martedì 7 aprile 2026

ISRAELE E USA COLPISCONO INFRASTRUTTURE IRANIANE: ESCALATION IN CORSO MENTRE SCADE L’ULTIMATUM DI TRUMP

 




Teheran, 7 aprile 2026 – La giornata di oggi ha segnato una nuova e concreta escalation nel conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti. Mentre si avvicinava la scadenza fissata dal presidente Donald Trump – le 20:00 di Washington, corrispondenti alle 3:30 di domani in Iran – gli attacchi sono scattati.

Tutto è iniziato nelle prime ore del mattino, quando l’esercito israeliano ha diffuso un avvertimento diretto alla popolazione iraniana e pubblicato in persiano sui suoi canali ufficiali: «Evitate treni e stazioni ferroviarie per tutta la giornata, la vostra vita è in pericolo». Il messaggio non lasciava dubbi su ciò che stava per accadere.

Nel corso della mattinata e del pomeriggio, l’aviazione israeliana ha condotto una vasta ondata di raid contro la rete ferroviaria e i ponti del Paese. 




Secondo quanto riferito dall’IDF, sono stati colpiti circa dieci segmenti di binari e ponti ferroviari in diverse zone: tra questi, un ponte sulla linea Yahya Abad vicino a Kashan (provincia di Isfahan), dove le autorità iraniane hanno confermato la morte di almeno due persone e il ferimento di altre tre; un ponte ferroviario tra Tabriz e Zanjan; tratti di binari a Karaj, alle porte di Teheran; e infrastrutture vicino a Qom e in altre aree del nord e del centro. 



Le macerie a Pardis, nord di Teheran: edifici sventrati, bandiera iraniana tra i detriti.


L’obiettivo dichiarato da Israele è stato chiaro: ostacolare il movimento di missili, lanciatori e attrezzature militari del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), che spesso utilizza proprio la rete ferroviaria per spostare i propri mezzi.

lmmediate le conseguenze sul trasporto civile : tutte le corse verso e da Mashhad, la seconda città del Paese, sono state sospese, e il traffico ferroviario nazionale ha subito forti interruzioni.

Mentre gli aerei israeliani operavano sul territorio iraniano, gli Stati Uniti hanno portato un colpo parallelo in un punto strategico: l’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano da cui transita circa il 90% delle esportazioni di greggio. Fonti americane, tra cui il vicepresidente JD Vance, hanno confermato che gli strike hanno riguardato esclusivamente obiettivi militari – oltre novanta siti secondo alcune indicazioni precedenti – lasciando intatti gli impianti civili di esportazione del petrolio. «Non è un cambiamento di strategia», ha sottolineato Vance, descrivendo l’operazione come limitata e mirata.

Queste azioni arrivano nel pieno della pressione esercitata dal presidente Trump. Da giorni il capo della Casa Bianca ha ripetuto che, senza un accordo che preveda la riapertura completa e incondizionata dello Stretto di Hormuz – via vitale per il 20% del petrolio e del gas mondiale – gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire duramente. Ieri e oggi Trump ha usato toni particolarmente duri: ha parlato di «Power Plant Day and Bridge Day», ha avvertito che «un’intera civiltà morirà stanotte» e ha detto di avere un piano per rendere inutilizzabili tutti i ponti e le centrali elettriche iraniane entro la mezzanotte di domani. Finora, almeno sulla carta, gli attacchi di oggi si sono concentrati su infrastrutture di trasporto e siti militari, ma il messaggio politico è chiaro: le minacce non non sono un bluff.

Da parte iraniana, si parla  di «crimini di guerra»; le autorità hanno invitato i giovani a formare catene umane per proteggere le centrali elettriche.




Il presidente Pezeshkian e i vertici dell’IRGC hanno ribadito la volontà di resistere, mentre continuano i lanci di missili iraniani verso Israele, alcuni dei quali hanno provocato danni anche oggi.

Sul fronte economico, i mercati hanno reagito con nervosismo: il prezzo del greggio ha registrato un nuovo balzo, superando i 116 dollari al barile. 




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