giovedì 11 settembre 2025

IL GENOCIDIO E “LA BANALITÀ DEL MALE”.






Un cronista di Declassified UK ha chiesto al presidente israeliano se si considerasse un criminale di guerra. La domanda è stata posta mentre Isaac Herzog percorreva Downing Street per un incontro con il Primo Ministro del Regno Unito, Keir Starmer. 




L’appuntamento è iniziato  con una calorosa stretta di mano che ha suscitato indignazione sui social britannici. Del tipo:

“a un assassino di massa non dovrebbe essere permesso di entrare nel Regno Unito, figuriamoci di visitare il numero 10 di Downing Street”.


“Il regime di Starmer è complice dei crimini dei colonizzatori della Palestina”.


“Grazie infinite per aver affrontato a gran voce funzionari così disgustosi. Lasciate che sentano la pressione. Lasciate che ascoltino la voce di chi prima o poi li estrometterà. Il genocidio è solo una parte della storia”.


“@Keir_Starmer Sei una persona davvero sfacciata che accoglie questo criminale assassino di bambini.”


“Riuscite a immaginare se Hamas mandasse un drone a eliminarlo mentre è a Londra? Cosa farebbe la NATO?”


Questo il tenore dei commenti, che ho scelto tra i tanti e meno feroci. Ma prima dei social, altri hanno illustrato quel che comunemente viene ormai definito “banalità del male”. 


Un concetto che meglio di tutti ha spiegato Hannah Arendt, coniandolo 

nel suo libro del 1963 

“La banalità del male"

Eichmann a Gerusalemme”, che descrive come individui comuni possano diventare complici di atti orribili semplicemente eseguendo ordini, dimostrando mancanza di riflessione o mancanza di empatia per le esperienze altrui. Suggerisce che il male può sorgere non solo da figure mostruose, ma da comportamenti banali, irriflessivi e burocratici, una consapevolezza che Arendt trasse osservando Adolf Eichmann, un funzionario nazista tra i principali organizzatori dell'Olocausto.


Arendt osservò il processo del 1961, quando Eichmann si presentò come un semplice burocrate che eseguiva gli ordini e faceva carriera, piuttosto che come una persona profondamente malvagia o piena di odio.

Rimase colpita dall'aspetto "terribilmente normale" di Eichmann e dalla sua apparente mancanza di pensiero critico, concludendo che la sua malvagità non era radicata in una profonda malizia, ma in un impegno "sconsiderato" nei confronti dei suoi doveri.


Il concetto sfidava l'idea che solo i criminali straordinari commettessero atrocità, sostenendo che anche le persone comuni, in determinate condizioni, fossero capaci di partecipare a grandi malvagità.


La "banalità del male" sottolinea il ruolo del conformismo irriflessivo, dei processi burocratici e del distacco dei compiti quotidiani dalle loro orribili conseguenze.


MANCANZA DI EMPATIA.

Arendt ha individuato nella "riluttanza a immaginare cosa stia provando l'altra persona" un elemento fondamentale della banalità del male e

trovava più spaventoso che un simile male potesse essere compiuto da individui apparentemente comuni e sconsiderati, piuttosto che da sadici o ideologi.

Il concetto di responsabilità “sottolinea l'importanza del pensiero critico individuale, del giudizio indipendente e della consapevolezza delle proprie azioni per prevenire la complicità in danni sistemici".

mercoledì 10 settembre 2025

DRONI RUSSI ABBATTUTI IN POLONIA. CHIUSI 4 AEROPORTI.

 

Per la prima volta dall'invasione in Ucraina, un paese membro della NATO è stato direttamente attaccato dalla Russia. Nella notte, numerosi droni russi hanno varcato lo spazio aereo della Polonia dove hanno trovato, pronte ad agire, le difese aeree polacche e della NATO

I droni, si parla di una decina, sono stati abbattuti. 

Mark Rutter (@SecGenNATO) sta valutando la situazione 

in costante contatto con la Polonia e gli altri alleati. “Non abbiamo registrato vittime. La ricerca dei resti dei droni abbattuti è in corso, ma già stiamo riaprendo gli aeroporti”, ha detto il primo ministro polacco Donald Tusk nel corso della riunione di emergenza del governo a Varsavia.




