
No, non è la Costituzione ad uscire vincitrice da questo referendum. Né la democrazia, che si concretizza nel miscuglio di un calderone dove si girano, rigirano e crogiolano elettori in buona o cattiva fede, costituzionalisti incazzati per non aver potuto partecipare alla stesura della Riforma, giornalisti reazionari e stronzi-dentro, politici trombati o di parte.
Non ha vinto la Costituzione, ha vinto l'odio contro un uomo.
Un uomo arrogante, bugiardello, antipatico a tanti, ma che nella sua sfrontatezza ha cercato di sollevare questo Paese dall'immobilismo.
Quante volte in questi ultimi 30anni si è invocata - da destra a sinistra, passando per il centro- una profonda riforma della nostra Carta ormai in vigore dal 1° gennaio 1948?
E' da allora che ci portiamo avanti il sistema del bicameralismo perfetto. Ovvero una deliziosa, giocosa "navetta parlamentare" per cui una legge, per poter essere approvata, deve essere votata - nello stesso testo- sia alla Camera che al Senato. Se una della due aule propone modifiche scattano i noti, lunghissimi procedimenti dal momento che ciascuna camera può modificare per un illimitato numero di volte la proposta di legge. Un bel sistema, davvero. Sul fatto che le regole dovessero essere cambiate tutti erano d'accordo. Ci si è provato con ben tre bicamerali.
-Prima Bicamerale, Commissione Bozzi 1983-1985.
La riforma di Berlusconi del 2006, approvata a maggioranza assoluta dal parlamento, fu respinta dai cittadini con oltre il 61% di voti contrari. Oggi tutti i berlusconiani che in massa hanno optato per un secco NO sostengono che fosse una proposta migliore di quella appena sconfitta.

Di fatto entrambe vogliono porre fine al bicameralismo paritario e trasformare il Senato in camera di rappresentanza degli enti locali. Nella riforma Berlusconi, però, tale camera avrebbe dovuto anche legiferare su temi in cui le regioni hanno competenze in concorrenza con lo Stato.
E' questa la differenza rispetto alla riforma Boschi. Che accanto alla sia pur severa, drastica riduzione dei poteri del Senato, introduce finalmente il PROCEDIMENTO IN TEMPI CERTI, regolando i tempi a disposizione delle aule.
Politicizzando la riforma avete finito per penalizzarne il contenuto. Peccato.
D.BART
