Beirut, 12 aprile 2026 — Mentre a Islamabad Stati Uniti e Iran cercano di salvare un cessate il fuoco fragile mediato dal Pakistan, il sud del Libano — oltre il fiume Litani — è finito sotto la più violenta ondata di attacchi israeliani degli ultimi mesi. In un solo giorno oltre 250 morti e più di mille feriti, con colpi che hanno centrato sia infrastrutture elettriche sia strutture sanitarie.
L’Autorità elettrica libanese ha confermato che il 19 marzo un attacco ha messo completamente fuori uso la principale sottostazione di Bint Jbeil, lasciando al buio la città e decine di paesi intorno. A inizio aprile e nelle ore più recenti sono stati presi di mira generatori e impianti a Jibchit, nel distretto di Nabatieh: incendi violenti, serbatoi di carburante esplosi, intere zone senza corrente. Non grandi centrali come nel 2006, ma strutture essenziali che in un Paese già in crisi significano ospedali senza luce e acqua potabile a rischio.
Israele sostiene di aver mirato solo a obiettivi militari di Hezbollah, ma le autorità libanesi parlano di attacchi sistematici su infrastrutture civili.
La comunità internazionale ha reagito con forza. Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha condannato “senza mezzi termini” i bombardamenti. L’Alto Commissario per i Diritti Umani Volker Türk ha definito la giornata “horrific”, con “una scala di morte e distruzione niente di meno che terribile”. La WHO ha avvertito che gli ospedali libanesi sono al collasso: reparti di emergenza sopraffatti, scorte di materiali di trauma in esaurimento entro pochi giorni. L’Unione Europea ha chiesto a Israele di fermare immediatamente gli attacchi e di estendere il cessate il fuoco anche al Libano per evitare un’escalation regionale.
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