da froci giocato da poveracci del terzo mondo».

La realtà è più amara: gli USA, pur ospitando il torneo, devono ancora fare i conti con una verità sportiva scomoda. Il calcio non si conquista con telefonate dal potere, ma con qualità, tattica e correttezza sul campo. E su quel terreno, ieri, il Belgio ha dato una lezione difficile da digerire.

Il dibattito resterà acceso: è accettabile che un presidente interferisca in questo modo per “salvare” la propria nazionale? O è proprio questo il segnale che il calcio americano ha ancora tanta strada da fare prima di essere preso sul serio a livello globale?


lunedì 29 giugno 2026

Raid israeliani colpiscono tende di sfollati a Gaza: 8 morti, tra cui due bambini.

 



Nelle ultime 24 ore raid aerei e attacchi con droni israeliani hanno colpito aree densamente popolate di tende di sfollati nella Striscia di Gaza, uccidendo almeno 8 persone, tra cui due bambini, e ferendone oltre 20. Gli attacchi si sono concentrati soprattutto nel sud e nel centro dell’enclave, colpendo zone indicate come umanitariamente sicure.

A Al-Mawasi, zona costiera a ovest di Khan Younis, un raid ha ucciso una madre di 23 anni e la figlia di un anno; un secondo attacco su un gruppo di tende ha provocato altri 2 morti e 13 feriti. A Qarara, nord-ovest di Khan Younis, è stato ucciso un uomo di 31 anni, sposato da pochi mesi con la moglie incinta. A Deir al-Balah, centro di Gaza, un drone ha colpito una tenda uccidendo almeno tre persone, tra cui un bambino di 8 anni e il nonno.



Violazioni del cessate-il-fuoco in vigore da ottobre 2025 vengono costantemente denunciate dalle autorità sanitarie di Gaza che parlano di un bilancio pesante, con gli ospedali – tra cui il Nasser di Khan Younis – sotto forte pressione. Centinaia di migliaia di persone continuano a vivere in condizioni umanitarie drammatiche, ammassate nelle tende.

martedì 23 giugno 2026

Le dimissione di Starmer: L’eredità sanguinosa di Gaza e il Tradimento del Labour





Keir Starmer si è dimesso ieri, 22 giugno 2026, da leader del Labour e da Primo Ministro.

Ha ceduto alla rivolta interna del partito e alle pesanti sconfitte nelle elezioni locali e regionali di maggio, che hanno fatto crollare i sondaggi. Dopo quasi due anni dal trionfo elettorale del 2024, ha ammesso che il partito non lo considera più la persona giusta per guidare il Labour alle prossime elezioni. Rimarrà in carica fino alla conclusione della corsa per la successione, probabilmente fino a settembre.

Il front runner è Andy Burnham, l’ex sindaco di Greater Manchester, che ha appena vinto un seggio in Parlamento.

È il settimo Primo Ministro britannico in dieci anni, altro segno di instabilità politica a Londra.


I retroscena sono soprattutto politici e interni al Labour.

Dopo la vittoria schiacciante del 2024, Starmer ha visto i sondaggi crollare rapidamente. Le elezioni locali di maggio sono state un disastro: il Labour ha perso terreno a favore di Reform UK e dei Verdi, e questo ha scatenato una rivolta interna. Quasi 40 deputati hanno iniziato a chiedere apertamente un cambio di leadership.

Andy Burnham, molto popolare al Nord, è emerso come alternativa forte. La sua vittoria schiacciante in un’elezione suppletiva recente ha accelerato tutto: ha dimostrato che un altro laburista poteva vincere dove Starmer stava perdendo consensi.

Starmer ha resistito per settimane, ma alla fine ha dovuto ammettere che il partito non lo vedeva più come l’uomo giusto per le prossime elezioni. Nel discorso di ieri davanti a Downing Street, ha detto chiaramente che ascoltava la volontà del partito e si faceva da parte “con buona grazia”.

In sintesi: non c’è stato uno scandalo singolo, ma un accumulo di malcontento per risultati elettorali deludenti e una percezione di leadership debole.






I NEMICI GIURATI


Ha detto Jeremy  Corbin:  “Keir Starmer se n'è andato, ma non dimenticheremo mai il ruolo che il suo governo ha avuto nel più grande crimine del nostro tempo.

Oggi, ho ripresentato il mio disegno di legge per un'inchiesta indipendente sulla complicità del Regno Unito nel genocidio.”


Corbyn sta chiedendo un'inchiesta per scoprire la verità, ma ha già dichiarato la Gran Bretagna complice del "crimine più grande del nostro tempo" e tutto il suo lavoro è già costruito intorno a questa conclusione


 Il fronte Corbyn e la questione Gaza.


