Keir Starmer si è dimesso ieri, 22 giugno 2026, da leader del Labour e da Primo Ministro.
Ha ceduto alla rivolta interna del partito e alle pesanti sconfitte nelle elezioni locali e regionali di maggio, che hanno fatto crollare i sondaggi. Dopo quasi due anni dal trionfo elettorale del 2024, ha ammesso che il partito non lo considera più la persona giusta per guidare il Labour alle prossime elezioni. Rimarrà in carica fino alla conclusione della corsa per la successione, probabilmente fino a settembre.
Il front runner è Andy Burnham, l’ex sindaco di Greater Manchester, che ha appena vinto un seggio in Parlamento.
È il settimo Primo Ministro britannico in dieci anni, altro segno di instabilità politica a Londra.
I retroscena sono soprattutto politici e interni al Labour.
Dopo la vittoria schiacciante del 2024, Starmer ha visto i sondaggi crollare rapidamente. Le elezioni locali di maggio sono state un disastro: il Labour ha perso terreno a favore di Reform UK e dei Verdi, e questo ha scatenato una rivolta interna. Quasi 40 deputati hanno iniziato a chiedere apertamente un cambio di leadership.
Andy Burnham, molto popolare al Nord, è emerso come alternativa forte. La sua vittoria schiacciante in un’elezione suppletiva recente ha accelerato tutto: ha dimostrato che un altro laburista poteva vincere dove Starmer stava perdendo consensi.
Starmer ha resistito per settimane, ma alla fine ha dovuto ammettere che il partito non lo vedeva più come l’uomo giusto per le prossime elezioni. Nel discorso di ieri davanti a Downing Street, ha detto chiaramente che ascoltava la volontà del partito e si faceva da parte “con buona grazia”.
In sintesi: non c’è stato uno scandalo singolo, ma un accumulo di malcontento per risultati elettorali deludenti e una percezione di leadership debole.
I NEMICI GIURATI.
Ha detto Jeremy Corbin: “Keir Starmer se n'è andato, ma non dimenticheremo mai il ruolo che il suo governo ha avuto nel più grande crimine del nostro tempo.
Oggi, ho ripresentato il mio disegno di legge per un'inchiesta indipendente sulla complicità del Regno Unito nel genocidio.”
Corbyn sta chiedendo un'inchiesta per scoprire la verità, ma ha già dichiarato la Gran Bretagna complice del "crimine più grande del nostro tempo" e tutto il suo lavoro è già costruito intorno a questa conclusione
Il fronte Corbyn e la questione Gaza.
Corbyn ha da tempo accusato Starmer di aver tradito i principi del partito sulla politica estera, e in particolare su Gaza. Il suo intervento riprende un tema divisivo che ha segnato Starmer fin dal 2023. In un’intervista a Leading Britain's Conversation
(LBC, a Nick Ferrari ottobre 2023), alla domanda se in un assedio fosse appropriato tagliare elettricità, acqua, viveri, Starmer rispose: “Penso che Israele abbia quel diritto” Intendendo nel contesto del diritto all’autodifesa dopo gli attacchi di Hamas, precisando poi “entro il diritto internazionale”. La frase aveva provocato polemiche immediate, dimissioni di consiglieri locali e accuse di aver giustificato violazioni del diritto umanitario. Starmer ha in seguito chiarito e spostato la posizione verso appelli al cessate-il-fuoco, ma l’eredità è rimasta controversa tra l’ala sinistra del partito.
Corbyn costruisce la sua critica su questa base, sostenendo che Starmer ha “tradito i membri del Partito Laburista” per consolidare il controllo, marginalizzando le voci pro-Palestina e sostenendo Israele in modo acritico. Il disegno di legge per l’inchiesta mira a esaminare armi, sorveglianza e basi RAF coinvolte.
Ben Gvir e il contesto più ampio.
Le dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir (ministro israeliano di estrema destra) tipo: “Per ogni madre israeliana che piange il proprio figlio, devono piangere mille madri libanesi. Il Libano deve bruciare” si inseriscono nelle tensioni del 2026 con Hezbollah e il Libano. Sono frasi incendiarie che molti critici (anche in Occidente) vedono come retorica estremista che equipara collettivamente i civili a obiettivi, alimentando dibattiti su proporzionalità, uso della fame come arma e valori occidentali. L’UE non lo ha sanzionato pienamente, e questo silenzio è visto con disprezzo da più parti.
In sintesi sull’eredità di Starmer:
-le dimissioni sono principalmente dovute a fallimenti domestici e perdita di fiducia interna, non a un singolo scandalo. Tuttavia, la questione Gaza ha profondamente diviso il Labour e rimane un punto dolente per l’ala sinistra. Corbyn usa la partenza di Starmer per rilanciare la sua narrazione su “complicità” e responsabilità. Burnham, favorito, ha posizioni più sfumate sul conflitto (ha rotto con Starmer sul cessate-il-fuoco), ma il partito resta spaccato.
Per i più critici, questa è l'eredità di Starmer, e per questo sarà ricordato. Un sostenitore del genocidio sionista, che ha tradito i membri del Partito Laburista per ottenere il controllo dello schieramento .
Ma è l’inquietudine che provocano le dichiarazioni di Ben Gvir a scuotere mezzo mondo.
Se la morte di civili innocenti diventa un programma politico e la fame un'arma accettabile, non siamo davanti alla difesa dell'Occidente ma al fallimento dei valori che l'Occidente dice di difendere. E il silenzio di chi continua a trovare giustificazioni è parte del problema, non della soluzione.