giovedì 25 settembre 2025

PALESTINA/ISRAELE: I DUE STATI E LE BUGIE DI CLINTON.


Bill Clinton: "Nel 2000, ai palestinesi fu offerto uno Stato con tutta la Cisgiordania, con Gerusalemme Est come capitale. Israele accettò, ma i palestinesi rifiutarono. Non gli importava di avere una patria. Volevano solo uccidere gli israeliani".


Bill Clinton omette di elencare le clausole fondamentali che costrinsero i palestinesi a rifiutare l’offerta. 


Riporto alcune precisazioni fatte da Leonardo Gallo, avvocato, esperto di diritto internazionale. 


Durante i negoziati di Camp David del luglio 2000, mediati dal presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il primo ministro israeliano Ehud Barak fece un'offerta ai palestinesi, guidata da Yasser Arafat. Secondo Clinton, l'offerta includeva circa il 91-95% della Cisgiordania, tutta Gaza, una capitale a Gerusalemme Est e una soluzione per i rifugiati. Tuttavia, i palestinesi rifiutarono l'accordo per diverse ragioni.


-TERRITORIO E SOVRANITÀ 


L'offerta non garantiva la piena sovranità palestinese sulla Cisgiordania. Israele voleva mantenere il controllo su alcune aree (come le colonie e la Valle del Giordano) e proponeva uno Stato palestinese frammentato, con enclave israeliane che avrebbero limitato la continuità territoriale. Questo era visto come un ostacolo alla creazione di uno Stato palestinese attuabile.


-GERUSALEMME


Sebbene l'offerta includesse parti di Gerusalemme Est come capitale, i palestinesi consideravano insufficiente il controllo proposto sui luoghi santi, in particolare sulla Spianata delle Moschee (Haram al-Sharif). La sovranità condivisa o ambigua su Gerusalemme era un punto critico.


- RIFUGUATI

La questione del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi (circa 4-5 milioni all'epoca) era centrale. L'offerta israeliana prevedeva un ritorno limitato di rifugiati in un futuro Stato palestinese, ma non in Israele, cosa che i palestinesi consideravano una negazione di un diritto fondamentale riconosciuto dalle risoluzioni ONU (es. Risoluzione 194).


-FIDUCIA E CONTESTO POLITICO


C'era una profonda sfiducia tra le parti. I palestinesi accusavano Israele di non aver rispettato gli Accordi di Oslo (ad esempio, l'espansione delle colonie). Inoltre, Arafat era sotto pressione interna: accettare un accordo percepito come un compromesso troppo grande rischiava di alienare il supporto della popolazione palestinese.


-TEMPISTICA E PRESSIONE 


I negoziati di Camp David furono percepiti come affrettati. Arafat riteneva che ci fosse bisogno di più tempo per negoziare un accordo definitivo, mentre Clinton, vicino alla fine del suo mandato, spingeva per una conclusione rapida.


L'affermazione di Clinton secondo cui i palestinesi "volevano solo uccidere gli israeliani" è controversa e semplifica una situazione complessa. Molti analisti ritengono che rifletta la frustrazione americana per il fallimento dei negoziati, ma non rappresenti accuratamente le motivazioni palestinesi, che erano legate a questioni di sovranità, giustizia e fattibilità dello Stato proposto. Dopo Camp David, i negoziati continuarono a Taba (gennaio 2001), dove si fecero progressi, ma l'accordo non fu raggiunto prima delle elezioni israeliane che portarono Ariel Sharon al potere.

martedì 23 settembre 2025

L’AVVOCATO: VIETARE ALLE MOGLI DEI SOLDATI IDF IL DIRITTO AL DIVORZIO



 "Se sei in grado, dopo che tuo marito ha combattuto a Gaza per 300 giorni e più (...) di presentargli una causa di divorzio (... ) sei solo una stronza"


Naomi Hirshman è un'avvocatessa israeliana che ha fatto della sua vita la missione di annientare in tribunale le mogli dei riservisti che chiedono il divorzio ai loro mariti. Hirshman non pensa che le donne dovrebbero avere il diritto di chiedere il divorzio agli uomini che tornano dopo aver ucciso civili e commesso quello che gran parte della Comunità internazionale definisce "genocidio". 