Corbyn ha da tempo accusato Starmer di aver tradito i principi del partito sulla politica estera, e in particolare su Gaza. Il suo intervento riprende un tema divisivo che ha segnato Starmer fin dal 2023. In un’intervista a Leading Britain's Conversation

(LBC, a Nick Ferrari ottobre 2023), alla domanda se in un assedio fosse appropriato tagliare elettricità, acqua, viveri, Starmer rispose: “Penso che Israele abbia quel diritto” Intendendo nel contesto del diritto all’autodifesa dopo gli attacchi di Hamas, precisando poi “entro il diritto internazionale”. La frase aveva provocato polemiche immediate, dimissioni di consiglieri locali e accuse di aver giustificato violazioni del diritto umanitario. Starmer ha in seguito chiarito e spostato la posizione verso appelli al cessate-il-fuoco, ma l’eredità è rimasta controversa tra l’ala sinistra del partito. 

Corbyn costruisce la sua critica su questa base, sostenendo che Starmer ha “tradito i membri del Partito Laburista” per consolidare il controllo, marginalizzando le voci pro-Palestina e sostenendo Israele in modo acritico. Il disegno di legge per l’inchiesta mira a esaminare armi, sorveglianza e basi RAF coinvolte.






Ben Gvir e il contesto più ampio. 


Le dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir (ministro israeliano di estrema destra) tipo:  “Per ogni madre israeliana che piange il proprio figlio, devono piangere mille madri libanesi. Il Libano deve bruciare” si inseriscono nelle tensioni del 2026 con Hezbollah e il Libano. Sono frasi incendiarie che molti critici (anche in Occidente) vedono come retorica estremista che equipara collettivamente i civili a obiettivi, alimentando dibattiti su proporzionalità, uso della fame come arma e valori occidentali. L’UE non lo ha sanzionato pienamente, e questo silenzio è visto con disprezzo da più parti. 


In sintesi sull’eredità di Starmer: 

-le dimissioni sono principalmente dovute a fallimenti domestici e perdita di fiducia interna, non a un singolo scandalo. Tuttavia, la questione Gaza ha profondamente diviso il Labour e rimane un punto dolente per l’ala sinistra. Corbyn usa la partenza di Starmer per rilanciare la sua narrazione su “complicità” e responsabilità. Burnham, favorito, ha posizioni più sfumate sul conflitto (ha rotto con Starmer sul cessate-il-fuoco), ma il partito resta spaccato.


Per i più critici, questa è l'eredità di Starmer, e per questo sarà ricordato. Un sostenitore del genocidio sionista, che ha tradito i membri del Partito Laburista per ottenere il controllo dello schieramento .


Ma è l’inquietudine che provocano le  dichiarazioni  di Ben Gvir a scuotere mezzo mondo. 

Se la morte di civili innocenti diventa un programma politico e la fame un'arma accettabile, non siamo davanti alla difesa dell'Occidente ma al fallimento dei valori che l'Occidente dice di difendere. E il silenzio di chi continua a trovare giustificazioni è parte del problema, non della soluzione.





lunedì 22 giugno 2026

Smotrich: “Gaza è distrutta… e il mondo non ci ha fermati”.

 


Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha rilasciato dichiarazioni esplosive: “Abbiamo combattuto per due anni e mezzo nella Striscia di Gaza, guarda solo quanto è distrutta… e il mondo non ci ha fermato. Per questo credo che dobbiamo occupare tutta Gaza e imporre un regime militare. Gaza deve essere colonizzata perché senza coloni non c’è esercito”.



Le parole di Bezalel Smotrich, pronunciate di recente e rilanciate in un video virale sui social, rappresentano un’ammissione esplicita della logica che lega insediamenti e controllo militare nei territori palestinesi. Il ministro di estrema destra non si limita a chiedere l’occupazione di Gaza, ma sottolinea che senza una presenza di coloni israeliani non è possibile mantenere un’effettiva presa militare sul territorio.



Reazioni ufficiali e sui social. 


In Israele, il leader dell’opposizione Yair Lapid ha definito “delirante” e “fantasiosa” la proposta di Smotrich, accusandolo di vivere scollegato dalla realtà sul campo — in particolare dalla presenza di migliaia di combattenti di Hamas ancora attivi.

