domenica 8 aprile 2018

Siria. Strage chimica a Duma: il pretesto per un attacco su vasta scala contro Assad.

All'ultima, ennesima strage di persone in Siria, fa seguito l'abituale e circostanziata efferatezza che annuncia, con deliberato cinismo, un nuovo pretesto di guerra: quel che si dice in gergo: il casus belli. 70 civili sono stati uccisi  per soffocamento causato da un agente chimico. Non è dato sapere con precisione quale, ma la sostanza in questione non dovrebbe essere un agente nervino bensi un gas “soffocante”, come ad esempio il fosgene. Un tipo di arma chimica mai usata prima d’ora in Siria. È questa, al momento, l'ipotesi formulata da alcuni esperti dopo aver visionato le immagini delle vittime.
Tra queste, come sempre, si contano anche numerosi bambini.
Quello che invece non si riesce a capire è chi sia realmente il responsabile dell'orrendo gesto. I ribelli accusano il Governo Siriano, il Governo Siriano respinge l' accusa e punta l'indice dritto contro i ribelli stessi.
Gli Stati Uniti, attribuiscono alla Federazione Russa una rilevante responsabilità ed un sia pur indiretto coinvolgimento nei gesti  perpetrati (eventualmente) dai gruppi fedeli al governo di Damasco. E la Russia che fa? Nega a sua volta ogni addebito, e parla di attacco “fabbricato”.
Sta di fatto che, indipendentemente da chi sia il responsabile della strage, ora gli Stati Uniti hanno a disposizione il pretesto, il casus belli, per attaccare la Siria.
Da settimane il numero uno del Pentagono, Jim Mattis, afferma che l’uso di armi chimiche in Siria determinerebbe una dura risposta americana. Lo stesso presidente Trump, che pure aveva annunciato il ritiro delle truppe Usa, aveva pubblicamente dichiarato la propria volontà di attaccare i vertici del regime siriano nel caso in cui fossero state utilizzate armi chimiche.
Non vorranno estraniarsi di certo dalla scena francesi e  britannici, sempre pronti ad agire di concerto con gli Stati Uniti quando si tratta di colpire assetti vitali del governo di Damasco.
E quindi, paradossalmente, assume persino relativa importanza la paternità di  questo attacco chimico. Ciò che conta, invece, sono le decisioni dei Governi Occidentali, ora, che finalmente hanno una motivazione per giustificare un attacco su vasta scala in Siria.
Americani, francesi e britannici devono aver già chiari anche i bersagli contro cui puntare i propri missili.
1)Le basi militari sospettate di essere l’origine degli attacchi chimici.
2)La sede del Governo Siriano e il suo presidente Al Assad
3)I sistemi di difesa aerea della Siria e le batterie operate dai russi.
Ad un' eventuale risposta militare dell'occidente potrebbe invece contrapporsi una più auspicabile risposta diplomatica o politica. A partire da oggi, gli occhi guardano a Washington, le speranze, tutte, sono riposte su John Bolton, nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca.

D.Bart.

venerdì 30 marzo 2018

Gaza, il fuoco dei cecchini uccide 15 palestinesi. 1.400 i feriti

La prima vita soffocata dai colpi d'artiglieria è stata quella di Omar Samour, un contadino di soli 27 anni. Il giovane si trovava all'interno della Striscia di Gaza, ma secondo i militari israeliani, gia troppo vicino alla barriera di sicurezza. E nel momento di alta tensione ogni passo è un pericolo, una minaccia all'invalicabilità del confine da difendere a tutti i costi. Perciò gli ufficiali di Tel Aviv hanno lanciato l'ordine di fare fuoco.
Poco più tardi la stessa sorte è toccata ad Amin Mahmoud Muammar, 35 anni, quindi ad un altro e ad un altro ancora fino a che il numero dei morti è arrivato a 14. Secondo i medici palestinesi, la vittima più giovane aveva 16 anni.

Nella Striscia di Gaza, dove la pace non può, non riesce a metter radici, Israele spara da ore sui manifestanti palestinesi. E oltre a quella dei morti è cominciata anche la conta dei feriti:1.000 - 1.200 - 1.400. Numeri che salgono di ora in ora.
L'esercito israeliano reprime con durezza e decisione la manifestazione commemorativa organizzata da Hamas durante la Yom al-Ard, la giornata della terra, che ricorda i morti palestinesi del 30 marzo 1976, quando le forze armate giunte da Tel Aviv soffocarono nel sangue la protesta dei coloni contro l'esproprio di terreni agricoli . La manifestazione dovrebbe proseguire fino al 15 maggio,  giorno del Nakba, la dichiarazione d'indipendenza israeliana del 1948. Stessa data che segna la diaspora forzata di migliaia di palestinesi.