Le leggi israeliane sul divorzio, soprattutto per le donne ebree, sono spesso criticate per la loro ingiustizia. Regolate dai tribunali rabbinici secondo la legge ebraica, richiedono  il consenso del marito (tramite un "get"), che, se rifiutato, 

può intrappolare le donne nei matrimoni, creando tensioni emotive e finanziarie. Le riforme, come la divisione dei beni prima del divorzio, mirano ad affrontare le disuguaglianze, ma i critici sostengono che il sistema rimanga di parte, con potenziale rischio di abusi e mancanza di donne tra i giudici. I difensori citano la tradizione religiosa e i recenti sforzi a sostegno delle donne, ma le sfide persistono. La questione rimane dibattuta, nel tentativo di bilanciare il patrimonio culturale con le richieste di uguaglianza.


Il Ruolo del Marito nel Divorzio Ebraico


Necessità del Consenso:
La legge ebraica richiede che il marito dia il proprio consenso per sciogliere il matrimonio. 

La Condizione di Agunah:
Se il marito si rifiuta di concedere il divorzio o scompare, la donna viene considerata una "donna incatenata" (agunah).

Impossibilità di Risposarsi:
Come agunah, non può risposarsi né avere figli considerati legittimi. 


Le Possibilità per la Donna


Richiesta di Divorzio:
Una donna può avviare una petizione di divorzio presso i tribunali rabbinici. 

Sanzioni per il Marito Riluttante:
In alcuni casi, i tribunali rabbinici possono imporre sanzioni o misure coercitive contro i mariti che si rifiutano di concedere il divorzio

Diritto del Get:
Tuttavia, non possono forzare il marito a concedere il get. 


Il Contesto Sociale e Religioso


Giurisdizione Religiosa:
Il matrimonio e il divorzio in Israele sono gestiti dalle giurisdizioni religiose (musulmana, ebraica, cristiana, drusa). 

Il Divorzio Civile:
Non esiste un'opzione di divorzio civile, e questo crea un sistema complesso e dibattuto sui rapporti tra religione e Stato. 

giovedì 18 settembre 2025

LIBERTÀ DI PAROLA: LA CENSURA DI TRUMP


Il vicepresidente JD Vance ha incoraggiato i sostenitori di Trump a provare a far licenziare chiunque dica cose cattive su Charlie Kirk, l’attivista di estrema destra ucciso Il 10 settembre scorso durante un incontro con gli studenti all'Università Utah Valley di Orem, nello Utah.

“Quando vedete qualcuno festeggiare l'omicidio di Charlie, chiamatelo e, diavolo, chiamate il suo datore di lavoro. Non crediamo nella violenza politica, ma crediamo nella civiltà.”


La morte di Charlie Kirk viene immediatamente utilizzata per fabbricare il consenso a favore di grandi atti di tirannia. Ed era immaginabile già a poche ore dall’accaduto. 


Per chi governa l’impero ogni scusa è buona e utile allo scopo: sopprimere la libertà di parola, schiacciare ed eliminare l’opposizione alla macchina da guerra degli Stati Uniti d'America. 

Sfruttano ogni occasione possibile per raggiungere questi obiettivi, che comportano, in buona sostanza, l'espansione del potere e del controllo.


Programmi di diffusione preesistenti vengono portati avanti da chi detiene il potere, come sempre accade quando gli animi si scaldano per un evento traumatico. Chi governa, dovrebbe saper contenere spinte emotive che portano ad abbandonare  la ragione per seguire l’istinto. Quando gli eventi spingono a tradire la razionalità per assecondare la suscettibilità del momento, si dovrebbe reagire in modo chiaro e critico.

Invece, è sbalorditivo quanto aggressivamente Trump stia distruggendo la libertà di parola in seguito all'omicidio di Charlie Kirk.