Sui social, il video ha generato forte indignazione, soprattutto negli account pro-Palestina. Molti commentatori sottolineano come Smotrich sveli il vero ruolo dei coloni: non semplici civili, ma strumento funzionale all’occupazione militare. Il post ha ottenuto migliaia di visualizzazioni e condivisioni in poche ore, con commenti che lo definiscono “la prova che i coloni sono parte integrante del progetto militare”.

A livello internazionale le reazioni restano limitate, in linea con il “silenzio” che lo stesso Smotrich sembra interpretare come via libera. Nessuna condanna ufficiale di peso è emersa nelle ultime ore, mentre organizzazioni palestinesi e attivisti accusano il ministro di incitare apertamente alla colonizzazione di un territorio sotto assedio.

Queste dichiarazioni arrivano mentre il dibattito sul “giorno dopo” a Gaza rimane bloccato, con Smotrich che continua a premere per una soluzione basata su controllo militare e insediamenti ebrei. Le sue parole, per quanto estreme, riflettono una linea politica che da anni caratterizza l’ala più radicale della coalizione israeliana.

giovedì 18 giugno 2026

JD Vance attacca Israele: “Non potete uccidere per risolvere ogni problema”. Ancora morti nei bombardamenti di stanotte nel sud del Libano

 


WASHINGTON – Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha usato toni insolitamente duri contro il governo israeliano, criticando gli attacchi nel Libano e ricordando a Tel Aviv quanto sia dipendente dal sostegno militare americano.

Nel corso di un briefing alla Casa Bianca, Vance ha rivolto un chiaro messaggio ai ministri israeliani:


«Se facessi parte del governo israeliano, non attaccherei l’unico alleato potente che mi rimane in tutto il mondo.»


E ancora:


«Negli ultimi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto la vostra patria sono state costruite da mani americane e pagate con i dollari dei contribuenti americani.»



Vance ha definito “inaccettabili” i pesanti bombardamenti che hanno provocato vittime civili e ha aggiunto: «Non potete semplicemente uccidere per risolvere ogni singolo problema di sicurezza nazionale che avete. Siete un Paese di nove milioni di persone».

Proprio questa notte, nuovi raid aerei e bombardamenti israeliani hanno colpito duramente il sud del Libano, in particolare il distretto di Nabatieh.


Il “Cessate il Fuoco” viene così ignorato e crolla per l’ennesima volta. 

L’ attacco ha ucciso un numero non ancora precisato di persone. 

Il giornalista libanese Hadi Hoteit, che riporta dalla regione di Nabatieh, parla di 18 morti nelle zone di Nabatieh, Harouf, Sharaiyeh, Kgarsir e dintorni.


Almeno 20 raid aerei hanno centrato e distrutto  edifici residenziali nel più violento assalto avvenuto finora dal più recente cessate il fuoco. 


•  Le agenzie libanesi ufficiali (NNA e Ministero della Salute) e i media internazionali parlano di numeri più bassi — tra i 8 e i 15 morti.


Il bilancio è provvisorio, con i soccorritori ancora alla ricerca di persone intrappolate sotto le macerie. Molte vittime sono state uccise in attacchi con droni su auto e motociclette poco prima dell’alba. Tra i morti vi sarebbero intere famiglie. 

I residenti che erano tornati a casa durante la tregua sono stati di nuovo costretti a fuggire. Il bombardamento è continuato nonostante il memorandum USA-Iran che chiede la fine degli attacchi israeliani in Libano.

con i soccorritori ancora alla ricerca di persone intrappolate sotto le macerie. Molte vittime sono state uccise in attacchi con droni su auto e motociclette poco prima dell’alba. Tra i morti vi sarebbero intere famiglie. 

I residenti che erano tornati a casa durante la tregua sono stati di nuovo costretti a fuggire. Il bombardamento è continuato nonostante il memorandum USA-Iran che chiede la fine degli attacchi israeliani in Libano.



La posizione di Vance segna una delle prese di distanza più nette tra Washington e Gerusalemme degli ultimi anni. Mentre l’amministrazione Trump punta a stabilizzare la regione attraverso l’intesa con Teheran, gli attacchi continui in Libano vengono visti come un ostacolo concreto al percorso.


VOICE OF RABBIS rincara così su X: 

“E il nostro messaggio a Israele è questo:

smettete di parlare a nome di tutti gli ebrei. State mettendo in pericolo le comunità ebraiche in tutto il mondo.

Israele pretende di rappresentare tutti gli ebrei, le azioni di Israele vengono attribuite ingiustamente agli ebrei di tutto il mondo che non hanno mai eletto il suo governo e non ne sostengono l'esistenza.

L'ebraismo è una religione. Israele è uno stato.

Non parlate a nostro nome”.