L'attacco -ha aggiunto- è "molto probabilmente una provocazione su larga scala". 

LE REAZIONI 


Voldymyr Zelensky su Telegram: “Mosca mette sempre alla prova i limiti del possibile e, se non incontra una forte reazione, passa a un nuovo livello di escalation. Oggi c’è stato un altro passo di escalation: gli shahed’ russo-iraniani hanno operato nello spazio aereo della Polonia, nello spazio aereo della Nato. Non un solo ‘shahed’, ma almeno 8 droni d’attacco diretti verso la Polonia. Un precedente estremamente pericoloso per l’Europa. Se ci saranno ulteriori passi dipenderà completamente dalla coordinazione e dalla forza delle azioni di risposta. I russi devono sentire le conseguenze”,


Marko Mihkelson, Presidente della Commissione Affari Esteri del parlamento estone:

“La Russia sta mettendo alla prova la NATO con un passo che rasenta l'aggressione. Abbattere i droni è stata la decisione giusta dei nostri alleati polacchi. 

Ma cosa verrà dopo? Abbiamo bisogno di consultazioni tra gli alleati per garantire di agire rapidamente e con chiarezza. 

Il passo successivo migliore è rafforzare le difese aeree dell'Ucraina con l'aiuto di una coalizione di volenterosi, per poi passare alla pianificazione pratica di una NO-FLY zone su almeno una parte dell'Ucraina”. 



Kestutis Budrys, ministro degli Esteri lituano: “Le ripetute, sconsiderate violazioni dello spazio aereo della Nato da parte della Russia rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza delle persone e delle infrastrutture critiche. La difesa aerea lungo la frontiera della Nato deve essere rafforzata senza indugio. L’Alleanza deve rispondere dimostrando le proprie capacità, non solo con preoccupazioni. La situazione è chiara: finché a Putin sarà permesso di continuare a combattere la sua guerra sanguinosa contro l’Ucraina, nessun paese, nemmeno all’interno della Nato, potrà essere al sicuro

lunedì 8 settembre 2025

7.000 BAMBINI NEL PROGRAMMA UNICEF PER MALNUTRIZIONE ACUTA

 



In sole due settimane 7.000 bambini sotto i cinque anni sono stati inseriti nei programmi di recupero dell'UNICEF per malnutrizione acuta. Si prevede che il totale, in pochi giorni, supererà i 15.000 nuovi pazienti, oltre 7 volte il totale di febbraio.


È, quella in atto, una carestia deliberata, non un danno collaterale. Le politiche del governo israeliano colpiscono i più vulnerabili, i bambini, mentre il mondo guarda tanta sofferenza senza mostrare nemmeno pietà. Non si tratta "solo" del genocidio di Netanyahu. È il genocidio di tutti i Paesi del mondo, con la sola eccezioni dell'Irlanda, che inizialmente ha inviato forze di pace. 


Perché gli israeliani riducono alla fame i palestinesi? “ Per renderli permanentemente inabili, fisicamente e mentalmente. I bambini in crescita rimarranno per sempre rachitici. Questo è sempre stato uno degli obiettivi principali di Netanyahu, Ben Gvir e degli altri esponenti del governo israeliano. È mostruoso ma efficace”, scrivono sui social i commentatori 


Il Washington Post ha già riportato la notizia di un documento di 38 pagine che descrive nei dettagli il piano "Gaza Riviera". È quello stilato dell'amministrazione Trump per il trasferimento forzato di 2 milioni di palestinesi e la sottomissione del territorio di Gaza ad amministrazione fiduciaria statunitense per oltre un decennio. Il piano propone di offrire ai cittadini di Gaza un "pacchetto di ricollocazione" di 5.000 dollari, insieme a sussidi limitati per cibo e affitto, purché "lascino volontariamente" la propria terra. 

domenica 7 settembre 2025

“UNITING FOR PEACE”. UNA GIORNATA MONDIALE D’AZIONE PER FERMARE ISRAELE





Craig Mokhiber, avvocato per i diritti umani ed ex membro delle Nazioni Unite, insieme alla società civile palestinese e a gruppi di tutto il mondo lancia un appello chiedendo  una Giornata mondiale di azione. L’appuntamento, fissato al 18 settembre, mira a definire le responsabilità di Israele, aggirando il veto degli Stati Uniti. 


