mercoledì 21 gennaio 2026

IL DISCORSO DI TRUMP A DAVOS: UN PASTICCIO SCONCLUSIONATO E INCOERENTE

 




Per gli Stati Uniti la scelta è tra l'impeachment e la conseguente rimozione o l’incapacità, in base al 25emendamento.

Chiunque abbia ascoltato il discorso di Trump a Davos non può arrivare ad altre conclusioni.

L’argomentazione era un pasticcio sconclusionato e incoerente, pronunciato da un uomo il cui declino cognitivo è ormai impossibile da ignorare, anche per chi ha passato anni a fingere il contrario. È inadatto, pericolosamente inadatto, e gli Stati Uniti non possono permettersi di aspettare la prossima crisi che lui stesso scatenerà.


L'impeachment e la rimozione non sono solo opzioni, sono un imperativo costituzionale. Eppure, i codardi del suo partito sembrano intenzionati ad accompagnarlo fino all'orlo del baratro.


Nel discorso, della durata di 72 minuti, il Presidente degli Stati Uniti ha più volte confuso la Groenlandia con l’Islanda. E lo ha fatto mentre tentava di spiegare perché vuole impossessarsene.


Al contempo, ha minacciato un alleato della NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.

Ha definito la Groenlandia “un bel pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.

Ha sostenuto di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. In parole pazze: un sangue misto al 200%.


Non soddisfatto, ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Bella mossa, non fosse che gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese; durante la guerra, ottennero solo basi militari temporanee. Provarono a comprarla nel 1946, 

offrendo 100 milioni di dollari, ma la Danimarca disse “no”. Quindi, non v’è mai stata alcuna  “restituzione”. 


Ha detto che  la Cina, primo produttore mondiale di energia eolica, che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta, “non ha pale eoliche”.

Serafico, infilando una bugia dietro l’altra, 

 ha affermato: “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. 

Omettendo vergognosamente di ammettere che le azioni della  Exxon Mobil hanno aperto in calo le contrattazioni di lunedì dopo che lui stesso 

aveva espresso disappunto nei confronti  dell’amministratore delegato della società. Colpevole, il menager, di aver definito il Venezuela  “non investibile”. 


Ignorando che l’inflazione americana è al 2,7%, (dato superiore all’obiettivo della Fed e in aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi), ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. 


Ha tirato bordate dure anche al presidente della Federal Reserve appellandolo come  “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. Così, sfrontatamente, irrispettosamente, in diretta mondiale e davanti ai più autorevoli leader economici .


Si è vantato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.

Delirio puro che prosegue 

così: “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. Intendendo che un Paese con 380.000 abitanti avrebbe fatto crollare Wall Street.

Assurdo, così come la sfrontata bugia secondo la quale gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”, quando realtà la quota americana del budget NATO è circa il 16%. 

Ha poi trasformato  l’Azerbaigian in “Aber-bajian”, proseguendo con bugie facilmente smascherabili, numeri inventati, minacce agli alleati, insulti a funzionari, gaffe geografiche.

I presenti, sbalorditi e sconcertati, ma nessuno ha avuto il coraggio di alzarsi ed andarsene. 

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