sabato 16 maggio 2026

TRUMP A SANGER: “SEI UN TRADITORE”. IL PRESIDENTE USA ATTACCA LA STAMPA MENTRE S’INCHINA AI DITTATORI.

 



David Sanger, corrispondente capo per la Casa Bianca e la sicurezza nazionale del New York Times, lavora al giornale da oltre quarant’anni ed è uno dei giornalisti americani più autorevoli su politica estera, proliferazione nucleare e cyber-warfare.

Mentre Donald Trump rientrava dalla Cina a bordo dell’Air Force One il 15 maggio 2026, Sanger gli ha posto una domanda precisa:

«A che servirebbe ripetere i bombardamenti? Li hai fatti per 38 giorni e non hai ottenuto i cambiamenti politici in Iran».

La risposta del presidente è stata durissima:

«Abbiamo ottenuto una vittoria militare totale. Ma i fake news, tipi come te, scrivono in modo scorretto. Sei un tipo fasullo. Penso davvero che sia una sorta di tradimento quello che scrivi. Dovresti vergognarti di te stesso.»


IL CONTESTO 


Il punto dolente per Trump è un’analisi di Sanger pubblicata sul New York Times il 5 maggio 2026, intitolata “White House Insists Iran War Is Over, Even While Missiles Fly”. Sanger riconosce i successi tattici (soprattutto la distruzione della marina iraniana), ma evidenzia chiaramente che molti obiettivi annunciati dall’amministrazione a fine febbraio non sono stati raggiunti:

-Lo stockpile nucleare iraniano è rimasto intatto e non esiste alcun accordo per rimuoverlo o neutralizzarlo.

-Più della metà dei missili balistici e dei lanciatori è sopravvissuta.

-È ancora prematuro valutare l’effettivo indebolimento dei gruppi proxy di Teheran.


Trump considera qualsiasi richiamo a questi fatti come un tentativo di sminuire la sua “total victory”.



LE CRITICHE ALLA POSIZIONE DI TRUMP


Quando un presidente risponde a una domanda di fact-checking definendo il giornalista «falso» e il suo lavoro «una sorta di tradimento», non sta mostrando forza. Sta mostrando insicurezza profonda.

I veri leader spiegano le proprie scelte al popolo che paga il prezzo in vite e in denaro. 

Attaccare chi pone domande scomode è il classico comportamento di chi non ha una strategia coerente da difendere.

Le vere vittorie non hanno bisogno di essere ripetute ossessivamente né di attacchi personali contro chi le mette in discussione. Questo non è proteggere l’America: è indebolire la stampa libera.

Trump aveva promesso che avrebbe annientato il programma nucleare iraniano con l’operazione “Midnight Hammer” nel giugno 2025. Pochi mesi dopo è servita una nuova campagna militare. Nel frattempo l’Iran ha dimostrato di possedere un’arma molto più efficace: il controllo dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale. Grazie a droni e missili low-cost ha fatto schizzare i prezzi energetici globali.

E mentre Trump si pavoneggia vantando una “vittoria totale”, l’Iran  conta le sue carte. 

Il mondo assiste al tragicomico spettacolo di un presidente americano che definisce traditore un ottimo e obbiettivo giornalista mentre lui appare sempre più succube di Vladimir Putin, sostiene leader autoritari come Orbán e Bolsonaro, mina dall’interno proprio quel sistema democratico che dice di voler difendere.

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