Nei giorni scorsi il Governo di Tel Aviv aveva diramato l'avvertimento: "non esiteremo a dare ordine di sparare ai cecchini qualora i manifestanti dimostrassero  l'intenzione di superare le  recinzioni per fare il loro ingresso nei territori occupati da colonie israeliane".

Ed è ciò che sarebbe accaduto, almeno secondo le forze armate israeliane che stanno reprimendo senza pietà i tentativi di rivolta dei palestinesi. I quali, in ogni caso, restano imprigionati all'interno di un'area – la Striscia di Gaza – isolata dalle colonie da alti muri e reticolati di filo spinato.
Gli ufficiali israeliani replicano: "I palestinesi fanno rotolare pneumatici incendiati e lanciano pietre verso la barriera di sicurezza, i soldati israeliani ricorrono a mezzi antisommossa e sparano in direzione dei principali responsabili e hanno imposto una zona militare chiusa attorno alla Striscia di Gaza, una zona dove ogni attività necessita di autorizzazione".

LA FURIA DI HAMAS.

La reazione di Hamas non si è  fatta attendere.
"Non cederemo nemmeno un pezzo della terra di Palestina e non riconosceremo l’entità israeliana. Promettiamo a Trump e a tutti quelli che sostengono il suo complotto che non rinunceremo a Gerusalemme e che non c’è soluzione se non il diritto al ritorno”.
Il capo politico Hamas, Ismail Haniyeh, aggiunge:" date il
benvenuto ovunque al popolo palestinese che ha sconfitto la scommessa dei leader nemici secondo cui i vecchi sarebbero morti e i giovani avrebbero dimenticato. Ecco i giovani, i nonni e i nipoti. Non rinunceremo a Gerusalemme".

D.Bart.

sabato 17 marzo 2018

SIRIA. MIGLIAIA DI CIVILI IN FUGA DAI BOMBARDAMENTI. ESODO DA AFRIN E GHOUTA.


  

Colonne di civili, intere famiglie che portano con sé i vecchi, i malati e i lattanti da accudire. Fuggono in fretta e furia,con sacchi di fortuna e valige dove hanno stipato un po' di cibo e indispensabili vettovaglie. Sono decine di migliaia: in parte, lasciano la Ghouta orientale, in parte  Afrin, a nord della Siria.
16mila coloro che, secondo l'ONU, sono partiti da Ghouta, l’unica area vicina a Damasco ancora sotto il controllo dei ribelli siriani e che per questo, da settimane, patisce l'intenso attacco delle forze governative del presidente Bashar al Assad e dei suoi alleati.
50mila, invece, i civili che hanno lasciato Afrin, città del nord della Siria controllata dai curdi e obiettivo dell’ultima campagna militare turca, iniziata due mesi fa.
Qui la situazione si è  aggravata negli ultimi giorni, quando la Turchia ha annunciato di avere circondato la città, proprio mentre migliaia di persone erano ancora in fila per uscire dall’unica via di fuga rimasta aperta e nell'imminenza di un probabile bombardamento.
I curdi hanno lanciato un ultimo SOS venerdì, quando  l’unico ospedale operativo di Afrin è stato colpito dalle bombe sganciate dagli aerei turchi. Sotto questi  bombardamenti sono morte 43 persone, inclusi i bambini.
Ma la Turchia non arretra di un passo: vuole prendere Afrin e indebolire cosi  i curdi siriani, che il presidente  Recep Tayyp Erdogan sospetta essere molto vicini ai terroristi del PKK.
E se Afrin dovesse cadere nella mani di Ankara, migliaia di curdi attualmente in fuga non potrebbero più tornare  alle proprie case, alle proprie vite.
La strategia di Erdogan prevede infatti la creazione di “zona cuscinetto”, che vada oltre il confine meridionale turco con la Siria. Una lingua di terra individuata proprio in Afrin, attualmente controllata dai curdi.