L'80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si aprirà martedì potrebbe agire immediatamente per porre fine al genocidio e all'apartheid nell'ambito dell'iniziativa "Uniting for Peace" :

(1) negando le credenziali di Israele;

 (2) chiedendo sanzioni e un embargo militare;

(3) istituendo un tribunale penale;

(4) riattivando i meccanismi anti-apartheid;

 (5) istituendo una forza di protezione delle Nazioni Unite per la Palestina per proteggere i civili, facilitare gli aiuti umanitari, preservare le prove dei crimini israeliani e contribuire alla ricostruzione. 

Con un voto a maggioranza di 2/3, né gli Stati Uniti, né Israele, né alcun funzionario delle Nazioni Unite potrebbero fermarlo. 

“Scrivete, parlate e manifestate per chiedere alle delegazioni di agire ora affinché ciò accada” raccomanda Mokhiber. 

Le Nazioni Unite stesse sono sotto processo. Agiranno finalmente per salvare vite umane e preservare la propria legittimità?


La Palestinian ONG Network (PNGO) (tra le promotrici della Giornata Mondiale di Azione)

denuncia il mancato rispetto da parte di Israele di una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottata il 18 settembre 2024, che chiedeva a Israele di porre fine alla sua presenza illegale nei Territori Palestinesi Occupati entro 12 mesi e di aderire alle misure provvisorie richieste in un caso di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia.


Nonostante la risoluzione ONU, Israele ha continuato e intensificato l'occupazione e gli attacchi contro Gaza, provocando la dichiarazione di carestia da parte delle Nazioni Unite. La PNGO e i suoi alleati sostengono che gli Stati membri delle Nazioni Unite debbano agire subito , soprattutto considerando che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è stato in grado di farlo a causa del veto degli Stati Uniti.


I gruppi umanitari chiedono agli Stati membri delle Nazioni Unite di:


- “aggirare la situazione di stallo del Consiglio di sicurezza, consentendo potenzialmente di agire entro un mese;


- dispiegare una forza di protezione multinazionale delle Nazioni Unite a Gaza e in Cisgiordania su richiesta dello Stato di Palestina per:

-- proteggere i civili

-- aprire punti di ingresso via terra e via mare

-- facilitare gli aiuti umanitari

-- preservare le prove dei crimini israeliani

-- sostenere la ripresa e la ricostruzione;

- mettere in discussione la posizione di Israele all'interno delle Nazioni Unite facendo sì che gli stati membri si oppongano alle credenziali di Israele, portando a una relazione formale da parte del comitato per le credenziali e infine a un voto dell'Assemblea generale sull'opportunità di sospendere il riconoscimento di Israele."


Nell’ambito dei suoi continui attacchi ai difensori dei diritti umani e agendo per conto del regime israeliano, l'amministrazione Trump ha aggiunto alla sua lista di sanzionati le tre principali organizzazioni palestinesi per i diritti umani: Al Haq, Al Mezan e PCHR. Si tratta di sanzioni "specialmente designate" e riservate a una lista di terroristi e narcotrafficanti. 

I gruppi colpiti dal provvedimento sono però riconosciuti in tutto il mondo per la professionalità, l’umanità e il coraggio. “Dobbiamo essere solidali con loro, così come con la relatrice delle Nazioni Unite sui diritti umani Francesca Albanese e con la Corte penale internazionale” dice Mokhiber. 

sabato 23 agosto 2025

NETANYAHU CHIEDE LA CENSURA. MA LA VERITÀ NON È UN CRIMINE


 




Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in un'intervista rilasciata mercoledì scorso , ha invocato la censura dei social media per porre fine alle "calunnie del sangue" del XXI secolo, come l'affermazione che Israele starebbe facendo morire di fame i bambini di Gaza.



