martedì 1 marzo 2022

CEDU ordina alla Russia il cessate il fuoco su obbiettivi civili ucraini

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ordinato alla Russia la cessazione dei bombardamenti su obiettivi civili in Ucraina.


La CEDU ritiene che  rappresentino una minaccia reale e costante di gravi violazioni dei diritti convenzionali della popolazione civile, in particolare ai sensi dell’ art. 2, 3 e 8 della Convenzione sui diritti dell’uomo




Il testo del documento.


"Al fine di prevenire tali violazioni, la Corte, nell'interesse delle parti e nel corretto svolgimento del procedimento, decide di ordinare al governo della Russia di astenersi da attacchi militari contro la popolazione civile e gli oggetti civili, compresi i locali residenziali, veicoli di emergenza e altre strutture civili appositamente protette, come scuole e ospedali, e garantire immediatamente la sicurezza delle strutture mediche, del personale e dei servizi di soccorso all'interno del territorio attaccato o assediato dalle forze russe".

Shoygu: la Russia continuerà l'operazione fino al raggiungimento dei suoi obiettivi

Sergey Shoygu-

La Russia continuerà l'operazione in Ucraina fino al raggiungimento dei suoi obiettivi: "Il Gruppo delle Forze Armate della Federazione Russa continuerà a condurre una speciale operazione militare in #Ucraina fino a quando gli obiettivi fissati non saranno raggiunti".



Il Ministro della Difesa della Federazione Russa, il Generale dell'Esercito Sergey Shoygu, lo ha affermato in una dichiarazione telefonica rilasciata alla TASS.

Obbiettivo: la protezione della Russia dalla minaccia militare Occidentale

"La cosa principale per noi è proteggere la Federazione russa dalla minaccia militare messa in atto dai paesi occidentali che cercano di usare il popolo ucraino nella lotta contro il nostro paese", ha aggiunto.

Il capo del ministero della Difesa ha sostenuto che l'esercito russo non sta occupando il territorio ucraino e prende tutte le misure per preservare la vita e la sicurezza dei civili. «Sottolineo che gli attacchi sono diretti solo ad oggetti militari e armi eccezionalmente precise».

lunedì 28 febbraio 2022

Bombe a grappolo su Charkiv: decine di morti e di feriti. La resitenza in Ucraina si organizza.

L'offensiva russa, lanciata all'alba del 24 febbraio da Vladimir Putin, ora riguarda il nord, l'est e il sud dell'Ucraina.

Riprendono i bombardamenti a Kiev e Charkiv, cade il rublo.

Mentre i colloqui di pace erano in corso al confine con la Biellorussia, Charkiv è stata bombardata a tappeto dalle forze russe.
Decine di persone sono state uccise o ferite.
 

Charkiv - In questa città di circa1.433,886 abitanti, fino a poche ore fa regnava un'atmosfera di veglia armata. Situata a 130 chilometri a ovest di Kiev-la capitale, circondata dalle truppe russe- è un crocevia strategico collegato, per ferrovia e per strada, alle altre città ad ovest del paese, in particolare Leopoli, la principale destinazione per migliaia di rifugiati in fuga dalla guerra.



A #Zhytomyr, 150kilometri da #Kiev, i residenti organizzano la resistenza erigendo barricate.



Due giorni fa le strade di Zhytomyr pullulavano di gente. Migliaia di persone si sono radunate nella piazza centrale per erigere barricate a protezione degli edifici pubblici. In questa mobilitazione senza precedenti, i trattori circolavano mentre gli uomini, pala in mano, riempivano di sabbia solidi sacchi bianchi, poi accumulati davanti agli edifici pubblici. Croci di acciaio saldate insieme fanno da scudo sui viali.



Su uno striscione, appeso sulla facciata del Consiglio Oblast Zhytomyr, svetta la scritta: Gloria per l'Ucraina!

giovedì 24 febbraio 2022

Biden meets with G7, addresses US on response to Russia



US President Joe Biden met with G7 allies Thursday to hammer out a raft of new sanctions against Russia after it invaded Ukraine, and will later speak to the American people on a crisis that he warns will cause “catastrophic loss of life.”

The virtual, closed-door meeting of G7 leaders — Britain, Canada, France, Germany, Italy, Japan and the United States — started at 9:17 am (1417 GMT), a White House official said.

“President Biden and leaders are discussing their joint response to President Putin’s unprovoked and unjustified attack on Ukraine,” the official said.

Before the G7 gathering, Biden first huddled with his National Security Council in the Situation Room, the White House said. His speech to the nation was scheduled for 12:30 pm (1730 GMT).

For weeks, as Russia built up tens of thousands of troops and heavy weapons on Ukraine’s border, Biden has led NATO and other European allies in trying to craft a package of what Washington says are “unprecedented” sanctions as a deterrent.

Now that the deterrent has failed, the effort is likely to see rapid escalation to inflict real pain on Russia’s already shaky economy.

“The United States and its allies and partners will respond in a united and decisive way. The world will hold Russia accountable,” Biden said in his first comments late Wednesday in Washington, after Russian missiles began to rain down on Ukraine.

