sabato 24 gennaio 2026

IL MINNESOTA CONTRO LA MILIZIA DI TRUMP: “ICE OUT”.

 



Dopo settimane di occupazione, il popolo del Minnesota ha detto NO alle violenze
  dell’ ICE, (Immigration and Customs Enforcement) l'agenzia federale Usa che individua, arresta ed espelle gli immigrati clandestini. 

Creata dopo l’11 settembre, 

da agenzia defilata, quasi invisibile, l’ ICE si è trasformata in una milizia paramilitare del presidente Trump per ristabilire legge e ordine nelle città governate dai suoi avversari politici.

Irrompere, intimidire, arrestare, picchiare i civili: su tutta Minneapolis si è abbattuta una campagna di paura volta a reprimere proteste e dissenso.

Ieri, il popolo ha dimostrato che non si arrenderà.













Immagini eccezionali, emozionanti arrivano da Minneapolis. Nonostante la minaccia di nuovi raid repressivi, il freddo polare, che con il vento ha toccato i meno trenta gradi, la gente si è presentata in massa per dire: “Non ci lasceremo intimidire.” 

In migliaia hanno marciato urlando:  “ICE OUT”. Hanno chiesto che l’agenzia lasci lo Stato e giustizia per Renee Good, la donna 37enne uccisa da un agente con tre colpi di pistola alla testa. In segno di solidarietà e adesione, mentre all’aeroporto un centinaio di leader religiosi venuvano arrestati e poi rilasciati,  i negozi sono rimasti chiusi. 

I sospetti  che possa trattarsi di agitatori pagati, vengono fugati dall'enorme numero dei partecipanti. La costante, massiccia presenza di persone per diversi giorni fa pensare che si tratti piuttosto di una protesta civile spontanea.





Trump è ossessionato dalle "dimensioni della folla" perché sa, in fondo, di essere fortemente impopolare. E questa è una folla di cui non potrà vantarsi. È solo l'inizio della fine? Vedremo. Ma la fragilità e il timore, dopo la ridicola performance a Davos, forse stanno avendo il sopravvento. I veri leader collaborano, si uniscono nella realizzazione di scopi comuni, adeguati e giusti. I narcisisti come Trump governano con la violenza perché non possono guadagnarsi il rispetto in nessun altro modo.

Un governo che teme i propri cittadini non risponde alle domande: invade le strade di uomini in tenuta militare, ricorre alla repressione con misure poliziesche estreme, che violano lo Stato di Diritto. 

Con l’intervento violento dell’ICE, Minneapolis non viene "messa in sicurezza", viene dominata, avvilita per insegnare a tutti cosa succede quando il potere non riesce sopprimere o limitare le voci contrarie.

Volevano stancare, spaventare, isolare. 

Invece, si ritrovano a fare i conti con una città che rifiuta di scomparire sotto l’oppressione. 

Il messaggio è chiaro: intimidazioni e incursioni non spezzeranno una comunità determinata a resistere alla ferocia.

Il lavaggio del cervello non è uno scherzo. L’avvento di  Trump in politica, più di 10 anni fa, ha lanciato sui social una propaganda molto estesa;  il pubblico è stato costantemente pervaso da immagini di un  Trump muscoloso, giovane e attraente. E gli stupidi sono facili da plagiare. 

mercoledì 21 gennaio 2026

IL DISCORSO DI TRUMP A DAVOS: UN PASTICCIO SCONCLUSIONATO E INCOERENTE

 




Per gli Stati Uniti la scelta è tra l'impeachment e la conseguente rimozione o l’incapacità, in base al 25emendamento.

Chiunque abbia ascoltato il discorso di Trump a Davos non può arrivare ad altre conclusioni.

L’argomentazione era un pasticcio sconclusionato e incoerente, pronunciato da un uomo il cui declino cognitivo è ormai impossibile da ignorare, anche per chi ha passato anni a fingere il contrario. È inadatto, pericolosamente inadatto, e gli Stati Uniti non possono permettersi di aspettare la prossima crisi che lui stesso scatenerà.


L'impeachment e la rimozione non sono solo opzioni, sono un imperativo costituzionale. Eppure, i codardi del suo partito sembrano intenzionati ad accompagnarlo fino all'orlo del baratro.


Nel discorso, della durata di 72 minuti, il Presidente degli Stati Uniti ha più volte confuso la Groenlandia con l’Islanda. E lo ha fatto mentre tentava di spiegare perché vuole impossessarsene.


Al contempo, ha minacciato un alleato della NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.

Ha definito la Groenlandia “un bel pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.