A Ghouta orientale, invece, si teme un massacro. La situazione è gravissima, da settimane ormai.
L'offensiva militare del regime di Assad ha già ucciso 1.250 civili, su una popolazione stimata di 400mila persone. Gli attacchi sono continuati quasi incessantemente, nonostante la tregua di un mese approvata dall’ONU e tregue più limitate, di poche ore al giorno, promosse dalla Russia. Dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, sappiamo che soltanto nella giornata di venerdì 46 civili, tra cui 6 bambini, sono morti sotto i bombardamenti  dell'esercito di Assad e dei suoi alleati.
Una guerra fratricida nella quale, per paradosso, è lo stesso governo siriano a portare "in salvo" i civili impauriti, attraverso i cosiddetti corridoi umanitari. Soltanto venerdì erano circa 4000 le persone in fuga. Mai così tante, in poche ore. 
D.Bart

domenica 11 marzo 2018

Bombe e massacri di civili. Continua, implacabile, l'offensiva dell' esercito turco su Afrin.

Ad Afrin, la situazione si fa di ora in ora più dura e drammatica. L' esercito turco, entrato da giorni in territorio siriano, continua a uccidere senza discrimine combattenti e civili. Le bombe hanno distrutto case, scuole, mercati e acquedotti. La città ha quasi terminato le riserve d'acqua dopo che i turchi, preso possesso della diga di Meidanki, hanno tagliato la fornitura e bombardato le stazioni di pompaggio. Viveri e medicinali non sono sufficienti a soddisfare le richieste dal momento che in città ha cercato rifugio anche la gente dei villaggi, già caduti sotto controllo dell'esercito turco e delle milizie jihadiste.
Il sentore di un imminente massacro aleggia su tutto il territorio di guerra, tanto che Asya Abdullah, del Movimento per una società democratica (Tev-Dem), ha invitato tutti i curdi alla sollevazione. La sirena d'allarme è  suonata in queste ultime ore, dopo che l’esercito turco e le formazioni  jihadiste
alleate si sono avvicinate a 2 chilometri dal centro di Afrin.
La città è stata presa d'assedio su diversi lati, in particolare dalla direzione di Shera: una distanza che pone  direttamente sotto minaccia il centro di Afrin. L' alta densità della popolazione, costituita dai residenti e dai tanti rifugiati, soffre la mancanza di acqua e non solo. Mancano anche generi di prima necessità, mentre  bombardamenti di artiglieria e di aerei continuano a colpire zone periferiche della città.
Il Tev Dem ha chiamato a una mobilitazione generale, a una sollevazione in tutti i posti e le piazze del mondo per difendere Afrin. Sotto accusa c'è il "progetto di pulizia etnica" che Erdogan e  jihadisti vorrebbero attuare sulla popolazione di Afrin.
Da più parti viene invocata la costituzione di una no fly zone che fermi i bombardamenti aerei, gli stessi che continuano ad alimentare il già  elevatissimo numero di vittime civili.  Azioni di protesta sono già in atto in molte città europee, ed anche in Bashur.
La gente di Afrin chiede alla comunità internazionale di rompere il silenzio, chiede di sostenere la popolazione, invoca una proposta di pace per la Siria.
È ora che abbia fine questo massacro, passato fino ad oggi sotto silenzio, o quasi.
D.Bart.

Un bambino spaventato nelle strade distrutte di Afrin

venerdì 2 marzo 2018

ZUCCHERO E TUMORI. UNO STUDIO RIVELA L'EFFETTO DISASTROSO CHE SVEGLIA LE CELLULE CANCEROGENE.


Un team di ricercatori europei ha scoperto una relazione disturbante tra il consumo di zucchero e l'iperattività delle cellule tumorali. Dopo nove anni di studi, gli scienziati belgi hanno dimostrato come l' effetto di Walburg , un fenomeno in cui le cellule tumorali abbattono gli zuccheri molto rapidamente, può stimolare lo sviluppo e la crescita dei tumori.

Secondo il rapporto, i tumori trasformano maggiori quantità di zucchero in lattato rispetto ai tessuti sani. Questo effetto è stato ampiamente studiato e persino utilizzato per l' individuazione di tumori cerebrali .

