giovedì 9 aprile 2026

ISRAELE E LIBANO: DALLA TREGUA DI NOVEMBRE 2024 ALLA RIPRESA DELLE OSTILITÀ

 



Il 27 novembre 2024 entra in vigore il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, mediato da Stati Uniti e Francia. L’accordo prevede il ritiro delle truppe israeliane a sud del fiume Litani, il dispiegamento dell’esercito libanese al confine e lo smantellamento delle infrastrutture militari di Hezbollah nella zona di confine. Per alcune settimane la situazione regge, ma già nei primi giorni emergono le prime tensioni.

Da dicembre 2024 gli attacchi israeliani diventano frequenti. L’esercito colpisce veicoli, depositi di armi e presunti militanti di Hezbollah nei villaggi di confine come Khiam, Bint Jbeil, Yaroun e Tayr Harfa. Nel solo ultimo trimestre del 2025 il Libano registra oltre 2.000 violazioni del cessate il fuoco. L’Unifil, la missione Onu, arriva a contare più di 10.000 violazioni tra sorvoli e incursioni entro febbraio 2026.

Le vittime libanesi di questi attacchi superano le 400, tra cui almeno 127 civili, con oltre mille feriti. Israele dichiara di aver eliminato decine di militanti Hezbollah accusati di violare la tregua.





A Gaza la situazione non migliora. Le ostilità non si sono mai fermate del tutto. Il ministero della Salute palestinese denuncia 73.000 morti dal 7 ottobre 2023 fino all’inizio del 2026, con stime indipendenti che arrivano a superare le 75.000 morti violente. Le immagini satellitari mostrano che l’81% delle strutture nell’intera Striscia risulta danneggiato o distrutto. Gaza City ha l’83% degli edifici compromessi, interi quartieri ridotti in macerie. Le città più colpite — Gaza City, Khan Yunis, Rafah e Deir al-Balah — hanno perso ospedali, scuole, reti idriche ed elettriche.

Nel Libano meridionale i danni si concentrano sui villaggi di confine: decine di abitazioni demolite, ponti e strade impraticabili, interi agglomerati intorno a Naqoura e Aitaroun sventrati da raid e mezzi blindati. Anche Beirut Sud registra danni a palazzi residenziali.

Le reazioni internazionali si fanno sempre più dure. 





Già nel novembre 2024, la Corte penale internazionale emette un mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu per presunti crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza. Gli Stati Uniti reagiscono con sanzioni contro la Corte e i suoi giudici. L’Onu, Unione Europea, Francia, Brasile, Colombia e Sudafrica condannano le violazioni del cessate il fuoco in Libano e la portata della distruzione a Gaza, chiedendo indagini indipendenti. Amnesty International e Human Rights Watch denunciano bombardamenti su aree civili e il blocco del ritorno dei profughi libanesi.

La tregua, pensata per sessanta giorni e poi prorogata, collassa il 2 marzo 2026 quando Hezbollah risponde con lanci di razzi a un assassinio in Iran. Israele intensifica gli attacchi su Beirut e sulla Bekaa, segnando la fine di un equilibrio già fragile.

Il bilancio è pesante: migliaia di vite perse, intere comunità sfollate, paesaggi urbani trasformati in rovine. Un ciclo che ha visto ancora una volta la diplomazia cedere il passo alla forza.

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