Ha sostenuto di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. In parole pazze: un sangue misto al 200%.


Non soddisfatto, ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Bella mossa, non fosse che gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese; durante la guerra, ottennero solo basi militari temporanee. Provarono a comprarla nel 1946, 

offrendo 100 milioni di dollari, ma la Danimarca disse “no”. Quindi, non v’è mai stata alcuna  “restituzione”. 


Ha detto che  la Cina, primo produttore mondiale di energia eolica, che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta, “non ha pale eoliche”.

Serafico, infilando una bugia dietro l’altra, 

 ha affermato: “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. 

Omettendo vergognosamente di ammettere che le azioni della  Exxon Mobil hanno aperto in calo le contrattazioni di lunedì dopo che lui stesso 

aveva espresso disappunto nei confronti  dell’amministratore delegato della società. Colpevole, il menager, di aver definito il Venezuela  “non investibile”. 


Ignorando che l’inflazione americana è al 2,7%, (dato superiore all’obiettivo della Fed e in aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi), ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. 


Ha tirato bordate dure anche al presidente della Federal Reserve appellandolo come  “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. Così, sfrontatamente, irrispettosamente, in diretta mondiale e davanti ai più autorevoli leader economici .


Si è vantato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.

Delirio puro che prosegue 

così: “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. Intendendo che un Paese con 380.000 abitanti avrebbe fatto crollare Wall Street.

Assurdo, così come la sfrontata bugia secondo la quale gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”, quando realtà la quota americana del budget NATO è circa il 16%. 

Ha poi trasformato  l’Azerbaigian in “Aber-bajian”, proseguendo con bugie facilmente smascherabili, numeri inventati, minacce agli alleati, insulti a funzionari, gaffe geografiche.

I presenti, sbalorditi e sconcertati, ma nessuno ha avuto il coraggio di alzarsi ed andarsene. 

“CARA EUROPA, NON CEDERE AL BULLO”. L’AMERICA ANTI TRUMP DIFENDE I DIRITTI DELLA GROENLANDIA.

 



“Vendere petrolio rubato e depositare miliardi di dollari in una banca in Qatar per spenderli senza l'approvazione del Congresso non è costituzionale.

Solo il Congresso può stanziare fondi.

Il Presidente non può legalmente creare un secondo Tesoro all'estero per il suo salvadanaio.


Che il Congresso si svegli!”


Con questa esortazione, il repubblicano Thomas Massie, deputato del quarto distretto del Kentucky, già promotore del voto sulla pubblicazione dei  fascicoli di Epstein, lancia a Trump una nuova sfida che, insieme ai sussulti per la questione Groenlandia, spacca il partito conservatore. 


L’America anti-Trump, sempre più numerosa, esulta e rincara. 

E accusa il Presidente di non preoccuparsi minimamente del popolo americano. “Ha arricchito se stesso, la sua cerchia ristretta e i suoi interessi stranieri, mentre noi americani paghiamo il conto e soffriamo. 

Siamo grati a chi denuncia queste assurdità.”



Dall’Europa, sempre in riferimento alle pretese di acquisizione o controllo della Groenlandia, ecco le parole forti e incisive del primo ministro polacco, Donald Tusk:

“La pacificazione è sempre un segno di debolezza. L’Europa non può permettersi di essere debole, né contro i suoi nemici, né contro i suoi alleati. La pacificazione non significa risultati, solo umiliazione. La risolutezza e la fiducia in se stessi, per gli europei, sono diventate la necessità del momento.”

Tusk ha ragione, il fragile ego di Trump prospera con l’accondiscendenza, 

costringe gli alleati alla sottomissione. La risolutezza  dell'Europa è l'unico antidoto alla sua spavalderia narcisistica.



Partecipando al World Economic Forum, anche 

il primo ministro canadese, Mark Carney, ha appena rilasciato una dichiarazione contro l'imperialismo di Donald Trump:

“Per quanto riguarda la sovranità artica, siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto a determinare il proprio futuro. Il nostro impegno nei confronti dell'articolo 5 della NATO è incrollabile, quindi stiamo lavorando con i nostri alleati per proteggere ulteriormente i fianchi settentrionali e occidentali delle alleanze, anche attraverso gli investimenti senza precedenti del Canada negli over-the-horizon radar, nei sottomarini, negli aerei e nelle truppe di terra. Il Canada si oppone fermamente ai dazi sulla Groenlandia”.