-La ABC ha sospeso a tempo indeterminato lo show  del conduttore 

Jimmy Kimmel, uno dei più seguiti d'America, dopo le minacce ricevute dalla 

Federal Communications Commission (FCC) di Trump. Nel corso del programma, Kimmel aveva commentato: “Abbiamo toccato ancora di più il fondo. Nella gang dei Maga molti stanno cercando disperatamente di far passare questo ragazzo, che ha ucciso Charlie Kirk, per qualcosa di diverso da loro. Stanno facendo di tutto per sfruttare politicamente la situazione»


-L’attivista Mahmoud Khalil, studente laureato alla Columbia University, esponente delle proteste studentesche dell’anno scorso contro la guerra di Israele a Gaza, è stato arrestato dall’Immigration and Customs Enforcement e portato in un centro di detenzione in Louisiana. Un giudice ha bloccato temporaneamente la sua espulsione dagli Stati uniti in attesa di un’ulteriore pronuncia legale, ma l’amministrazione Trump è irremovibile sul fatto che debba essere deportato in Siria o in Algeria. Khalil, 

ha una green card ed è sposato con una cittadina statunitense incinta di otto mesi.


-La forte opposizione all'olocausto di Gaza che circolava su TikTok ha indotto Washington ha prenderne il controllo. Lo confermano funzionari statunitensi. Lo stesso Trump ha mediato un accordo che consente l'acquisto della piattaforma da parte di un consorzio di cui fanno parte i suoi amici miliardari Larry Ellison e Marc Andreesen.




-Joseph Ellison, co-fondatore di Oracle, è un fanatico oligarca sionista che ha espresso il suo sostegno all'idea di una massiccia rete di sorveglianza per controllare l'intera società; suo figlio David ha appena acquistato la Paramount, proprietaria della CBS News. Il giovane Ellison ha affidato al propagandista filo-israeliano Bari Weiss una posizione di alta dirigenza all'interno della rete.


-Trump afferma di aver chiesto al procuratore generale Pam Bondi di valutare la possibilità di presentare "accuse penali RICO" (legge federale contro il crimine organizzato), contro gli attivisti che gli hanno scandito slogan anti-genocidio mentre cenava in un ristorante. Come se i dimostranti pro-Palestina fossero boss mafiosi.



-Via social, la procuratrice generale Pam Bondi

dichiarato che l'amministrazione Trump inizierà a perseguire penalmente i "discorsi d'odio" contro i conservatori, sostenendo che tali discorsi avrebbero portato all'assassinio di Charlie Kirk.

Quando i cronisti hanno chiesto a Trump un commento sulle dichiarazioni di Bondi, il Presidente ha risposto: "Probabilmente inseguiremo persone come te, perché mi tratti così ingiustamente? È odio. Hai molto odio nel cuore. Forse verrò a cercarti alla ABC."


-Lo scagnozzo di Trump, Stephen Miller, ha dichiarato in un podcast che la Casa Bianca inizierà a prendere di mira le "reti terroristiche" di sinistra, sostenendo senza alcuna base che l'assassinio di Kirk sia stato colpa di un "vasto movimento terroristico interno" che fomenta il tipo di violenza che ha portato alla sua morte. Lo stesso Trump ha affermato che “molte persone che tradizionalmente diresti essere di sinistra (…)sono già sotto inchiesta.”

mercoledì 17 settembre 2025

I GIORNI BUI DELL’ AMERICA: TRUMP MINACCIA ANCHE LA STAMPA.




 "Affermare che non si deve criticare il Presidente, o che si debba stare dalla sua parte, nel bene o nel male, non è solo antipatriottico e servile, ma è moralmente un tradimento nei confronti del pubblico americano" diceva Theodore Roosevelt. 

Ma Trump, forse, nemmeno conosce il nome dei Presidenti che hanno servito e onorato gli Stati Uniti d’America. 