Lo studio , iniziato nel 2008 sotto la guida del professor Johan Thevelein, ha dimostrato come l'assorbimento iperattivo di zucchero da parte delle cellule tumorali porti ad un circolo vizioso di continua stimolazione dello sviluppo e della crescita del cancro, il che spiegherebbe la correlazione tra l'intensità dell'effetto Warburg e l'aggressività del tumore.

Per arrivare alla scoperta, gli esperti hanno analizzato le cosiddette "proteine ​​Ras", che si trovano comunemente nelle cellule tumorali e possono sviluppare forme mutate di cancro . Usando il lievito come riferimento, il team ha osservato il legame tra l'attività di Ras e il metabolismo dello zucchero, altamente attivo nel lievito.

Secondo il professore, la ricerca offre una base per studi futuri in questo ambito, che potrebbero guidare il cambiamento della dieta nelle persone che soffrono o sono inclini allo sviluppo di diversi tipi di tumori.


mercoledì 28 febbraio 2018

SIRIA: NEL MASSACRO DI GHOUTA MUOIONO ALTRI 400 CIVILI. 90 I BAMBINI.

I morti in Siria, sono oltre 340 mila dal 2011.

Pianti, urla di dolore che si confondono con il fragore delle bombe e dei mortai: il massacro del popolo siriano si consuma nel silenzio colpevole del mondo. Nel Ghouta orientale, ad est di Damasco, è una strage.  10 giorni di attacchi aerei hanno causato 400 morti - 90 dei quali bambini- e più di 870 feriti. A queste vittime, andranno ad aggiungersi quelle che non trovano posto negli ospedali, diventati bersaglio dei combattimenti insieme alle scuole.
In questo inferno in terra cade nel vuoto anche la richiesta di un immediato cessate il fuoco e la possibilità d'ingresso alla zona di personale medico.
Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, più di mille civili avrebbero  urgentissimo bisogno di aiuto medico perché feriti o gravemente malati.
Ultimo capitolo della guerra in Siria questo su Ghouta, che potrebbe rivelarsi il più feroce  in sette anni di combattimenti. E mentre
sale la tensione militare anche sul fronte turco,
le vittime risultano essere soprattutto civili, in particolare bambini.
In base alle stime ufficiali, più  di 400.000 civili sarebbero rimasti intrappolati nelle ultime 48 ore all'interno dell'enclave in mano all'opposizione. La Croce Rossa Internazionale ha ribadito che i corridoi della pausa umanitaria di cinque ore al giorno, dalle 9 alle 14,
annunciata da Mosca e dall'alleato siriano non possono essere usati dai civili senza un accordo tra le parti belligeranti e senza le necessarie garanzie di sicurezza.
L'ultimo convoglio umanitario che ha portato aiuti nella Ghouta si è mosso lo scorso novembre. Dunque, che altro dire! Poco importano, a questo punto, reciproche accuse ed eventuali responsabilità.
CHI SONO I RESPONSABILI DEL MASSACRO?
Sul governo di Damasco piovono nuove accuse. Secondo un rapporto pubblicato dal New York Times, che cita esperti Onu, la Corea del Nord ha spedito ai siriani forniture che potevano essere usate per la produzione di armi chimiche.
Tecnici nord coreani sono anche stati avvistati mentre lavoravano in impianti di armi chimiche e missili in Siria.
Anche ieri i bombardamenti aerei e di artiglieria governativi sono proseguiti sulla Ghouta. E secondo fonti mediche locali avrebbero causato almeno altri otto morti tra i civili, tra cui un bambino. Le aree più colpite sono Kfar Batna, Jisrin, Arbin, Harasta, Duma.
L'agenzia governativa siriana Sana ha invece accusato i "terroristi" della Ghouta di lanciare colpi di mortaio sul posto di blocco attraverso cui dovrebbero passare, secondo Mosca e Damasco, i civili in fuga dall'area assediata. La Russia afferma inoltre che durante la pausa umanitaria miliziani armati hanno continuato ad attaccare le posizioni delle forze governative vicino alle città di Hazram e Nashabiya, estendendo poi l'offensiva ad altre aree.
LA COOPERAZIONE CRIMINALE.
Nonostante l'orrore di un massacro senza fine e senza pietà, le potenze atlantiche, già responsabili di aver alimentato un conflitto fratricida e d'aver portato guerra e distruzione in Siria, non sembrano paghe. Prima uccidono, poi fanno della "cooperazione" un' orgia tra le macerie. 
Lo scandalo del sesso in cambio di cibo e altri aiuti fa prima capolino dal lungo silenzio quindi esplode in tutta la sua nefandezza. Al  terribile, esecrabile ricatto sono state sottoposte migliaia di donne siriane da parte di operatori di agenzie Onu e di ong. La denuncia viene confermata da una cooperante. In un'intervista alla BBC, proprio nella giornata mondiale delle organizzazioni no profit e nel bel mezzo dello scandalo che sta travolgendo diverse organizzazioni umanitarie in tutto il mondo, Danielle Spencer racconta nei particolari l'agghiacciante comportamento di alcuni suoi colleghi.