Biden also held a phone call with his Ukrainian counterpart Volodymyr Zelensky, saying afterwards that he had promised to “provide support and assistance to Ukraine and the Ukrainian people.”

The US president noted that Zelensky had requested him to “call on the leaders of the world to speak out clearly” against Putin’s “flagrant aggression.”

On Tuesday, after Putin first announced he would send troops as “peacekeepers” to two small areas already controlled by Moscow-backed separatists, Western countries swung into action with a first round of sanctions.

The US government joined European allies in imposing sanctions on two Russian banks, Moscow’s sovereign debt, several oligarchs and other measures.

And on Wednesday, as the Russian invasion force became clearly primed to attack, Biden announced he was imposing sanctions on the Nord Stream 2 natural gas pipeline from Russia to Germany — one of energy-rich Moscow’s highest-profile geopolitical projects.

Germany had earlier announced it would block the pipeline from opening for deliveries.

– ‘Cut off’ Russian economy –

Now, US officials are teeing up tougher new sanctions that could include targeting bigger banks, more oligarchs close to Putin and, crucially, a ban on exports to Russia of high-tech equipment and components. It was not clear how many of these measures would be announced Thursday.

Germany’s vice chancellor, Robert Habeck, signalled Thursday there’d be a “strong sanctions package” that will “cut off the Russian economy from industrial progress, will attack and freeze assets and financial holdings, and will dramatically limit access to the European and American markets.”

“No Russian financial institution is safe,” State Department spokesman Ned Price said Wednesday, hours before the invasion was launched.

Some measures also risk serious economic fallout for Western countries and could imperil the global economy recovery after the Covid pandemic. Already stock markets are tumbling and oil prices are soaring over $100 a barrel.

Among the more controversial sanctions would be directly targeting Putin, who is widely reported to have amassed a vast, secret fortune during his two decades running Russia.

Arguably the highest stakes sanction would be cutting Moscow off from the SWIFT international banking network. This would at least for some time disconnect Russia from basic commerce, hugely disrupting the economy, but it would also carry considerable potential aftershocks to the wider, US-led financial system.

Soon after the Russian attacks began, US senators from both parties indicated support for a tough response.

“Tonight, the entire post-World War international order sits on a knife edge. If Putin does not pay a devastating price for this transgression, then our own security will soon be at risk,” Democratic Senator Chris Murphy said.

Republican Senator Mitt Romney warned against “the peril of again looking away from Putin’s tyranny” and urged “the harshest economic penalties” and “expelling them from global institutions.”

AFP

mercoledì 19 agosto 2020

Yemen: le milizie Houthi cacciano gli ultimi ebrei.

Pulizia etnica nel Nord-Est del Paese.


In Yemen è iniziata la  pulizia etnica dei pochi ebrei rimasti nel paese.  Nel Distretto di Kharif sarebbero stati arrestati degli ebrei, poi costretti a firmare  documenti per vendere le proprie case ed ogni loro avere . 

Per poterli ricattare, e costringerli a lasciare lo Yemen, le milizie Houthi  hanno tagliato loro l’acqua, l’elettricità e tolta la  possibilità di andare a comprare da mangiare. Gli stessi metodi sarebbero stati applicati anche nei confronti di altri yemeniti di religioni diverse dalla sciita. (fonte: Al-Mesryoon)

Gli Houthi sono un gruppo paramilitare e politico sciita radicato in Yemen e salito d’importanza  soprattutto nell’attuale guerra civile che sta uccidendo il paese,

La maggioranza degli ebrei dello Yemen, una delle comunità ebraiche più antiche al mondo, hanno lasciato il paese poco dopo la nascita d’Israele; gran parte dei  rimasti sono partiti anche in anni recenti.  All’inizio del secolo scorso erano 50.000, ne sono rimaste poche decine.

Con lo scoppio della guerra civile yemenita, avvenuto nel 2015, gli Houthi avevano fatto un accordo con l’Agenzia Ebraica per far emigrare gli ebrei in totale anonimato, ma il forte sentimento antisemita portò già allora agli arresti degli ebrei.


D.Bart.

sabato 13 giugno 2020

Yemen - Colpito dalla pandemia Covid-19 anche il Paese stremato da 5 anni di guerra.