"Israele-dice- è accusato di far morire di fame i bambini, più o meno come nel Medioevo gli ebrei venivano accusati di uccidere i bambini cristiani per spargere il loro sangue".


E minaccia: "Dobbiamo fare qualcosa riguardo agli algoritmi dei social network".


Ma dire la verità non è un crimine. Commettere un genocidio, si.


Ecco perché Israele ha dovuto eliminare tanti giornalisti e le loro famiglie: come monito per gli altri a non denunciare gli orrori di quanto sta avvenendo a Gaza. Molti americani si stanno ribellando ed esprimono il proprio dissenso sui social: “È orribile sapere che sono costretto a finanziare questo massacro.”

Perché numerose sono ormai le prove che tutto l’orrore raccontato da Gaza è terribilmente vero. E ciò che vediamo non è nemmeno la parte più disgustosa di questo che viene chiamato genocidio.

Non ha nulla a che fare con la calunnia del sangue, ma con video quotidiani di bambini  fatti a pezzi dalle bombe, bambini mutilati e assassinati. 

Bambini che vengono affamati, fucilati, fatti saltare in aria. Tutto ciò è malvagio. Israele è malvagio, Trump è malvagio perché lo sostiene e lo finanzia. Malvagia è ogni singola persona nel mondo che approva e persino applaude. 


Netanyahu ha lanciato un appello alla censura tracciando un parallelo diretto tra le attuali accuse secondo cui Israele starebbe facendo morire di fame i bambini palestinesi e le storiche accuse di "diffamazione del sangue" usate per perseguitare gli ebrei nell'Europa medievale. Con la sua credibilità internazionale gravemente compromessa, questa strategia sembra mirare meno a conquistare l'opinione pubblica globale e più a rafforzare il messaggio diretto al suo pubblico interno, quello che lo sostiene.


Nel tempo e nella Storia grandi giuristi, statisti, filosofi hanno tentato di indicarci la strada della giustizia, della democrazia, della comprensione, dell’amore e del rispetto verso all’altro. 


Benjamin Franklin, Noam Chomsky, Nietzsche, Brandeis, John Stuart Mill. Carl Sagan,Truman, Euripide, Ken Ammi. Ognuno di loro, ed altri, hanno tracciato un codice incancellabile e inesorabilmente  ineludibile se vogliamo dirci e sentirci umani. 


Chiunque voglia sovvertire la libertà di una nazione deve cominciare col soggiogare la libertà di parola.

Chi combatte i mostri deve fare attenzione a non diventare egli stesso un mostro. “E se guardi a lungo nell'abisso, l'abisso guarderà anche dentro di te.”

Se c'è tempo per smascherare attraverso la discussione la falsità e gli errori, per scongiurare il male attraverso i processi educativi, il rimedio da applicare è più parola, non il silenzio imposto.

Il male distintivo del mettere a tacere l'espressione di un'opinione è che ciò deruba il genere umano, chi verrà dopo di noi, così come la generazione attuale, coloro che dissentono dall'opinione, ancor più di coloro che la sostengono. Se l'opinione è giusta, vengono privati ​​dell'opportunità di scambiare l'errore con la verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande: la percezione più chiara e l'impressione più vivida della verità, prodotte dalla sua collisione con l'errore.


“La libertà di parola è uno dei pilastri principali di un governo libero; quando questo sostegno viene meno, la costituzione di una società libera si dissolve e sulle sue rovine si erige la tirannia.”


Una delle lezioni più tristi della storia è questa: se siamo stati ingannati abbastanza a lungo, tendiamo a rifiutare qualsiasi prova dell'inganno. Non siamo più interessati a scoprire la verità. L'inganno ci ha catturati. È semplicemente troppo doloroso ammettere, anche a noi stessi, di essere stati ingannati. Una volta che si dà potere a un ciarlatano su di noi, non lo si recupera quasi mai. Se non riusciamo a pensare con la nostra testa, se non siamo disposti a mettere in discussione l'autorità, allora siamo solo creta nelle mani di chi detiene il potere. Ma se i cittadini sono istruiti e formano le proprie opinioni, allora chi detiene il potere lavora per noi. In ogni paese, dovremmo insegnare ai nostri figli il metodo scientifico e le ragioni di una Carta dei Diritti. Con essa arrivano una certa decenza, umiltà e spirito di comunità. Nel mondo infestato da malvagi, vivere in virtù della nostra natura umana, potrebbe essere tutto ciò che ci separa dall'oscurità.

