La sequenza ha qualcosa di gelido nella sua linearità. Musk perde la pazienza davanti al rifiuto ucraino di arrendersi alle condizioni americane. Propone a Trump di intervenire sul sistema satellitare che tiene in piedi gran parte della difesa aerea e delle operazioni con droni di Kiev. Trump, secondo quattro fonti citate dal Telegraph, acconsente. Il Pentagono applica il limite di velocità su Starshield. Quella notte Kyiv viene colpita duramente. Un numero crescente, ancora imprecisato, di morti e feriti in poche ore. Se non fosse stato per quella decisione – se i terminali avessero continuato a funzionare a piena velocità – quelle vittime sarebbero ancora vive.
Il giorno dopo Musk corre ai ripari. Su X afferma che Starshield è di proprietà e controllo del governo americano, che i limiti li decide il Pentagono e, in ultima istanza, il presidente. Lui, non c’entra. Solo che le fonti del Telegraph raccontano un’altra storia: è stato lui a suggerire il rallentamento. Trump ha detto di sì. E solo dopo la “notte di strage” Musk si è allarmato per le possibili conseguenze commerciali in Europa.
Nel racconto che emerge dalle fonti, Trump e il suo cerchio più stretto (incluso, secondo alcune letture, il segretario alla Difesa Hegseth) avrebbero condiviso l’impostazione. E sullo sfondo c’è sempre Putin, che di certo non si è lamentato di vedere le difese aeree ucraine improvvisamente impotenti. Il risultato è uno solo: ucraini innocenti morti mentre Washington e un imprenditore americano si scambiano responsabilità e negano. Gli Stati Uniti, in questo racconto, appaiono come un paese disposto a indebolire deliberatamente un alleato sul campo di battaglia per “insegnargli una lezione”. Un tradimento difficile da digerire, perché non arriva da un nemico dichiarato, ma da chi dovrebbe stare dalla stessa parte.
Il punto rimane sospeso tra versioni ufficiali e fonti anonime. Trump ha negato di aver ordinato qualsiasi cosa. Musk continua a scaricare sul governo. Il Pentagono non spiega. Eppure la coincidenza temporale – il rallentamento, l’attacco, i morti, il dietrofront mediatico di Musk – è troppo stretta per essere liquidata come semplice incidente tecnico. Resta la sensazione amara di un messaggio inviato a Zelenskyy con il sangue di civili come mezzo di comunicazione.


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