Mentre Navi Pillay, presidente della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, dichiara: “La guerra di Israele contro Gaza è un genocidio”.
Israele risponde accusando gli autori del rapporto di antisemitismo, ma il termine non ferisce chi lotta per diritti dei civili palestinesi. Non ha senso.
Mentre i carri armati avanzano e dal cielo piovono bombe, arriva la notizia di altri 60 morti e di 386 feriti ricoverati negli ospedali, solo nelle ultime 24 ore
Ciò porta il bilancio delle vittime del genocidio israeliano a Gaza a 64.964 e dei feriti a 165.312.
In queste ore, migliaia di famiglie fuggono sotto i bombardamenti, percorrendo lunghe distanze in auto, su carri trainati da animali e a piedi verso la Striscia di Gaza meridionale, in quello che potrebbe trasformarsi in un esodo mortale.
Ma il massacro dei bambini e dei civili palestinesi comincia a pesare anche sulle coscienze dei soldati israeliani. Nel corso di un incontro alcuni partecipanti hanno lanciato e svuotato sul tavolo della Commissione sacchetti contenenti i farmaci che sono costretti ad assumere perché affetti da disturbo post-traumatico da stress. (PTSD).
Non solo farmaci psichiatrici, ma anche antidolorifici, come il fentanil. Denunciano inoltre un alto numero di suicidi tra gli ex combattenti dell’ IDF (Forze di difesa israeliane). "Siamo malati di mente e i nostri amici si stanno suicidando”.
Secondo il quotidiano Haaretz, il numero dei soldati che soffrono di malattie psichiche si aggirerebbe tra i 17e i 20mila.
Alcuni cecchini israeliani hanno ammesso pubblicamente di aver sparato intenzionalmente a un gran numero di bambini raccolti attorno ai centri per la distribuzione del cibo.
Un tiratore della Brigata Nahal ha dichiarato: “Ogni giorno abbiamo la stessa missione: garantire gli aiuti umanitari nel nord della Striscia.”
Le persone in cerca di aiuti e cibo cercano di avanzare per raggiungere posti tra le prime file, ma c'è un confine davanti a loro che non riescono a vedere.
“Una linea che se attraversata ci impone di sparare, ” spiega Beni. “È come un gioco del gatto e del topo. Cercano di arrivare ogni volta da un percorso diverso, e io sono lì con il fucile da cecchino, e gli agenti mi urlano, ‘Abbattili, abbattili.’ Sparo 50–60 proiettili ogni giorno. Ho smesso di contare. Non ho idea di quanti ne ho uccisi, molti. Bambini.”
Questo s’intende per “difesa”? Difendersi sparando ai bambini affamati?




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