Al giornalista che gli chiede: “Cosa pensa del fatto che Bondi dica di voler combattere l'incitamento all'odio? Molti suoi alleati sostengono che l'incitamento all'odio sia libertà di parola”, 

Trump risponde: “Probabilmente se la prenderanno con persone come te, mi tratti ingiustamente, hai odio nel cuore”.

È così convinto che le critiche nei suoi confronti e del suo modo di gestione del potere siano ingiuste da aver intentato una causa per diffamazione da 15 miliardi di dollari (13,8 miliardi di euro) contro il New York  e di quattro suoi giornalisti. Trump accusa il giornale di “diffondere contenuti falsi e diffamatori” su di lui, la sua famiglia e le sue aziende. 

Le cause legali rappresentano per Trump una tattica intimidatoria. Perciò gli organi di stampa non dovrebbero optare per accordi transattivi.

La protervia di Trump esplode ancor più impressionante nello scambio verbale con il giornalista australiano 


-Reporter: “Un presidente dovrebbe impegnarsi in un'attività imprenditoriale così attiva?


-Trump: Da dove vieni?


-Reporter: Dall'Australia.


Trump: Stai facendo un sacco di danni all'Australia in questo momento. Lo dirò al tuo leader. Stai zitto.


Qualcuno lo ha definito "debole e disgustoso", Un’etichetta che ben si adatta allo schema: la spacconeria di Trump maschera l'insicurezza, evitando il dibattito. In linea con la sua storia di attacchi alla stampa, che definisce  "nemica del popolo", liquidando questioni difficili come "fake news". Una retorica che mina la libertà di parola e le norme democratiche, mirando a controllare le narrazioni piuttosto che a confrontarsi con esse.


Questo comportamento non è solo scandaloso, è una mossa calcolata per erodere la fiducia in istituzioni come la stampa, quando chiedono conto ai leader del loro operato. Minacciando una nazione attraverso un singolo giornalista, Trump fa capire che nessuno, individuo o Paese, è al sicuro dalla sua ira qualora egli si senta sfidato. Questa non è forza, è fragilità mascherata da dominio.




Nei giorni scorsi La Procuratrice generale USA Pam Bondi, ha scritto su X: "C'è la libertà di parola ('free speech') e poi c'è il discorso d'odio ('hate speech'). Vi prenderemo sicuramente di mira, vi daremo la caccia, se state prendendo di mira qualcuno con discorsi d'odio."





Ribandendo, poi, riferendosi all’uccisione Charlie Kirk, l’attivista di destra alleato di Donald Trump e "star" del movimento Maga tra i giovani: «I discorsi di odio che oltrepassano il limite e diventano minaccia di violenza non sono protetti dal primo emendamento. È un reato. Per troppo tempo abbiamo visto la sinistra radicale normalizzare le minacce, incitare all'assassinio e incitare alla violenza politica. Quell'era è finita»

Kirk è stato raggiunto da un proiettile mentre parlava agli studenti del campo della Utah Valley University. 

Residente con la famiglia in Arizona, aveva 31 anni. Era una delle giovani figure di destra più influenti del Paese, stretto alleato del presidente Trump, tanto che alla cerimonia di insediamento del tycoon era tra gli ospiti d'onore. Ha pubblicamente promosso cause conservatrici sulla teoria critica della razza, promosso il negazionismo sul cambiamento climatico, diffuso disinformazione sul Covid. 

Considerava un “grande errore” il Civil Rights Act del 1964, la legge federale che ha aperto la strada alla fine della segregazione razziale negli Stati Uniti nei luoghi pubblici e di lavoro e garantito il diritto di esercitare il voto. Diceva  che “Martir Luther King era terribile. Non era una brava persona”. 