Nel mondo infestato dai bruti: la scienza come una luce nell'oscurità. 


Una volta che un governo si impegna a mettere a tacere la voce dell'opposizione, ha una sola strada da percorrere: quella di adottare misure sempre più repressive, fino a diventare una fonte di terrore per tutti i suoi cittadini e a creare un paese in cui tutti vivono nella paura.


Questa è schiavitù, repressione dei propri pensieri.


Il trucco più grande che il Male  abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esisteva.

Il secondo più grande trucco che il Male abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui è il buono.


Goebbels era a favore della libertà di parola per le opinioni che gli piacevano. Lo era anche Stalin. Se sei davvero a favore della libertà di parola, allora sei a favore della libertà di parola proprio per le opinioni che disprezzi. Altrimenti, non sei a favore della libertà di parola.


Dopo il 12 giugno 2025, Israele ha rischiato di scatenare la Terza Guerra Mondiale con un attacco aereo non autorizzato contro l'Iran, condotto mentre Trump era attivamente impegnato nei negoziati di pace, senza la sua preventiva conoscenza o il suo consenso. Trump, inspiegabilmente, li ha difesi come un genitore che protegge un figlio viziato che non poteva sbagliare.


Israele ha lanciato attacchi aerei contro l'Iran il 12 giugno 2025, prendendo di mira i suoi impianti nucleari e altri siti, in un contesto di crescente tensione. Ciò è avvenuto mentre Trump stava portando avanti negoziati diplomatici con l'Iran per frenare il suo programma nucleare, compresi i colloqui mediati in Oman a partire da aprile 2025.

giovedì 7 agosto 2025

LA DESTRA OGGI: OPINIONE O DIAGNOSI?

 





Essere di destra oggi non è un’opinione, no, è proprio una diagnosi. Un cortocircuito mentale che si spaccia per identità. 


È come se una parte del cervello si fosse proprio inceppata, bloccata su due o tre slogan da stadio, ripetuti a pappagallo mentre il mondo, beh, va avanti e loro restano lì, a inseguire una bandiera sbiadita. 


A volte pensi : ma dai, non è possibile! Non possono essere così ottusi, così dannatamente banali, così allergici alla realtà da fare dell’ignoranza un manifesto politico.

Non possono davvero pensare che un meme preso da un gruppo WhatsApp – uno qualsiasi! – sia una prova storica, o che un libro, uno solo, serva solo come fermacarte per il loro tavolino. E invece eccoli lì, a brandire crocifissi nei selfie come se fossero clave, a urlare “valori” con la convinzione di chi legge la lista della spesa di un discount. 





Ma ti chiedi, sul serio, come fanno a vivere senza mai aprire un libro? Senza un minimo di curiosità, senza un briciolo di dubbio che li spinga fuori dal loro cortile mentale, tutto recintato con filo spinato. Come si fa a scambiare la violenza per ordine, l’arroganza per patriottismo, l’ignoranza per una medaglia da mettersi al petto? Come si può, tirare in ballo Dio, i Vangeli, la “tradizione” per giustificare cattiveria, rancore, e quella totale, completa incapacità di pensare? È come se avessero preso il Vangelo e l’avessero usato per accendere un falò, ma non di legna, di libri!


Poi apri X e trovi i post di Salvini, Meloni, Lollobrigida – la santa trinità dell’imbarazzo nazionale. Selfie davanti a un crocifisso, con quei sorrisi che sembrano usciti da un catalogo di televendite di quart’ordine. Twittano di “popolo” e “gente vera”, ma poi inciampano in gaffe che farebbero arrossire un bambino delle elementari – tipo Meloni- che parla di “sovranità”, ma sembra confonderla con un condimento per la pasta. Coltivano l’ignoranza come un orto di cemento, la coccolano, la trasformano in voti. E, incredibile, ci riescono pure.