Dagli Stati Uniti, fanno eco a 

Carney alcune esortazioni anti Maga affidate ai social:


“Caro Primo Ministro, sono un cittadino statunitense da oltre 60 anni. Applaudo la sua posizione contro il nostro sciocco presidente! È un nemico della libertà, della democrazia e dello stato di diritto. La prego di resistere e di non compiacerlo!”


“CARA EUROPA, NON CEDERE AL BULLO”.

SE RESTI FORTE E GLI DAI UN BEL COLPO LUI CEDERÀ. 

PENSA DI ESSERE UN DURO, MA IN REALTÀ È SOLO INSICURO.”


“Vi prego, continuate a essere un'Europa forte e unita. Trump risponde solo alla forza e, da orgoglioso americano, mi vergogno profondamente di ciò che sta facendo ai nostri alleati. Questo è il momento per un'Europa decisa e unita. L'America deve rendersi conto che non ha tutte le carte in regola.”


“EUROPA: siate forti. 

- smettetela di avere paura di Putin

- smettetela di tollerare l'atteggiamento aggressivo di Trump.”


“Scendere a compromessi con un predatore non ne placa l'appetito, gli insegna solo che la preda è gustosa e facile da divorare”.


“Gli americani devono iniziare a mettere in discussione le intenzioni di Trump. Potrebbe schierarsi con la NATO e dire a Putin di tornare in Russia, ma è sempre stato allineato con Putin e questo rappresenta una minaccia per tutti. Gli americani sostengono l'Ucraina e la democrazia. La Russia non ha bisogno di "accordi" o concessioni, deve solo uscire dall'Ucraina. Invece vediamo Trump schierarsi più apertamente con Putin, anche in questa guerra. La retorica di Trump/Vance e soci sembra pronta a tagliare i ponti con la NATO e la UE. L'alleanza di Trump con Putin è un male per tutti.”

martedì 20 gennaio 2026

DANIMARCA: TRUPPE CONTRO LA MINACCIA ALLA SICUREZZA

 



L'alleanza è stata costruita sull'Articolo 5 del Patto Atlantico (NATO) : un attacco a uno è un attacco a tutti. Ma l'Articolo 5 è stato concepito per i carri armati sovietici provenienti da Est, non per un miliardario folle che fa i capricci perché non gli hanno dato il Nobel per la pace. La Danimarca non si limita a inviare truppe; sta segnalando che la "garanzia di sicurezza" degli Stati Uniti è ora la "minaccia alla sicurezza".


L’America sana non sta con il suo attuale Presidente. Nelle strade degli Stati Uniti si svolgono manifestazioni ogni giorno. Sia per il comportamento violento degli uomini dell’ICE, sia per le continue oscillazioni umorali di un uomo prepotente e insaziabile. 


La Dottrina Monroe, enunciata nel 1823 dal presidente James Monroe, proclamava l'America Latina come sfera d'influenza esclusiva degli Stati Uniti, avvisava le potenze europee di non colonizzare né interferire negli affari del continente, con il motto "L'America agli Americani". 

In un’accezione recente, la Monroe viene ironicamente chiamata “Dottrina Donroe,”per indicarne un’applicazione aggressiva o neo-imperialista, come nel caso del Venezuela. 

Così, sul web, molti cittadini americani stigmatizzano il comportamento di Trump anche nei confronti della Groenlandia. 


Da @xray_media: 

“Alleati che si difendono DA NOI? La Danimarca, che ha subito le perdite pro capite più elevate in Afghanistan insieme a noi, schiera truppe contro le minacce di Trump in Groenlandia. La fiducia è crollata del 20%.

La sua "Dottrina Donroe" sacrifica le alleanze in nome del petrolio, rendendo l'America il bullo globale.”


CryptoWirr10r:

“Come vogliono essere ricordati i cittadini statunitensi tra 70 anni? Vogliono essere ricordati come coloro che hanno sostenuto un Presidente che è andato in guerra con l'Europa, con milioni di morti da entrambe le parti perché hanno scelto di invadere un altro Paese?

Oppure vogliono essere ricordati per aver rimosso un presidente che aveva ambizioni fasciste?

Il modo in cui sarai ricordato è nelle tue mani.”


“Trump vuole la Groenlandia per il suo valore strategico, ma rifiuta le politiche sociali che rendono la Danimarca una delle nazioni più felici del mondo. Perché i miliardari non hanno bisogno dell'assistenza sanitaria.”


A proposito di assistenza e salute, consideriamo un capitolo importante che riguarda rifornimenti e importazioni:

-Il 74% di tutta l'insulina utilizzata in America proviene dalla Danimarca. 