La Sanità pubblica yemenita, già duramente provata da cinque anni di guerra, non sa come porre rimedio alla pandemia di covid-19. A distanza di oltre un mese dal primo caso, ufficialmente riconosciuto il 13 aprile, le Nazioni Unite lanciano l’allarme dichiarando che il sistema sanitario del Paese è “effettivamente collassato”.
Mentre il contagio sta velocemente dilagando su tutto il territorio, gli operatori umanitari continuano a lavorare con la consapevolezza di non poter fare nemmeno l’assolutamente necessario. Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), denuncia Il numero troppo basso di test, la carenza di dispositivi di protezione e di materiale medico. Il personale impegnato sul campo si dice costretto a mandare via le persone che non può curare.
In due settimane, dal 30 aprile al 17 maggio, Medici Senza Frontiere ha denunciato 68 decessi avvenuti nel proprio centro di Aden, l’unico dedicato ai malati del nuovo coronavirus in tutto il sud del Paese.
Ammonta a due miliardi di dollari la cifra stimata dalle Nazioni Unite per permettere ai programmi umanitari di continuare a operare. La popolazione yemenita, massacrata dalla guerra, è più esposta di altre al virus, anche a causa della diffusa malnutrizione che abbassa le difese immunitarie.
Una conferenza di raccolta fondi promossa dall’Onu si è svolta il 2 giugno in Arabia Saudita. Senza fondi, i programmi che possono salvare gli yemeniti e che sono fondamentali per la lotta al Covid-19, non potrebbero essere portati a termine
Nello Yemen, i casi di Covid-19 ufficialmente registrati a fine maggio erano 184 ; trenta i morti. Conteggio fortemente sottostimato a causa di una guerra civile scatenata dalla presenza dei ribelli sciiti, vicini all’Iran, che dal 2015 controllano la capitale San’a.
L’Arabia Saudita in modo diretto, e l’Iran in modo indiretto, giocano dunque un ruolo determinante in questa drammatica situazione
L’assedio da parte di nove paesi arabi sunniti, sostenuti dagli Stati Uniti, sta provocando ai civili indicibili sofferenze.
Il blocco all’arrivo di qualsiasi rifornimento e medicinale ha ridotto alla fame circa 7 milioni di yemeniti e causato un’epidemia di colera che soltanto negli ultimi tre mesi del 2017 ha provocato 2.000 morti.
La situazione dello Yemen assomiglia sempre di più a quella della Siria: un territorio diviso, dove esistono anche zone controllate dall’Isis e da Al-Qa’ida
Un flagello che da anni si consuma sotto gli occhi di tutti , ma nel silenzio generale dell’Occidente e delle Nazioni Unite. Si è parlato della guerra nello Yemen soltanto dopo l’attacco dei droni ad alcuni pozzi sauditi: l’impennata dei prezzi del petrolio, come conseguenza dell’azione, ha scosso per un po’ l’opinione pubblica.
Per lo Yemen, lo stato più povero del Medio Oriente, l’ attacco ai pozzi ha provocato un’ escalation bellica tutta, ancora e sempre, a danno della popolazione civile esausta.
D. Bart

giovedì 11 giugno 2020

Migranti. Naufragio al largo della Tunisia: 34 cadaveri recuperati

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>>Aggiornamento: sono 51 idedispersi, e 39 i cadaveri recuperati dalla Marina tunisina nell'area del mare situata tra El Louza (Jebeniana) e Kraten al largo delle isole Kerkennah.

Sono 34 i cadaveri fino ad ora recuperati dalla Marina tunisina nell'area di mare situata tra El Louza (Jebeniana) e Kraten, al largo delle isole Kerkennah. Vittime del naufragio di un barcone con 53 migranti subsahariani a bordo, partito da Sfax nella notte tra il 4 ed il 5 giugno e diretto verso le coste italiane. Il sito “tunisie numerique” precisa che i corpi rinvenuti appartengono a 22 donne, 9 uomini, 3 bambini provenienti da vari paesi dell'Africa sub-sahariana. Tra loro, un tunisino originario di Sfax, che sarebbe stato al timone del peschereccio affondato.

Unità della Marina militare e della Guardia costiera con l'ausilio dei sommozzatori delle forze armate e della protezione civile, sono ancora al lavoro nel tratto di mare interessato dal naufragio alla ricerca di altri dispersi.
Martedì la Guardia costiera di Tunisi aveva recuperato 20 corpi, ma circolava già la notizia, riportata da media tunisini, che lo scorso fine settimana 53 persone avevano preso il largo nel tentativo di raggiungere l'Italia.
La maggior parte delle vittime sono donne, dice Samir Maatoug,
direttore della medicina legale presso l'ospedale universitario Habib Bourguiba. L'autopsia, le impronte digitali e altre indicazioni mostrano che 19 corpi su 22 appartengono a donne probabilmente proveniente dalla Costa d'Avorio. Una di loro era incinta.
Altri due corpi sono di un bimbo e una bimba di età compresa tra 2 e 3 anni. Un altro corpo appartiene a un adulto tunisino di Dhraâ Ben Zied, delegazione di El Amra. L’uomo è stato identificato dalla polizia tecnica e potrebbe essere il capitano della barca. Mentre sono in corso i preparativi per la sepoltura, i corpi recuperati vengono collocati nell'obitorio dell'ospedale.
Un'indagine è stata aperta per identificare gli organizzatori della traversata.
I migranti avevano lasciato la costa tunisina in direzione di Lampedusa. Le città della Tunisia meridionale, sia interne che costiere, sono uno dei principali punti di partenza per i migranti irregolari dal Paese del Maghreb. La maggior parte di coloro che si avventurano in mare sono giovani tunisini disoccupati che cercano un futuro migliore. Nel 2019 ,
secondo le statistiche dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), 110.699 persone sono riuscite a attraversare il Mediterraneo in modo irregolare
(6.000 in meno di un anno prima) e 1.283 sono morti nel tentativo di raggiungere le coste italiane.