Bampur. Il 15 luglio 2026 forze statunitensi hanno lanciato almeno 13 missili contro la caserma della 388ª Brigata d’Assalto Meccanizzata dell’esercito regolare iraniano (Artesh) a Bampur, vicino a Iranshahr nel sud-est del Paese (provincia di Sistan e Baluchistan). L’attacco ha colpito alloggiamenti e posti di guardia, uccidendo sette militari (tra cui giovani reclute) e ferendone diversi altri.
L’esercito iraniano ha definito l’azione “codarda” e ha promesso una “risposta decisiva”. Sui social e nei media di stato l’episodio è diventato simbolo di martirio e resistenza.
Le minacce di Trump.
Pochi giorni fa, in un’intervista a Fox News, il presidente Donald Trump ha usato parole forti con le solite minacce:
«La prossima settimana si mette molto male per loro… arrivano le centrali elettriche. Arrivano i ponti. Abbatteremo tutte le loro centrali elettriche. Abbatteremo tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo e negozino.»
Dichiarazioni che hanno amplificato la tensione, riprese ovunque sui social iraniani come prova di intenzioni aggressive contro infrastrutture civili.
Le voci dei cittadini iraniani, gli appelli all’unità nazionale:
«Il sangue dei martiri di Bampur è ciò che lega i nostri cuori… la vendetta è certa.»
«L’unità nazionale nostra è una freccia nell’occhio del nemico. Sappiate che oggi la richiesta di vendetta non è solo la parola di una persona ma è il grido di una nazione”.
Accuse pesanti vengono riservate a Pete Hegseth (Segretario alla Difesa USA) e agli Stati Uniti per presunti crimini di guerra contro infrastrutture civili.
Queste reazioni mescolano dolore genuino per i soldati caduti (soprattutto giovani di leva) con la retorica ufficiale dell’IRGC e del regime, che spinge forte sul tema dell’unità contro “l’imperialismo arrogante”.
Molti post mostrano lutto, foto dei martiri e donazioni di sangue organizzate a Iranshahr e Zahedan.
Gli attacchi USA.
Si concentrano principalmente su obiettivi militari -radar costieri, missili, droni, piccole imbarcazioni-legati alle attività iraniane nello Stretto di Hormuz. L’attacco a Bampur è uno dei più simbolici perché ha colpito l’esercito regolare. Episodi che rafforzano il consenso interno mentre voci critiche (come quella di Reza Pahlavi dall’esilio) accusano il governo di usare i coscritti come scudi umani.
La rabbia sui social iraniani è reale e comprensibile: quando cadono connazionali sotto bombe straniere, il dolore non ha bandiere. Così le emozioni rafforzano il regime che si presenta come difensore unico e unito della nazione. La tensione sale e le minacce di Trump su infrastrutture civili rischiano di alzare ulteriormente il livello dello scontro. Il presidente americano minaccia la «distruzione completa» dell’Iran in caso di tentato assassinio nei suoi confronti.
CONCLUSIONI.
Gli Stati Uniti hanno colpito l’Iran per la sesta notte consecutiva, mentre infrastrutture vitali nelle province meridionali del Paese sono state raggiunte. L’Iran ha risposto lanciando missili su asset militati statunitensi nella regione: Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman, Giordania e Siria.
L’Iran ha inoltre chiesto agli Houthi dello Yemen di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb se gli USA continuassero a colpire le infrastrutture elettriche.
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