-Il 100% di tutto l'Ozempic utilizzato in America proviene dalla Danimarca. 

-Il 15% di tutti i container che arrivano in America provengono da una società danese. 

8,4 milioni di americani hanno bisogno dell'insulina per sopravvivere, e la Danimarca sta riflettendo sulla possibilità di una sospensione come ragionevole risposta alle minacce statunitensi.

I prodotti farmaceutici e le spedizioni danesi sono troppo importanti per gli Stati Uniti, fermare le esportazioni sarebbe un colpo durissimo 

I fornitori di insulina dipendono da 3-4 fonti di materie prime, principalmente Cina e India. La perdita dell'accesso alla Danimarca costringerebbe a un reshoring che richiederebbe almeno 18 mesi e il rischio di carenza è  alto e tangibile. 




Anche le istituzioni entrano in causa. Il senatore del Vermont, Bernie Sanders, che guida la rinascita della sinistra progressista come forza di opposizione patriottica, rimarca la sua politica antitrampista. Dopo la critica al sostegno militare ad Israele, agli shock economici e diplomatici, il vecchio leone democratico passa all’attacco anche sulla Groenlandia:

 “Se Trump sottraesse la Groenlandia alla Danimarca, significherebbe che tutti gli americani avrebbero diritto a:

-Assistenza sanitaria gratuita senza franchigie?


-Istruzione universitaria gratuita?


-52 settimane di congedo parentale retribuito?


-5 settimane di ferie retribuite?


-Perché questo è ciò che hanno tutti in Danimarca e in Groenlandia.”



Tatticamente, interviene sulla Groenlandia anche il Ministro degli Esteri cinese:

“Esortiamo gli Stati Uniti a smettere di usare la cosiddetta ‘minaccia cinese’ come pretesto per perseguire interessi egoistici.”

sabato 17 gennaio 2026

MAKE AMERICA GO AWAY



In Groenlandia la gente ha cominciato ad indossare questi cappelli, e ora, MAGA, è ufficialmente l'acronimo di Make America Go Away


Perché Trump lo ha detto chiaro: dal 1° febbraio,

imporrà una tariffa del 10% sulle merci spedite negli Stati Uniti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Tributo che salirà al 25% il 1° giugno, "finché non verrà raggiunto un accordo per l'acquisto completo e totale della Groenlandia".


Trump non negozia, detta legge. Dazi, minacce, ultimatum: questa non è  diplomazia, è un capriccio, nonostante la responsabilità e il peso della presidenza gravino sulle sue spalle. Non ci sono freni per Trump: il Congresso sussulta, i tribunali vengono ignorati, gli alleati intimiditi. Sta usando il commercio come arma per perseguire un'ossessione personale sulla Groenlandia, mettendo a repentaglio la coesione della NATO, la fiducia internazionale e la stabilità globale. Questo è potere puro e incontrollato. Il mondo, attonito,  sta guardando un vecchio, spregiudicato miliardario governare l’America in modo folle.


Dopo l'11 settembre, l'articolo 5 della NATO è stato invocato dagli Stati Uniti per la prima e unica volta. 

Truppe provenienti da Danimarca, Regno Unito, Canada, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Australia, Spagna, Polonia, Norvegia, Romania, Turchia, Nuova Zelanda, Estonia, Lituania, Lettonia, Ucraina, Finlandia e altri si sono uniti nella lotta contro l’ Afghanistan.

Più di mille soldati sono morti. 

E come pensano di evitare  gli Stati Uniti che tutto si ripeta? Minacciando di conquistare la Groenlandia! Solo uno come Trump poteva arrivare a



Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha messo così in guardia: "La nostra piena collaborazione e i nostri obblighi nei confronti dell'articolo 5 restano invariati. Li SOSTIENIAMO COMPLETAMENTE". Il Canada sosterrà la Danimarca nella difesa della Groenlandia. È questa la  risposta ai piani degli Stati Uniti. 



Roberta Metsola, presidente dell’Unione europea:

“L'Unione europea sostiene la Danimarca e il suo popolo. Lo facciamo uniti nella determinazione.

Le misure contro gli alleati della NATO annunciate oggi non contribuiranno a garantire la sicurezza nell’Artico. Rischiano il contrario, incoraggiando i nostri nemici comuni e coloro che desiderano distruggere i nostri valori comuni e il nostro stile di vita.”


Sia la Groenlandia che la Danimarca hanno chiarito: la Groenlandia non è in vendita e la sua sovranità e integrità territoriale devono essere rispettate. Nessuna minaccia di tariffe può o cambierà la situazione.