E poi, i commenti! Un circo di no-vax che giurano che il vaccino è un chip 5G, putiniani che vedono Mosca come il faro della libertà, terrapiattisti con un master in Google e negazionisti del clima che dicono che l’estate è solo “un po’ più calda”. Gente che scambia la propria incapacità di capire un grafico per la prova che il mondo è un complotto. Gente che trasforma il proprio fallimento esistenziale in una crociata contro “i poteri forti”. E che cosa fanno? Votano chi è fatto esattamente come loro: confuso, arrogante, rancoroso. Stupido. E fiero di esserlo!


Non è solo ignoranza, è proprio una scelta di vita. Una struttura mentale che odia la complessità come se fosse un insulto personale. È la psicologia dell’autoritarismo, quella studiata già negli anni ’50: rigidità cognitiva, paura dell’ambiguità, un bisogno disperato di un capobranco che urli al posto loro. Chi ama l’autoritarismo non regge il caos della libertà. Hanno bisogno di certezze, anche se sono balle; di gerarchie, anche se schifose; di un nemico da odiare, anche se inventato. La violenza, per loro, è una scorciatoia: un pugno sul tavolo che zittisce le domande, un manganello che disegna un ordine fittizio. È il loro modo di calmare l’ansia di un mondo troppo grande, troppo complicato, troppo pieno di sfumature che non capiscono. Non riescono a pensare, e allora colpiscono. Non riescono a capire, e allora seguono. E trovano rifugio in chi promette muri, divise, slogan gridati a squarciagola, perché il silenzio della riflessione li spaventa a morte.


Questi bisogni psicologici – sicurezza, appartenenza, controllo – si trasformano in politiche. Votano per chi dà risposte semplici, anche se sono sbagliate; per chi agita il pugno e chiama “giustizia” la prepotenza; per chi trasforma l’insicurezza personale in un’ossessione per i “confini” e l’“identità”. 

È come se la loro fragilità mentale avesse bisogno di un dittatore da applaudire, di un “uomo forte” che li salvi dal dover pensare da soli. La violenza diventa il loro feticcio, non solo fisica, ma verbale, culturale, politica. È il loro modo di sentirsi vivi, di coprire il vuoto di un cervello in modalità risparmio energetico, come una lampadina fulminata.


Bisogna quasi ammirarli: ci vuole un talento raro per fare dell’ottusità una bandiera e della superficialità un programma politico. 


Chi è di destra oggi si rifugia in questa modalità Non deve pensare. Non deve cambiare. Non deve capire. Basta appartenere. Basta odiare. Basta gridare “prima gli italiani” mentre il cervello si spegne.

E non è un caso se lì trovi sempre corrotti, cialtroni, razzisti, ministri che sembrano usciti da un reality show. Gente che, in un mondo normale, non gestirebbe nemmeno un chiosco di granite, e invece eccola lì: a legiferare, urlare, incassare. A rappresentare il “popolo vero”. E i loro elettori? Si sentono la “maggioranza silenziosa”, la “gente che lavora”. Ma se gratti un po’ la superficie trovi un deserto di idee, un abisso di ignoranza, una collezione di pregiudizi spacciati per verità assolute. Odiano chi studia, chi dubita, chi pensa. Perché pensare è fatica.


Essere di destra oggi è scegliere la corsia preferenziale per l’abisso culturale. È dire: “Non voglio sapere, non voglio capire. Voglio solo urlare più forte.” È applaudire chi sbraita di più, perché ti fa sentire meno solo nella tua rabbia confusa. È votare come se scegliessi il gusto di un gelato avariato, convinti che sia alta cucina.


E il vero mistero? È come facciano a radunarsi nei loro circoli, a condividere meme che sembrano scritti da un generatore di frasi a caso, a guardare i loro condottieri analfabeti in TV e pensare: “Sì, questo è il piano, questo è il nostro riscatto!” Un riscatto che non arriva mai, perché la loro rivoluzione è solo un post su X con l’hashtag sbagliato, due errori di ortografia e un emoticon messo a caso.



(@X:Timostene)