Tra le tante discutibili affermazioni di Kirk alcune hanno suscitato più clamore di altre . Eccone alcune:

-«L’aborto va vietato»

-«Michelle Obama, donna nera, ha un cervello più piccolo di una qualsiasi donna bianca»

-«Il prezzo che paghiamo per la libertà di possedere armi è che qualcuno talvolta sarà ucciso»

-«Un uomo che si identifica come trans sta indossando una maschera da donna esattamente come io potrei vestire una maschera da nero. E sta facendo qualcosa di malvagio, non importa che nella sua testa lui pensi di star facendo una cosa buona: anche i nazisti lo pensavano»

-«Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato»

—«Importare milioni di musulmani è un suicidio per la nostra civiltà. L’Europa deve fermarsi o morirà. L’islam non è compatibile con la civiltà occidentale»

-«Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di “Black Lives Matter” in pubblico»

-«Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione»


martedì 16 settembre 2025

NAZIONI UNITE: A GAZA È GENOCIDIO.

 



A #Gaza è in corso la distruzione sistematica di un popolo”, avverte Medici
Senza Frontiere

Mentre Navi Pillay, presidente della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, dichiara: “La guerra di Israele contro Gaza è un genocidio”.

Israele risponde accusando gli autori del rapporto di antisemitismo, ma il termine non ferisce chi lotta per diritti dei civili palestinesi. Non ha senso. 


“Gaza brucia”, è il lancio che parte da tutte le emittenti del mondo quando Israele da inizio all'invasione di terra della più grande città della Striscia. Li ci sono ancora circa 800.000 palestinesi. Israele ha dichiarato un'area di 40 km² nel sud di Gaza come "zona sicura", ma continua a bombardare indiscriminatamente e ovunque. Prevede che 1,5, forse 2 milioni di palestinesi saranno confinati in questo spazio, ma pare impossibile, poiché significherebbe stipare circa 70.000 persone in ogni chilometro quadrato, una densità invivibile. (Fonte: corrispondenti di Al Jazeera)


Mentre i carri armati avanzano e dal cielo piovono bombe, arriva la notizia di altri 60 morti e di 386 feriti ricoverati negli ospedali, solo nelle ultime 24 ore 


Ciò porta il bilancio delle vittime del genocidio israeliano a Gaza a 64.964 e dei feriti a 165.312. 


In queste ore, migliaia di famiglie fuggono sotto i bombardamenti, percorrendo lunghe distanze in auto, su carri trainati da animali e a piedi verso la Striscia di Gaza meridionale, in quello che potrebbe trasformarsi in un esodo mortale. 





Ma il massacro dei bambini e dei civili palestinesi comincia a pesare anche sulle coscienze dei soldati israeliani. Nel corso di un incontro alcuni partecipanti hanno lanciato e svuotato sul tavolo della Commissione sacchetti contenenti i farmaci che sono costretti ad assumere perché affetti da disturbo post-traumatico da stress.  (PTSD).





Non solo farmaci psichiatrici, ma anche antidolorifici, come il fentanil. Denunciano inoltre un alto numero di suicidi tra gli ex combattenti dell’ IDF (Forze di difesa israeliane). "Siamo malati di mente e i nostri amici si stanno suicidando”.

Secondo il quotidiano Haaretz, il numero dei soldati che soffrono di malattie psichiche si aggirerebbe tra i 17e i 20mila. 


Alcuni cecchini israeliani hanno ammesso pubblicamente di aver sparato intenzionalmente a un gran numero di bambini raccolti attorno ai centri per la distribuzione del cibo. 

Un tiratore della Brigata Nahal ha dichiarato: “Ogni giorno abbiamo la stessa missione: garantire gli aiuti umanitari nel nord della Striscia.” 

Le persone in cerca di aiuti e cibo cercano di avanzare per raggiungere posti tra le prime file, ma c'è un confine davanti a loro che non riescono a vedere.


 “Una linea che se attraversata ci impone di sparare, ” spiega Beni. “È come un gioco del gatto e del topo. Cercano di arrivare ogni volta da un percorso diverso, e io sono lì con il fucile da cecchino, e gli agenti mi urlano, ‘Abbattili, abbattili.’ Sparo 50–60 proiettili ogni giorno. Ho smesso di contare. Non ho idea di quanti ne ho uccisi, molti. Bambini.”

Questo s’intende per “difesa”? Difendersi sparando ai bambini affamati?