giovedì 9 aprile 2026

ISRAELE BOMBARDA IL LIBANO DOPO LA TREGUA USA-IRAN: 254 MORTI IN UN GIORNO. CONDANNE A NETANYAU

 




Era appena stato annunciato il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz. Donald Trump aveva addirittura minacciato che “una intera civiltà sarebbe morta” se Teheran non avesse accettato di riaprire il passaggio vitale per il petrolio. Poi il dietrofront, l’accordo, il sollievo internazionale.

Ma per il Libano non è cambiato nulla.

Poche ore dopo l’annuncio, Benjamin Netanyahu ha chiarito: “La tregua non include il Libano”. E l’esercito israeliano è passato ai fatti. In meno di dieci minuti cinquanta jet hanno sganciato circa 160 bombe su oltre cento obiettivi: Beirut centro, i sobborghi meridionali, Sidone, la valle della Bekaa, il sud del paese. È stato l’attacco coordinato più pesante dall’inizio della nuova fase di guerra il 2 marzo.




Il bilancio libanese parla di almeno 254 morti e 1.165 feriti in un solo giorno, il più sanguinoso dall’inizio delle ostilità recenti. Molti colpiti senza preavviso in zone densamente popolate, tra civili e infrastrutture civili. Il premier libanese Nawaf Salam ha parlato di “attacco a quartieri abitati e a civili inermi”, accusando Israele di ignorare ogni sforzo regionale e il diritto internazionale.




Il presidente del Parlamento Nabih Berri lo ha definito “un crimine di guerra vero e proprio”.

La comunità internazionale non è rimasta in silenzio. Il presidente francese Macron ha chiesto che il Libano sia incluso in qualunque tregua seria. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha detto che “il disprezzo di Netanyahu per la vita e per il diritto internazionale è intollerabile”, invocando la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele e la fine dell’impunità. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso solidarietà al presidente libanese per gli “attacchi ingiustificati e inaccettabili”. L’Onu, attraverso la sua coordinatrice per il Libano, ha avvertito che “nessuna delle due parti può vincere sparando” e ha invocato il rispetto della risoluzione 1701.





Nel frattempo Hezbollah ha risposto lanciando razzi verso il nord di Israele, e l’Iran ha minacciato di ritirarsi dall’accordo se gli attacchi su Beirut non si fermeranno. Lo Stretto di Hormuz, riaperto da poche ore, ha visto di nuovo rallentamenti.

Un giorno che doveva segnare una pausa nella guerra più ampia si è trasformato nell’ennesima escalation per il Libano. E mentre il mondo discute di accordi regionali, a Beirut e nel sud le sirene non smettono di suonare.

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