GLI INTERESSI E L'INDIFFERENZA DELLE GRANDI POTENZE.
L’Europa è disgregata e indifferente. Russia e Stati Uniti, Turchia e Iran, pensano a come  spartirsi le spoglie della Siria, l'Onu che riconferma la propria impotenza. Come già in Iraq, in Libia, nello Yemen.
Impotenza e inutilità tali, che  sarebbe persino giusto sciogliere l’Onu per rifondare una nuova società delle nazioni, con pari diritti e pari doveri per tutti i popoli.
Così, come attualmente concepita, l’Organizzazione delle Nazioni Unite non può rappresentare  l’interesse collettivo, non rappresenta tutti i popoli, ma solo gli interessi di alcuni. Già nell’atto della sua nascita, avvenuta a San Francisco nel giugno del 1945, c’è una norma che suona inammissibile nello statuto di qualsiasi organizzazione democratica : il diritto delle cinque nazioni vincitrici della guerra (Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia e Cina) a partecipare continuativamente al Consiglio di sicurezza. Sarà di conseguenza che
L' Onu si sia prestata spesso nel rendere politicamente corretti crimini viceversa orrendi. Ha approvato, per dirne uno, l’embargo assassino contro l’Iraq
richiesto con prove false dagli Usa. Anche l'inefficienza è colpa, se si pensa al milione di morti in Ruanda e ai massacri di Srebrenica.
D.Bart

venerdì 9 febbraio 2018

Caccia USA bombardano est della Siria. Scontri tra curdi, lealisti e opposizione.


Con raffiche di bombardamenti che da due giorni bersagliano l'est del Paese, i caccia statunitensi hanno ucciso decine di miliziani governativi. Avviene li, dove le forze curde, sostenute dalla coalizione occidentale, combattono contro le truppe filo-Assad appoggiate da Russia e Iran.
Così, nonostante l’Isis sia stato cacciato dalle sue roccaforti, la Siria continua ad essere martoriata da scontri tra le varie fazioni che si contendono le aree di influenza.
Il governo siriano parla di "mostruosa aggressione" ed ha chiesto l'intervento dell'ONU, accusando Washington di sostenere "il terrorismo" dello Stato islamico .
Anche per Mosca si è trattato di un "attacco deplorevole", mentre i vertici della coalizione affermano che gli attacchi aerei sono stati effettuati per difendere le forze curde dall'offensiva di miliziani lealisti a ridosso dell'Eufrate, dove da 3 anni agiva l’Isis.
Come spesso accade dall'inizio della guerra civile in Siria, le versioni sugli scontri nella regione si contraddicono e, soprattutto, non arrivano mai fonti indipendenti.
Quindi:
- i vertici USA raccontano che circa 500 uomini appartenenti ai gruppi ausiliari finanziati e addestrati anche dall'Iran, sono avanzati con carri armati protetti da fuoco di artiglieria oltre l'Eufrate, verso il pozzo petrolifero di Khusham controllato dalle forze curde.
- Il ministero degli esteri siriano afferma invece che i raid aerei hanno attaccato per primi le "forze tribali" che nell'area di Khusham "combattono contro l'Isis".
(in realtà, nella zona, i miliziani dello Stato islamico sono già stati dichiarati formalmente sconfitti)
Su un altro fronte, a Ghuta, ad est della capitale Damasco, i bombardamenti degli aerei governativi hanno ucciso 75 civili, tra i quali donne e bambini, in una zona densamente abitata, controllata dall’opposizione armata.
Dallo scorso 25 dicembre la zona è stretta nella morsa dolorosa di un’offensiva lanciata dall’esercito e dall’aviazione siriani, sostenuti dalla Russia, contro miliziani appoggiati dall’Arabia Saudita.
D.Bart.